Valle d'Aosta: in mezzo ai monti il Carnevale è tutto da scoprire
Le feste insolite, i cortei colorati, le sfilate trasgressive e, ovviamente, gli appuntamenti più tradizionali e conosciuti, a Carnevale sono un must. Anche tra i monti della Valle d'Aosta, dove il Carnevale è vissuto come un momento di aggregazione sociale oltre che di divertimento. Tra arcaici riti propiziatori legati alla fine dell'inverno e moderne concessioni al gusto e alle mode attuali ecco come si festeggia l'arrivo della primavera ai piedi del Monte Bianco.
Il Carnevale più spettacolare è tipico dei paesi della Valle del Gran San Bernardo: la prima notizia documentata riguarda il carnevale di Bosses e risale al 1467, ma è solo dopo il passaggio dell'esercito napoleonico alla fine del ‘700 che prese il via la tradizionale sfilata della cosiddetta "benda", il corteo delle maschere e delle caratteristiche landzette, cioè di coloro che indossano i costumi ispirati alle divise dell'esercito francese.
Per prendersi gioco degli 'invasori”, però, gli abiti (che ancora oggi sono confezionati interamente a mano) sono disseminati di perline, paillettes e specchietti, che danno all'insieme un look molto poco 'marziale”. Le landzette (dal volto rigorosamente coperto da una maschera) tengono in mano una coda di cavallo ed in vita hanno una cintura munita di un campanello, in grado, secondo la tradizione, di allontanare gli spiriti maligni. I cortei ufficiali si svolgono, solitamente, durante gli ultimi giorni di carnevale, ma già nelle settimane precedenti, piccoli gruppi di maschere fanno visita alle famiglie delle diverse frazioni dove vengono accolti festosamente per bere, mangiare, cantare e scherzare.
I festeggiamenti carnevaleschi cominciano subito dopo l'Epifania (il 10 gennaio, per esempio, si parte ad Ollomont e a Bionaz) e continuano per tutto il mese di gennaio (come per esempio a Valpelline il 17 e il 18) e proseguono a febbraio (a Allein il 7 e l'8, a Doues dal 22 al 24). Ma è tra il 21 e il 24 Febbraio che a Saint-Rhémy-en-Bosses si svolge la manifestazione più complessa e tradizionale. Il corteo è aperto, addirittura, da Napoleone seguito dal suo attendente con tanto di bandiera che ha il compito di dirigere la sfilata suonando la sua cornetta. Vengono poi i suonatori che precedono il diavolo con un mantello rosso bordato di bianco. Seguono, a coppie, le maschere della tradizione (imperdibili gli Arlecchini e le Colombine) e i 'colori”: prima i neri (che simboleggiano l'inverno) poi i bianchi (la bella stagione) e in vario ordine tutti gli altri. In fondo al gruppo il matto e la matta, due anziani sposi dai vestiti stracciati. E per chiudere il corteo? Un dispettosissimo orso - che simboleggia la natura e la fecondità - e il suo domatore che lo tiene al guinzaglio.
Molto spettacolare anche il Carnevale di Verrès (in programma dal 21 al 24 di febbraio; www.carnevaleverres.it). Qui, la festa si svolge tra il paese e il castello medioevale e rievoca una vicenda del 1400 che vede come protagonista Catherine figlia del conte François de Challant. La nobildonna, non volendo arrendersi all'impossibilità di ereditare i beni del padre, diede battaglia ai lontani parenti e cercò di guadagnarsi il sostegno dei suoi sudditi invitandoli a banchettare nelle sale del castello. Nella realtà storica la Contessa fu costretta a cedere la sua contea e i suoi possedimenti, ma il Carnevale continua a rievocare quel momento conviviale.
Anche a Pont-Saint-Martin (www.carnevalepsm.it) le feste di Carnevale rievocano un momento importante della storia locale. Tra i vicoli del vecchio borgo, infatti, si ricorda la sconfitta dei Salassi (l'antica popolazione della Valle) ad opera dei Romani che concedono ai vinti la possibilità di una rivincita in una "gara delle bighe". Un'altra parte del Carnevale si ispira alla leggenda della "Ninfa" del Lys, il torrente che attraversa l'abitato: Sdegnata con gli abitanti del villaggio, la divinità avrebbe ingrossato il torrente con l'intenzione di distruggere il paese, ma, giunta con l'onda di piena nei pressi del ponte romano, le preghiere del popolo l'avrebbero convinta a passare oltre senza far danni. Proprio all'unica arcata di questo ponte si appende poi, alla sera del Mardi Gras, l'effigie del diavolo (al quale un'altra leggenda attribuisce la costruzione) che viene, poi, bruciata con grande effetto spettacolare.
Enrico Saravalle
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