Umanesimo e rinascimento a Urbino per promuovere la Strada del tartufo
A Urbino, la Strada del tartufo d’Italia e d’Europa, nell’ambito dell’iniziativa “Umanesimo e Rinascimento nell’Appennino centrale – Federico da Montefeltro”, ha organizzato un convivio rinascimentale: un progetto per valorizzare i territori, i personaggi, il tartufo e i prodotti tipici
URBINO - Nella suggestiva città di Urbino, la Strada del tartufo d'Italia e d'Europa, nell'ambito dell'iniziativa 'Umanesimo e Rinascimento nell'Appennino centrale – Federico da Montefeltro”, ha organizzato un convivio rinascimentale a cura della studiosa Alessia Uccellini (nella foto), elaborato dai discepoli di Escoffier della delegazione di Arezzo.Una nuova idea di sviluppo di un progetto finalizzato a focalizzare l'obiettivo di vivere e approfondire i territori del Patto dell'Appennino centrale in un'ottica di sistema di eccellenze, ovvero uno dei suoi maggiori illustri personaggi, Federico da Montefeltro, il tartufo, i prodotti tipici del comprensorio, la natura tranquilla e suggestiva, le città e i borghi con i loro tesori nascosti, l'artigianato di qualità, le tradizioni e il folklore. Sansepolcro, Gubbio, Città di Castello, Bagno di Romagna, Sarsina, Urbino, Sant'Angelo in Vado, sono alcuni dei suggestivi centri dove insiste la prima Strada del tartufo d'Italia e d'Europa. Luoghi magici circondati da una natura sublime, che graffia la fantasia del viaggiatore nella maestosità delle foreste che cingono celebri fiumi cantati da sommi poeti, sparsi tra valli e pendii, ville gentilizie, oratori, cappelle, agglomerati urbani e castelli, che invitano a vivere per il breve momento di una visita, i ritmi e i costumi di epoche passate.
Sensazioni di un viaggio a ritroso nel tempo percorribile grazie a questa Strada, disegnata dal Patto territoriale dell'Appennino centrale, un'associazione a cavallo di quattro regioni: Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria, undici Comunità montane dell'Appennino centrale di quattro province, Forlì Cesena, Arezzo, Perugia e Pesaro Urbino, che oltre a voler guidare il visitatore alla conoscenza del pregiato tubero e i luoghi dove ha origine, vuole essere un importante veicolo di promozione turistica per quei centri dell'Italia minore, che poi minore non è.
«Da qui è nata l'idea di mettere in piedi "La strada del tartufo", un percorso virtuoso che si snoda e si sviluppa lungo le vallate e le città dell'Appennino - dice Roberto Rossi, presidente del Patto territoriale dell'Appennino centrale - un progetto di sviluppo che si pone l'obiettivo di vivere e approfondire i territori delle 11 Comunità montane del Patto in un'ottica di sistema di eccellenze».
Un'area vasta dove convivono gli aromi delle singole tipicità di tartufo e dove il percorso fisico della Strada diviene occasione di piacere e di scoperta, rispondendo alle ragioni di viaggio di chi è alla ricerca di itinerari insoliti e nuovi, ma soprattutto per chi ama l'arte e la storia di un territorio denso di testimonianze. Una strada, quella del tartufo, percorribile in ogni tempo e in ogni stagione, perchè il tartufo nell'Appennino è di casa e si offre, generoso, tutto l'anno. Il 'tuber magnatum pico” o tartufo bianco che matura già ad ottobre cede il passo a dicembre al nero pregiato e poi nel passaggio primaverile al nero d'inverno, al moscato e al bianchetto, mentre la stagione calda dell'Appennino è dominata dal tartufo estivo e dalla rarità del nero liscio, che arretrano in autunno con l'avvento dell'uncinato e del nero ordinario nel mese di dicembre.


