
Xylella, la richiesta di Italia Olivicola «500 milioni di euro per ripartire»
Italia Olivicola rilancia l’allarme Xylella portando uno studio dettagliato nel quale dimostra gli effetti devastanti che ha avuto sugli uliveti italiani: sono ormai quattro milioni gli alberi morti. 500mila gli ettari di terreno desertificati con conseguente perdita del 10% di produzione dell’olio italiano
28 febbraio 2019 alle ore 10:48
Secondo le stime di Italia Olivicola, sono poco più di 4 milioni le piante che hanno perso totalmente la propria capacità produttiva, ma il problema è che il dato è destinato a crescere entro un paio di anni con il numero che raddoppierà (l’area colpita dal batterio complessivamente raccoglie circa 22 milioni di piante).

Mediatamente, invece, ogni anno - confrontando i dati delle ultime tre campagne - sono state perse 29mila tonnellate di olio d’oliva, pari in media quasi al 10% della produzione olivicola italiana, per un totale di 390 milioni di euro complessivi di valore della mancata produzione.
Gli ettari di oliveti completamente distrutti, cioè ridotti a cimiteri di alberi completamente secchi, secondo i dati di Italia Olivicola, sono 50mila suddivisi tra Lecce (40mila ettari, pari quasi al 50% degli ettari complessivi della provincia, che dalla parte ionica ormai distrutta avanza inesorabile verso la zona adriatica), Brindisi (quasi 10mila ettari, pari al 15% complessivo dell’intera provincia) e Taranto (3mila e 500, pari al 10%).
Ora però è il momento di ripartire, di studiare un piano di rilancio. Un intervento straordinario di ristrutturazione e riconversione degli uliveti del Salento completamente distrutti dalla Xylella, è la richiesta di Italia Olivicola.
Per far ripartire le aziende olivicole salentine, quindi, Italia Olivicola chiede un intervento straordinario di 500 milioni di euro per realizzare nuovi impianti olivicoli nei 50mila ettari completamente desertificati. Il costo comprende 400 milioni per la realizzazione dei nuovi impianti (preparazione del terreno, piantine, messa a dimora, cure agronomiche, formazione ecc.), cui si aggiungono 100 milioni di euro da erogare a favore degli olivicoltori e dei frantoiani come contributo di mancato reddito per le prime 4 annualità successive alla piantumazione. Per tale conteggio si è considerato un contributo annuo per ettaro di 500 euro.
«Siamo davanti ad una catastrofe senza precedenti che deve essere affrontata in sinergia tra Unione Europea, Governo e Regione senza perdere più tempo - ha sottolineato Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola - ogni minuto perso regala al batterio la possibilità di avanzare e distruggere completamente la nostra olivicoltura. Occorre snellire le procedure ed eliminare qualsiasi vincolo paesaggistico ed architettonico per gli agricoltori che vogliono espiantare scheletri di ulivo e reimpiantare per poter riprendere la produzione. La burocrazia deve essere alleata degli agricoltori e non del batterio; lo Stato deve sostenere queste operazioni i cui costi non possono ricadere sulle vittime di questo disastro. Se non verrà attuato un piano di interventi serio ed efficace, purtroppo, a partire soprattutto dall’area definita infetta, entro pochi anni la produzione di olio di oliva in Salento prima, e nel resto della Puglia poi, è destinata ad azzerarsi e a scomparire completamente, con conseguenze nefaste per migliaia di famiglie».

Mediatamente, invece, ogni anno - confrontando i dati delle ultime tre campagne - sono state perse 29mila tonnellate di olio d’oliva, pari in media quasi al 10% della produzione olivicola italiana, per un totale di 390 milioni di euro complessivi di valore della mancata produzione.
Gli ettari di oliveti completamente distrutti, cioè ridotti a cimiteri di alberi completamente secchi, secondo i dati di Italia Olivicola, sono 50mila suddivisi tra Lecce (40mila ettari, pari quasi al 50% degli ettari complessivi della provincia, che dalla parte ionica ormai distrutta avanza inesorabile verso la zona adriatica), Brindisi (quasi 10mila ettari, pari al 15% complessivo dell’intera provincia) e Taranto (3mila e 500, pari al 10%).
Ora però è il momento di ripartire, di studiare un piano di rilancio. Un intervento straordinario di ristrutturazione e riconversione degli uliveti del Salento completamente distrutti dalla Xylella, è la richiesta di Italia Olivicola.
Per far ripartire le aziende olivicole salentine, quindi, Italia Olivicola chiede un intervento straordinario di 500 milioni di euro per realizzare nuovi impianti olivicoli nei 50mila ettari completamente desertificati. Il costo comprende 400 milioni per la realizzazione dei nuovi impianti (preparazione del terreno, piantine, messa a dimora, cure agronomiche, formazione ecc.), cui si aggiungono 100 milioni di euro da erogare a favore degli olivicoltori e dei frantoiani come contributo di mancato reddito per le prime 4 annualità successive alla piantumazione. Per tale conteggio si è considerato un contributo annuo per ettaro di 500 euro.
«Siamo davanti ad una catastrofe senza precedenti che deve essere affrontata in sinergia tra Unione Europea, Governo e Regione senza perdere più tempo - ha sottolineato Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola - ogni minuto perso regala al batterio la possibilità di avanzare e distruggere completamente la nostra olivicoltura. Occorre snellire le procedure ed eliminare qualsiasi vincolo paesaggistico ed architettonico per gli agricoltori che vogliono espiantare scheletri di ulivo e reimpiantare per poter riprendere la produzione. La burocrazia deve essere alleata degli agricoltori e non del batterio; lo Stato deve sostenere queste operazioni i cui costi non possono ricadere sulle vittime di questo disastro. Se non verrà attuato un piano di interventi serio ed efficace, purtroppo, a partire soprattutto dall’area definita infetta, entro pochi anni la produzione di olio di oliva in Salento prima, e nel resto della Puglia poi, è destinata ad azzerarsi e a scomparire completamente, con conseguenze nefaste per migliaia di famiglie».

