Pomodoro cannellino flegreo. Rinasce un sapore antico e genuino
Il Pomodoro cannellino flegreo è un prodotto dalla storia millenaria e poco conosciuta. Gli agricoltori di Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida di oggi ne hanno raccolto la tradizione attraverso un trapasso familiare
Oggi il Pomodoro cannellino flegreo, che per anni è rimasto vivo "solo" tra le colture del territorio e nella sapienza dei locali, può vantare un'associazione di produttori che si propone di promuoverne la diffusione e la conoscenza, preservando le tecniche più tradizionali ed efficaci per coltivarlo.

L'associazione del Pomodoro Cannellino Flegreo nasce dalla libera iniziativa di alcuni lungimiranti produttori della zona, in particolare nove operatori del settore agricolo, guidati dal presidente del sodalizio Giovanni Tammaro, vero promotore del gruppo. L'obiettivo è quello di ottenere il riconoscimento della denominazione di origine protetta, dando così la giusta dimensione ad un prodotto davvero buono.
Già annoverato tra i "prodotti tradizionali" dalla Regione Campania, Il Pomodoro cannellino flegreo si distingue per la sua caratteristica sapidità, che si contrappone all'eccessiva dolcezza che spesso imperversa tra gli ibridi maggiormente in commercio. Per noi che lo abbiamo assaggiato, diciamo che sa veramente di pomodoro. Presenta frutti di forma ovale allungata e, a maturazione, un colore rosso più o meno intenso, con pigmenti e apporti antiossidanti e di grande valore nutrizionale.
La coltivazione, secondo la tradizione, si realizza con l'ausilio di canne per il sostegno e fili, e con procedimento interamente manuale. Il Cannellino flegreo si coltiva, secondo testimonianze indirette, almeno dalla fine dell'800. Esso deve il proprio radicamento territoriale alla capacità di adattarsi al pedoclima dell'area flegrea, notoriamente caratterizzato da terreni vulcanici e sabbiosi.
Il prodotto è sempre stato essenzialmente destinato alla produzione di conserve, oltre che al consumo da fresco. A settembre però i consumatori potranno trovarlo negli scaffali con il marchio dell'associazione e una rete, per ora embrionale, di distributori. Nel frattempo procede la ricerca storica di documentazione e fonti risalenti a periodi storici più antecedenti al fine di ottenere la denominazione. Per il futuro invece, già grandi pizzaioli napoletani e chef flegrei hanno dato il loro placet per l'utilizzo di questo prodotto che promette un gran bene.

L'associazione del Pomodoro Cannellino Flegreo nasce dalla libera iniziativa di alcuni lungimiranti produttori della zona, in particolare nove operatori del settore agricolo, guidati dal presidente del sodalizio Giovanni Tammaro, vero promotore del gruppo. L'obiettivo è quello di ottenere il riconoscimento della denominazione di origine protetta, dando così la giusta dimensione ad un prodotto davvero buono.
Già annoverato tra i "prodotti tradizionali" dalla Regione Campania, Il Pomodoro cannellino flegreo si distingue per la sua caratteristica sapidità, che si contrappone all'eccessiva dolcezza che spesso imperversa tra gli ibridi maggiormente in commercio. Per noi che lo abbiamo assaggiato, diciamo che sa veramente di pomodoro. Presenta frutti di forma ovale allungata e, a maturazione, un colore rosso più o meno intenso, con pigmenti e apporti antiossidanti e di grande valore nutrizionale.
La coltivazione, secondo la tradizione, si realizza con l'ausilio di canne per il sostegno e fili, e con procedimento interamente manuale. Il Cannellino flegreo si coltiva, secondo testimonianze indirette, almeno dalla fine dell'800. Esso deve il proprio radicamento territoriale alla capacità di adattarsi al pedoclima dell'area flegrea, notoriamente caratterizzato da terreni vulcanici e sabbiosi.
Il prodotto è sempre stato essenzialmente destinato alla produzione di conserve, oltre che al consumo da fresco. A settembre però i consumatori potranno trovarlo negli scaffali con il marchio dell'associazione e una rete, per ora embrionale, di distributori. Nel frattempo procede la ricerca storica di documentazione e fonti risalenti a periodi storici più antecedenti al fine di ottenere la denominazione. Per il futuro invece, già grandi pizzaioli napoletani e chef flegrei hanno dato il loro placet per l'utilizzo di questo prodotto che promette un gran bene.


