La polenta di Buera. Locale, rustica e di grande valore
Da una filiera interamente locale una vivanda rustica di notevole valore; ecco cosa è la polenta di Buera. Una farina integrale, di granoturco, frutto di ricerca e sperimentazione di antiche varietà
Il progetto è stato condiviso dall’amministrazione Comunale di Beura Cardezza, l’Associazione Produttori Agricoli Ossolani, un gruppo di sei persone, collegate tra loro per motivi professionali e di amicizia che hanno espresso la necessità di mettersi in gioco con un progetto di produzione agricola, con la supervisione Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.
Per conferire alla Polenta di Beura ulteriore legame al territorio si deve sottolineare che l’intero processo di trasformazione in farina avviene a Beura nel laboratorio del Mulino Sangiorgio, il quale conduce l’importante fase unitaria della frantumazione del cereale, attraverso macine di pietra e successivo packaging per rendere la farina maggiormente fruibile e serbevole nel tempo. Non meno importante è la medesima presenza territoriale di una ditta del food service che commercializza e distribuisce il prodotto, cosicché la ristorazione, il commercio al dettaglio, i laboratori di prodotti da forno e i comitati che organizzano feste e sagre, hanno potuto utilizzare un’importante ingrediente locale per caratterizzare ulteriormente le loro preparazioni alimentari.
Con un disciplinare produttivo di riferimento, fondamentale richiamo per tutti i portatori di interesse della filiera di ottenimento della Polenta di Beura, si è voluto tutelare e nello stesso tempo valorizzare lo sfarinato. Deve essere ottenuta esclusivamente da varietà di mais vitrei coltivati nei territori dei Comuni di Beura, Masera, Trontano, Vogogna, Premosello Chiovenda, Anzola d’Ossola e Ornavasso. Le metodiche produttive rispettano le consuete pratiche operative ed igieniche del processo molitorio; la farina ottenuta deve possedere un colore giallo ocra intenso, umidità massima ≤ 14%, ceneri ≤ 0,55%, sostanze azotate ≥ 7,50%, grassi ≤ 1,5%, fibra ≤ 0,90%, granulometria compresa dai 400µ ai 1000 µ e al fine di assicurare una adeguata sapidità del prodotto, il contenuto percentuale di germe deve oscillare da 0,8 a 1,5%. La confezione reca obbligatoriamente sull’etichetta, a caratteri leggibili, oltre alle informazioni corrispondenti ai requisiti di legge, il nome Polenta di Beura, il nome e la ragione sociale, con la sede dell’azienda produttrice e confezionatrice; inoltre deve essere indicato il logo del marchio collettivo. Il prodotto può essere conservato in locali freschi ed asciutti a temperatura ambiente per un periodo massimo di 18 mesi.
Esempio ulteriore di utilizzo della granella del granoturco coltivato per realizzare la Polenta di Beura, è la creazione da parte di un birrificio artigianale di Domodossola, di una nuova birra a cui è stato dato il nome di “Ganàssa”. È una birra chiara a bassa fermentazione, completata da una delicata luppolatura che la rende particolarmente leggera e rinfrescante. Il simpatico nome ganàssa deriva dal dialetto ossolano, significa spaccone, fanfarone.
Infine, per uscire dall’alto Piemonte, terra incantevole e di richiamo per molti visitatori, ma a cui è necessario costantemente alimentare il sostegno all’immagine, al marketing e alla comunicazione, la polenta di Beura, da ottobre di quest’anno ha un nuovo cliente, è un ristorante che negli ultimi anni è stato valutato tra i primi 3 migliori e poi nel 2019 come il migliore del mondo.
Marilena Panziera, Posizione Organizzativa Regione Piemonte Servizi di Sviluppo Agricolo
Giuseppe Paltani, Tecnologo Alimentare Regione Piemonte Servizi di Sviluppo Agricolo


