Prosegue il giro dell'Italia del formaggio dell'Onaf. La delegazione di Bergamo organizza per mercoledì 25 marzo, alle ore 20,30, al ristorante Al Rustico Villa Patrizia di Petosino (Bg) una serata dedicata ai formaggi della Valle del Bitto, in Valtellina. In abbinamento vini rossi valtellinesi

Prosegue il giro dell'Italia del formaggio dell'Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori di formaggi). La delegazione di Bergamo organizza per mercoledì 25 marzo, alle ore 20,30, al ristorante Al Rustico Villa Patrizia di Petosino (Bg) una serata di degustazione dei formaggi valtellinesi. Saranno degustati in verticale i seguenti formaggi: Alpeggio 2007 - 2006 -2006 - 2000. Il relatore è Paolo Ciapparelli, presidente e fondatore dell'Associazione produttori Valli del Bitto.La quota di partecipazione è di 30 euro. La serata è limitata a un massimo di 50 partecipanti ed è d'obbligo la prenotazione entro il 20 marzo.

 Sarà proposto in abbinamento una selezione di vini rossi della Valtellina. Dopo la degustazione sarà servito un piatto tipico della Valtellina: il violino di capra della Valchiavenna, prodotto tipico per eccellenza, che deve il suo nome alla forma simile a quella di uno stradivari. Si tratta infatti di un salume artigianale ricavato dalla spalla (spalata) e dalla coscia della capra con la zampa che funge da manico e la massa muscolare da cassa.
E per finire un goloso dessert che lo chef del ristorante presenterà solo al momento del servizio.

I Formaggi delle Valli del Bitto
I formaggi delle Valli del Bitto sono formaggi che possono variare secondo mutazioni naturali e proprio per questo unici. I "casari" delle Valli del Bitto lo sanno e possono quindi pilotare l'invecchiamento delle forme più adatte che impongono un disciplinare ligio alla tradizione secolare che ha fatto la storia del Bitto: vi è in particolare l'obbligo assoluto di sola alimentazione spontanea d'alpeggio
Il latte di vacca appena munto aggiunto a quello caprino (10-20%), ottenuto dalla razza orobica (razza autoctona a rischio di estinzione), è immerso nelle tradizionali caldaie in rame a forma di campana rovesciata, ove è riscaldato mediante fuoco a legna e portato a una temperatura di 35-37° C. Si aggiunge in seguito il caglio di vitello; la cagliata viene poi rotta molto finemente e, nel giro di 2 ore, viene portata alla temperatura finale di 50-52°C. Una volta estratta, la pasta viene posta in fascere in legno che conferiscono il caratteristico scalzo concavo. In legno perché i produttori delle Valli del Bitto lo ritengono indispensabile per la sua caratteristica insostituibile.


Informazioni e prenotazioni
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