gocce di tè
Gesti lenti e foglie giovani, alla scoperta dei tè bianchi: come riconoscerli e degustarli
I tè bianchi sono tra i meno lavorati e più delicati. Albino Ferri e Livio Zanini li raccontano nella prima stanza da tè di Vicenza: foglie giovani, infusioni lente e aromi floreali in un rituale di ascolto e semplicità
Nel nuovo episodio di "Gocce di Tè", il Tea Master Albino Ferri dialoga con Livio Zanini, docente ed esperto di cultura del tè, all’interno della prima stanza da tè di Vicenza. Il tema è il tè bianco: un infuso che nasce da processi semplici, tempi lenti e foglie giovani.
Tè bianco: cos’è e come si produce
«I tè bianchi sono probabilmente i tè che subiscono la lavorazione più semplice», spiega Livio Zanini, docente universitario e specialista di tè cinesi. La materia prima è selezionata con cura: si tratta di foglie giovani e spesso anche di germogli, provenienti da cultivar specifiche.
La lavorazione si svolge in due fasi principali: «le foglie vengono appassite all’aria e successivamente essiccate a bassa temperatura. Non subiscono ulteriori trasformazioni, come la rolling o l’ossidazione completa, tipiche di altre categorie». Il risultato è un tè poco lavorato, che conserva l’integrità aromatica delle foglie.
In tazza: colori chiari, profumi floreali
Anche in tazza il tè bianco mantiene il suo carattere essenziale. L’infuso è molto chiaro, con tonalità che vanno dal giallo tenue all’arancio pallido. I profumi sono leggeri, floreali, dolci, e non invadenti.
«Per via della lavorazione, i tè bianchi richiedono spesso tempi di infusione più lunghi rispetto ad altre tipologie» - precisa Zanini - «ma sono in grado di offrire esperienze aromatiche molto fini, se si rispettano le temperature e i dosaggi corretti». «Il tè bianco - osserva Albino Ferri - è anche un invito alla semplicità. È un tè che non ha bisogno di eccessi per essere compreso: basta un po’ di silenzio e un sorso attento».
Per informazioni: www.ferridal1905.com

