"Apertamente 2008" sarà l'occasione da parte di Federalimentare, a 25 anni dalla sua fondazione, di puntare sul "Gusto responsabile", il che vedrà dal 10 al 15 novembre oltre sessanta aziende alimentari italiane aprire le porte dei loro stabilimenti produttivi per raccontare quanta attenzione in termini di garanzie di sicurezza ma anche di rispetto per l'ambiente c'è nei prodotti alimentari che ogni giorno arrivano sulle nostre tavole.
«L'obiettivo di questa manifestazione - afferma Gian Domenico Auricchio, presidente di Federalimentare - è quello di riuscire ad affermare, al di là e oltre l'allarme, il nostro punto di vista cercando di rimettere in piedi l'equazione cibo uguale salute e piacere che per fortuna continua a vivere nella percezione del consumatore e trova ragione di essere nella realtà e nelle garanzie offerte dal nostro sistema produttivo e di controllo. Chi non rispetta le regole e la legge è giusto che venga perseguito, ma questo non significa permettere che il dubbio e la colpevolizzazione tocchi e riguardi l'intera industria alimentare. L'industria è pronta a continuare a fare la sua parte, con 60.000 addetti dedicati ai controlli di qualità e sicurezza sul prodotto, con circa 400 analisi e controlli al giorno, avete capito bene, in ciascuno dei propri 6.500 stabilimenti produttivi, con un investimento annuo di settore di oltre 2 miliardi di euro».

 Secondo una ricerca Monitor-Doxa - spiega Federalimentare - emergono alcune valutazioni da parte del consumatore. La prima notizia è che la fiducia tiene. Nonostante tutto. Questo scenario, incoraggiante, arriva dal Monitor che, a 4 anni di distanza dall'ultima rilevazione, racconta un risultato per alcuni aspetti sorprendente, visto il clima preoccupato di questi ultimi mesi nei confronti di tutto ciò che è cibo e dintorni Gli italiani continuano a fidarsi di ciò che mangiano e di chi lo produce: il 73% è soddisfatto del cibo che porta in tavola, il 71% ha fiducia nei confronti della sua qualità e il 62i sente garantito dai controlli fatti dai produttori. Scopriamo poi che 1 italiano su 2 (51) ritiene più sicuri i prodotti dell'industria rispetto a quelli venduti dal contadino e che il rispetto delle norme igieniche (48) e dei controlli del prodotto dall'origine al punto vendita (42) sono i plus in termini di sicurezza percepiti dal consumatore. Mentre i primi due fattori che guidano il consumatore nelle scelte di acquisto sono la marca (24) e il prezzo (20).
Rispetto al tema della sostenibilità ambientale è significativo notare che il 58 209568egli italiani ritiene l'industria alimentare di oggi più sensibile ai temi ambientali rispetto a venti o trenta anni fa. Mentre 8 italiani su 10 (il 79) apprezzano l'etichetta nutrizionale, utilizzata in maniera volontaria da un numero crescente di aziende, e il 66% ritiene adeguate queste informazioni per scegliere cibi coerenti con il proprio stile di vita. 

I consumatori chiedono però ancora più controlli sulle materie prime (51) e nei punti vendita sulle scadenze e la freschezza del prodotto (42). Se questa è l'opinione del consumatore, l'industria - prosegue Federalimentare - risponde con dei numeri che parlano da soli. Impegna infatti in attività di analisi e di controllo sulla qualità e la sicurezza dei prodotti circa 60.000 addetti (1/7 del totale) e sostiene costi e investimenti per oltre 2 miliardi di euro l'anno.
Ogni giorno vengono effettuate 2 milioni e 770 mila analisi di controllo vengono effettuate dalle circa 6500 aziende alimentari italiane: una media di oltre 400 analisi ad azienda. Per garantire sicurezza, oltre ai controlli, sono necessari investimenti cospicui (e continui) in R&D. Oggi la spesa annua dell'industria alimentare in R&D a favore dell'innovazione di prodotto e di processo è pari ad oltre 1,8 miliardi di euro (circa l'1,6 % del fatturato dell'intero settore). Se ieri la sicurezza costituiva una sorta di valore aggiunto, anche in termini di distintività sul mercato, oggi rappresenta un consolidato pre-requisito di tutta la produzione industriale alimentare.
Nel contesto odierno l'industria alimentare - continua Federalimentare - ha fatto scelte precise e consapevoli, migliorando e diversificando l'offerta di alimenti e venendo così incontro alle esigenze del consumatore. Oltre ad una varietà maggiore, l'industria alimentare ha portato nell'arco di soli 3 anni, a immettere sul mercato europeo oltre 4.000 prodotti nuovi o riformulati, sempre più a misura di salute. Diversificazione e miglioramento dei prodotti vuol dire anche, in concreto, un tendenziale, nel lungo periodo, miglioramento nelle abitudini di consumo degli italiani. Ed ecco che si registrano, negli ultimi 30 anni, i seguenti dati, oltremodo significativi: diminuisce del 50% il consumo di alcol, raddoppia il consumo di pesce e si quadruplica quello degli alimenti (soprattutto verdure, ma anche primi piatti) surgelati. Cresce il ricorso alle verdure di quarta gamma, quelle già pulite e confezionate (3 famiglie su 4 ne consumano 3,4 kg l'anno) e ad alimenti caratterizzati in chiave salutista come gli yogurt (consumati dal 94% delle famiglie italiani) e dei cereali per la prima colazione. In altre parole stiamo diventando sempre più critici e attenti quando facciamo la spesa: pensiamo a nutrirci con gusto, ma cerchiamo di tenere sotto controllo le calorie e prediligiamo alimenti che, oltre a essere buoni, siano anche sani per la nostra salute.

fonte AGI