Michela Fischer (nella foto), project manager dell'evento, non ha dubbi: «In Italia abbiamo avuto finora troppe fiere uguali e incapaci di offrire realmente una dimensione internazionale. TuttoFood costituisce un'alternativa di eccellenza con la scelta di puntare sulla qualità di un'offerta moderna dove si abbina l'incontro b2b degli operatori e la possibilità di promuovere prodotti innovativi, olio e formaggi fra le principali ricchezze gastronomiche italiane».
Michela Fischer Con questo obiettivo la prossima fiera milanese (10-13 giugno 2009) dovrebbe confermare tutte le aspettative visto che oggi, secondo Paolo Taverna (nella foto sotto), direttore generale di Fiera Milano, le prenotazioni sono pari al 70% del traguardo fissato (un incremento di espositori del 30% circa rispetto al 2007).
La strada è ovviamente tutta in salita, ma la squadra sembra motivata e questo è il messaggio che viene rilanciato a tutti. Anche a quanti avevano dubitato del risultato (lusinghiero) della prima edizione. Il salone sarà quindi organizzato su alcune grandi aree settoriali - Carni e Salumi, Formaggi, Multiprodotto, Beverage, Surgelati - cui si aggiungerà un padiglione dedicato alle presenze internazionali. Mostra di produzione industriale, esclude dalla sua formula solo il prodotto fresco (a meno che si tr atti di prodotti che abbiano già subito almeno un trattamento di tipo industriale, tipo l'insalata in busta, lavata e tagliata.
E per il vino ci sarà uno spazio tematico in cui Fiera Milano, dismessi gli obiettivi di costituire una nuova fiera del vino in alternativa al Vinitaly (gli obiettivi di Ezio Rivella sono stati di fatto ridimensionati), collocherà MiWine ("spazio di contenuti in collaborazione con la Federdoc"). E a dare manforte agli organizzatori stavolta scende in campo anche la Fipe che con Eddy Sommariva, intervenuto alla conferenza stampa di presentazione, ha indicato in Tuttofood l'occasione per un rilancio e ammodernamento di tutto il settore Horeca.

Rilevante la visibilità internazionale che sta acquisendo la mostra. Ci saranno le carni Usa, collettive dal Sudamerica (Argentina, Brasile) e accordi con il Giappone. Strategica la collaborazione con Fancy Food (l'ente di controllo Usa) che per Michela Fischer permetterà di verificare «le chance del nostro prodotto per restare sul mercato. E al tempo stesso daremo opportunità ai buyer Usa di lavorare con le nostre aziende».
«Sotto il profilo organizzativo – dice ancora Fischer - vogliamo professionalizzare sempre di più i contatti d'affari; per questo motivo non spediremo i classici biglietti omaggio attraverso i quali le persone entrano a vista bensì dei codici a barre ciascuno dei quali corrisponderà poi a una scheda di registrazione che bisognerà compilare in reception, in maniera che al termine della  Paolo Tavernamostra avremo a disposizione un database di assoluto valore dal quale risulti una fotografia del mercato puntuale, credibile e concretamente utilizzabile dagli espositori. Anzi, l'ideale al quale tendiamo nel tempo è quello di ricevere in fiera solo visitatori preregistrati, per poter organizzare percorsi di visita altamente professionali e incontri mirati fra buyer e produttori». E come segno di novità: abolizione della guida degli espositori di carta sostituita da una pen drive Usb.

Una vetrina sul futuro
Fra gli obiettivi di TuttoFood c'è quello di fare da vetrina per il futuro. Fra le opportunità indicate dalla Fischer e da Taverna c'è la rivisitazione di prodotti già noti, per venire incontro al cambiamento dei consumi. L'olio, per esempio, per molti aspetti ha un potenziale di mercato non lontano da quello del vino ma è rimasto fermo nella commercializzazione e nel packaging. Si potrebbe pensare a bottiglie più piccole, così da averlo più fresco in casa, o per inserirlo nel carrello dei ristoratori, come si fa con i dolci o con i formaggi.
Ci sono poi novità per i formaggi, con una valorizzazione che spesso non riesce ad essere efficace per le molte eccellenze che abbiamo. «è compito delle fiere specializzate – dice la project manager di TuttoFood - diffondere la cultura del gusto, persino più delle fiere aperte al pubblico; perché i prodotti che trovano idonei canali di commercializzazione poi troveranno anche il modo di finire nelle case dei consumatori. I nostri formaggi premiati al Cheese Award nel 2007 si vendono oggi negli Usa nonostante siano prodotti da aziende piccolissime, che senza la fiera mai avrebbero potuto aspirare a un mercato così vasto e così distante: la Burrata alla Casa Bianca non sarebbe mai arrivata senza TuttoFood».

Alberto Lupini