Con "Apertamente" Federalimentare porta le aziende alimentari sulle tavole italiane
«L'obiettivo di questa manifestazione - afferma Gian Domenico Auricchio, presidente di Federalimentare - è quello di riuscire ad affermare, al di là e oltre l'allarme, il nostro punto di vista cercando di rimettere in piedi l'equazione cibo uguale salute e piacere che per fortuna continua a vivere nella percezione del consumatore e trova ragione di essere nella realtà e nelle garanzie offerte dal nostro sistema produttivo e di controllo. Chi non rispetta le regole e la legge è giusto che venga perseguito, ma questo non significa permettere che il dubbio e la colpevolizzazione tocchi e riguardi l'intera industria alimentare. L'industria è pronta a continuare a fare la sua parte, con 60.000 addetti dedicati ai controlli di qualità e sicurezza sul prodotto, con circa 400 analisi e controlli al giorno, avete capito bene, in ciascuno dei propri 6.500 stabilimenti produttivi, con un investimento annuo di settore di oltre 2 miliardi di euro».
Secondo una ricerca Monitor-Doxa - spiega Federalimentare - emergono alcune valutazioni da parte del consumatore. La prima notizia è che la fiducia tiene. Nonostante tutto. Questo scenario, incoraggiante, arriva dal Monitor che, a 4 anni di distanza dall'ultima rilevazione, racconta un risultato per alcuni aspetti sorprendente, visto il clima preoccupato di questi ultimi mesi nei confronti di tutto ciò che è cibo e dintorni Gli italiani continuano a fidarsi di ciò che mangiano e di chi lo produce: il 73% è soddisfatto del cibo che porta in tavola, il 71% ha fiducia nei confronti della sua qualità e il 62i sente garantito dai controlli fatti dai produttori. Scopriamo poi che 1 italiano su 2 (51) ritiene più sicuri i prodotti dell'industria rispetto a quelli venduti dal contadino e che il rispetto delle norme igieniche (48) e dei controlli del prodotto dall'origine al punto vendita (42) sono i plus in termini di sicurezza percepiti dal consumatore. Mentre i primi due fattori che guidano il consumatore nelle scelte di acquisto sono la marca (24) e il prezzo (20).
Rispetto al tema della sostenibilità ambientale è significativo notare che il 58 209568egli italiani ritiene l'industria alimentare di oggi più sensibile ai temi ambientali rispetto a venti o trenta anni fa. Mentre 8 italiani su 10 (il 79) apprezzano l'etichetta nutrizionale, utilizzata in maniera volontaria da un numero crescente di aziende, e il 66% ritiene adeguate queste informazioni per scegliere cibi coerenti con il proprio stile di vita.
I consumatori chiedono però ancora più controlli sulle materie prime (51) e nei punti vendita sulle scadenze e la freschezza del prodotto (42). Se questa è l'opinione del consumatore, l'industria - prosegue Federalimentare - risponde con dei numeri che parlano da soli. Impegna infatti in attività di analisi e di controllo sulla qualità e la sicurezza dei prodotti circa 60.000 addetti (1/7 del totale) e sostiene costi e investimenti per oltre 2 miliardi di euro l'anno.
Ogni giorno vengono effettuate 2 milioni e 770 mila analisi di controllo vengono effettuate dalle circa 6500 aziende alimentari italiane: una media di oltre 400 analisi ad azienda. Per garantire sicurezza, oltre ai controlli, sono necessari investimenti cospicui (e continui) in R&D. Oggi la spesa annua dell'industria alimentare in R&D a favore dell'innovazione di prodotto e di processo è pari ad oltre 1,8 miliardi di euro (circa l'1,6 % del fatturato dell'intero settore). Se ieri la sicurezza costituiva una sorta di valore aggiunto, anche in termini di distintività sul mercato, oggi rappresenta un consolidato pre-requisito di tutta la produzione industriale alimentare.
Nel contesto odierno l'industria alimentare - continua Federalimentare - ha fatto scelte precise e consapevoli, migliorando e diversificando l'offerta di alimenti e venendo così incontro alle esigenze del consumatore. Oltre ad una varietà maggiore, l'industria alimentare ha portato nell'arco di soli 3 anni, a immettere sul mercato europeo oltre 4.000 prodotti nuovi o riformulati, sempre più a misura di salute. Diversificazione e miglioramento dei prodotti vuol dire anche, in concreto, un tendenziale, nel lungo periodo, miglioramento nelle abitudini di consumo degli italiani. Ed ecco che si registrano, negli ultimi 30 anni, i seguenti dati, oltremodo significativi: diminuisce del 50% il consumo di alcol, raddoppia il consumo di pesce e si quadruplica quello degli alimenti (soprattutto verdure, ma anche primi piatti) surgelati. Cresce il ricorso alle verdure di quarta gamma, quelle già pulite e confezionate (3 famiglie su 4 ne consumano 3,4 kg l'anno) e ad alimenti caratterizzati in chiave salutista come gli yogurt (consumati dal 94% delle famiglie italiani) e dei cereali per la prima colazione. In altre parole stiamo diventando sempre più critici e attenti quando facciamo la spesa: pensiamo a nutrirci con gusto, ma cerchiamo di tenere sotto controllo le calorie e prediligiamo alimenti che, oltre a essere buoni, siano anche sani per la nostra salute.
fonte AGI

