Affollatissima la presentazione alla stampa presso l'Una Hotel Cusani a Milano della seconda edizione di Saporbio-Rassegna del Gusto Biologico (Versilia 11-15 giugno), iniziativa dedicata - oltre che all'alimentazione biologica - agli stili di vita che si propongono di vivere in sintonia con la natura. Saporbio vuol illustrare le diverse sfaccettature di un mondo ecosostenibile: dall'enogastronomia alla moda fino allo spettacolo.
Questa seconda edizione - che continuerà ad avere il suo cuore a Viareggio - coinvolgerà altri centri della Versilia: Forte dei Marmi, Pietrasanta e Camaiore in cui saranno sviluppati programmi di intrattenimento, divulgazione della cultura bio ed educazione all'ecosostenibilià del sistema. Il pubblico verrà coinvolto attraverso quattro percorsi (Gusto, Ambiente, Spettacolo e Cultura).
 A Viareggio sarà realizzato il Villaggio Bio-Ecologico con il Saporbio Green Village in cui i più piccoli e le loro famiglie potranno attraverso giochi, dimostrazioni ed esperimenti scoprire l'importanza del vivere secondo natura.
Inoltre il 13 giugno si svolgerà la New Energy Competition che offrirà a 15 giovani artisti la possibilità di esibirsi: Il 12 giugno a Pietrasanta il Children Day, mentre il 14 al Lido di Camaiore è programmato un happening di sei grandi chef e a Forte dei Marmi si svolgerà il Party delle Meraviglie, una serata dedicata all'eco-sostenibilità e all'eco-fashion. E inoltre Saporbio offrirà, accanto alle degustazioni e alle cene, spettacoli di danza, sfilate, musica e cabaret sempre nell'ottica di promuovere stili di vita ecosostenibili, lanciare messaggi e creare curiosità, primo passo verso la presa di coscienza dei molti e gravi problemi ecologici determinati al nostro habitat quotidiano e a noi stessi dai vari tipi d'inquinamento.

Il biologico, un settore che cresce ma con difficoltà
Drammatici i dati forniti con l'occasione da Marco Columbro (animatore della manifestazione) in merito agli attuali effetti dell'inquinamento sull'uomo e sulla natura: 62 milioni di morti ogni anno nel mondo (una strage paragonabile solo agli effetti di un conflitto atomico) per cause riconducibili all'inquinamento sia atmosferico, sia del terreno e 6 milioni di ettari resi improduttivi dalla deforestazione rispetto al 1990. Particolarmente significativo e preoccupante il dato sulla foresta amazzonica - molto più vicina a noi di quanto si possa pensare - continuamente sottoposta a disboscamento per impiantarvi effimere colture agricole. Effimere poiché, dopo un raccolto o due e qualche anno di pascolo, i terreni che non sono strutturalmente adatti a essere coltivati si esauriscono e inaridiscono con il risultato di non avere il prodotto agricolo e di aver ridotto il ‘polmone del mondo': Se si sorvola l'Amazzonia, si percepisce nitidamente fin dove l'Uomo ha portato la sua civiltà.

Un paradosso tutto italiano
 Anche il "paradosso bio" italiano deve far riflettere: il nostro Paese è con oltre 1 milione di ettari coltivati biologicamente al primo posto in Europa, ma è soltanto undicesimo per il consumo di produzioni bio. Non esiste, quindi, un equilibrato rapporto tra prodotto e consumato sul mercato interno, occorre pertanto interrogarsi sul perché preferiamo consumare i prodotti industriali o quelli ottenuti con intervento della chimica in fase di coltivazione (ricordiamoci che gli effetti di molti prodotti chimici non si esauriscono con il cessare del loro uso: ad esempio recenti analisi hanno evidenziato la presenza di tracce di DDT nel latte materno e in molte piante a distanza di oltre quindici anni dal divieto di utilizzo). Certamente vi sono un gap culturale e una carenza di informazioni, ma vi è anche molta diffidenza a livello sia di qualità, sia di serietà delle produzioni. Occorre per oggettività ricordare che in passato spesso la qualità era deludente, il prezzo più alto e in qualche caso l'offerta lasciava a dir poco perplessi.
Attualmente la situazione è profondamente mutata: la qualità è notevolmente migliorata, spesso è divenuta alta, come testimoniano i premi internazionali conseguiti anche in concorsi aperti a entrambe le tipologie di coltivazione e trasformazione. Inoltre è stata potenziata notevolmente l'attività di controllo: oltre 62.000 le ispezioni effettuate nel 2007 da organismi specializzati per verificare l'attendibilità di quanto dichiarato dai produttori. Oggi in Italia operano 51.065 aziende biologiche di cui 45.115 agricoltori che non utilizzano fertilizzanti e concimi chimici di sintesi e le altre che operano nella trasformazione (vini, oli, formaggi, conserve, salumi, ecc.) e nella distribuzione.
L'incidenza del biologico sul mercato interno (pur facendo registrare un notevole tasso di crescita, ad esempio 9,1 nei supermercati) resta peraltro molto limitata sulla spesa alimentare complessiva: dal 2,3% del 2004 si è passati al 3,0% del 2006 (dati novembre 2007). Secondo un'indagine condotta nello stesso mese il principale ostacolo all'acquisto è il prezzo troppo elevato (62,4%), seguito da "assortimento limitato" (50,1%), mentre le ragioni del consumo sono quasi unanimemente identificate in "senza pesticidi" (95,7%) e "senza Ogm" (91,3%).

Si evidenzia pertanto una problematica molto complessa: carenza culturale/informativa per cui il prezzo rappresenta un ostacolo anche in fasce di consumatori che potrebbero affrontarlo e aziende produttive prevalentemente di piccole dimensioni che non hanno la forza di effettuare quelle campagne promozionali e d'immagine che oggi orientano i consumi. Manifestazioni come Saporbio rappresentano momenti di grande importanza per la diffusione della conoscenza dei temi ecologici coinvolgendo spesso fasce di popolazione che ne ignorano l'importanza per il futuro di tutti.

Salvatore Longo