L’ultima coda dell’estate è stata contrassegnata da un clima mutevole, a tratti pazzo e imprevedibile. Fattore che ha inciso notevolmente sull’andamento delle operazioni di raccolta di frutta e verdura, come nel caso dell’uva da tavola: vera e propria regina dei consumi in questo periodo di transizione stagionale.

Uva da tavola Nonostante il clima pazzo e l'inflazione, l'uva da tavola conquista la Gdo
Uva da tavola

 

Il cambiamento climatico si fa sentire: -10-15% di quantità e resa

Il fenomeno del cambiamento climatico non è nuovo, ma ora più che mai impatta sulla sostenibilità del settore ortofrutticolo. Secondo Coldiretti, negli ultimi 10 anni, l’alternarsi di siccità e alluvioni ha fatto perdere oltre 14 miliardi di euro alle imprese del settore tra cali di produzione agricola e danni alle strutture e alle infrastrutture. «Con punte di 42,43, 44 gradi che diventano anche 50 percepiti, abbiamo riscontrato diversi problemi di siccità nei nostri areali di coltivazione. Il risultato è stato che la nostra uva da tavola ha rallentato il processo di maturazione andando incontro a fenomeni di disidratazione di parecchi grappoli. In generale, c’è stata una perdita del 10-15% di quantità e di resa; anche a fronte di continue operazioni di irrigazione che non sono riuscite a mitigare gli effetti del gran caldo. Ora dovrebbero arrivare le piogge. E speriamo non si trasformino in temporali», racconta Giuseppe Coladonato, consigliere Asso Fruit Italia specializzato nel segmento dell’uva da tavola.

 

Una produzione destinata alla Gdo

Con sede a Scanzano Jonico (Mt), Asso Fruit Italia è una delle più storiche e autorevoli organizzazioni di produttori del Mezzogiorno che conta circa 300 aziende agricole associate per un fatturato aggregato che si aggira attorno ai 60 milioni di euro. Punta di diamante delle produzioni, l’uva da tavola appunta (a cui si aggiungono anche agrumi, pesche, albicocche e kiwi). A livello di canali distributivi, il grosso la fa la grande distribuzione organizzata: «Con il Covid – spiga Coladonato – la Gdo ha accentuato il proprio peso assorbendo, di fatto, la parte che spettava a dettaglianti e ristoratori. Insomma, con le varie chiusure imposte dalla pandemia e il cambiamento delle abitudini di acquisto, supermercati e discount sono pressoché diventati l’unico canale di sbocco possibile».

 

L'impatto sui prezzi

Il risultato? Un impatto sui prezzi. Da un lato, essendo l’unico canale ancora valida, la Gdo ha sfruttato la propria “posizione dominante” assorbendo gran parte della produzione nazionale (compresa quella di alta qualità) - «un chilo d’uva può arrivare anche a costare 2-3 euro sul banco di un supermercato», rivela Coladonato. Dall’altro, le difficoltà di approvvigionamento degli imballaggi e della domanda ha fatto lievitare i costi di produzione con punte del 20%. Una dinamica ben visibile anche a livello globale dove a pesare, con aumenti del +3,3% per ortaggi e verdura, è soprattutto l’andamento climatico citato in precedenza.

Uva da tavola, varietà Red Globe Nonostante il clima pazzo e l'inflazione, l'uva da tavola conquista la Gdo
Uva da tavola, varietà Red Globe

 

La qualità non manca, ma deve sempre più far rima con sostenibilità

Ma la qualità riesce a farsi largo nonostante l’inflazione? «Il prodotto italiano sicuramente è molto riconoscibile e apprezzato. Anche all’estero. Ma non possiamo nasconderci dietro a un dito: il prezzo fa sempre la differenza. Resistono alcune nicchie di mercato, ma di fronte a competitor stranieri, all’interno di un mercato globale, è difficile reggere la competizione con chi produce in condizioni diverse», afferma Coladonato. La strada, allora, è un attento contenimento dei costi che si sposi con la rinnovata richiesta di sostenibilità da parte dei consumatori (peraltro sempre più attenti alla qualità e alla riduzione degli sprechi, tanto da preferire quantità confezionate sempre più piccole). Da questo punto di vista, per tutte le varietà trattate, che vanno dalla Vittoria alla Red Globe, dalla Summer alla Sultanina, Asso Fruit ha messo in atto processi per la riduzione del consumo d’acqua e la riduzione della platica negli imballaggi: «Nelle nostre confezioni, per esempio, utilizziamo la velina di carta piuttosto che la classica spugnetta. Anche l’involucro è di carta piuttosto che di plastica. E quando siamo costretti a utilizzare quest’ultimo materiale, preferiamo la plastica termosaldata per un risparmio del 30%. Per l’acqua, invece, stiamo progettando impianti ad hoc guidati da algoritmi intelligenti per dosare l’irrigazione sia a livello di tempistiche che di quantità», conclude Coladonato.