Due caffè, a sorsi lenti, e la conversazione, tanto piacevole quanto interessante, comincia.
Lei è stato di recente eletto presidente di Afidop, congratulazioni. Troppo facile chiederle quali sono i suoi intendimenti e quali scopi si prefigge. Eh, no! Qui deve dichiararne uno solo, ma proprio uno e non di più; ovvero quello che lei indica come prioritario e basilare.
Il mio mandato si può sintetizzare in una sola parola: alleanza. Stiamo già lavorando affinché i formaggi italiani Dop e Igp non solo abbiano una casa comune ma soprattutto una visione comune delle sfide future. Del resto ho accettato l’incarico su una base programmatica fondata sulla sinergia d’azione tra le varie realtà.

(Raimondo, neopresidente di Afidop «Casa comune per formaggi Dop e Igp»)

Diciamo una banale verità, la seguente: «Ma quanto sono buoni, quanto ci piacciono, i formaggi italiani Dop e Igp». Ciò detto, come Afidop può governare e pilotare un incremento dei consumi, soprattutto all'estero, che faccia perno sul grande valore aggiunto dato dalle Dop e Igp? Intendete effettuare comunicazione mirata a tale riguardo?
L’incremento dei consumi e la consacrazione dei formaggi Dop va avanti da un decennio ed è un processo che ha portato a risultati straordinari. I formaggi infatti sono il più importante comparto delle produzioni agroalimentari Dop e Igp, con una quota pari al 56,5% del fatturato nazionale. Nel 2016 sono state prodotte 517mila tonnellate (+2,9% sul 2015) per un valore di 3,75 miliardi di euro (+3,1%). Ed è proprio l’export a trainarci, visto che rappresenta il 48,6% del totale delle produzioni Dop e Igp, pari a 1,65miliardi di valore. Il comparto in totale vale 6,8 miliardi al consumo. Mai così tanto formaggio italiano è stato consumato all’estero e dobbiamo far capire sempre più il valore aggiunto di Dop e Igp, in un racconto nuovo ed alleato del paesaggio, dei beni culturali. Puntiamo ad una narrazione integrata del sistema Paese.

Nella geografia planetaria, quali sono, oltre ai Paesi Ue, i mercati esteri sui quali maggiormente i formaggi italiani Dop e Igp devono focalizzare i loro investimenti in comunicazione e promozione?
Abbiamo assistito alle difficoltà di dialogo tra l’Europa e gli Usa negli ultimi mesi. Un segno del rischio protezionismo di questi tempi, ma io rimarco la centralità di mercati come gli Stati Uniti e dobbiamo insistere nella reciproca collaborazione. I Paesi arabi sono senz’altro un altro grande mercato in espansione su cui AfiDop già si impegna in fiere come Gulfood a Dubai.

Episodi recenti indicano quanto ancora sia un flagello per le Dop e le Igp la falsificazione e quindi la frode. Ben sapendo che ogni singolo Consorzio espleta azioni di tutela, vorrà/dovrà anche AfiDop assumere questi gravosi compiti?
La vigilanza è compito fondamentale assegnato per legge ai Consorzi di Tutela e ad altri organismi ben definiti, ma AfiDop sosterrà sempre la centralità della tutela per tutte le filiere.

Aicig e Afidop. Sono organismi distanti? Sono in virtuosa giunzione? Generano un overlapping che può anche causare affollamento e confusione? Insomma, come si rapporta con la sua presidenza, Afidop al cospetto di Aicig?
AfiDop e Aicig devono avere un rapporto sempre più stretto. In assemblea abbiamo già delineato un percorso di convergenza con Aicig, che prevede la nascita di un comitato di rappresentanza della nostra filiera. La strada delle sinergie, a cui accennavo, è ben tracciata.

Domenico Raimondo (Raimondo, neopresidente di Afidop «Casa comune per formaggi Dop e Igp»)
Domenico Raimondo

L'attuale Governo si è insediato da poco tempo. Ecco, se Afidop fosse chiamata (ed auspichiamo che ciò avvenga) a suggerire azioni concertate nell'ambito di una politica complessiva del nostro agroalimentare, zootecnia inclusa, Lei quali contributi di pensiero, quali indicazioni darebbe?
Noi vogliamo innanzitutto ascoltare il nuovo governo. Il Ministro Centinaio ha già annunciato un forte impegno a difesa del vero made in Italy, ora bisogna incontrarsi per capire insieme la direzione da seguire.

Il dine out sembra che ancora non privilegi, in ruoli combinati di offerta e di domanda, un consumo consapevole di formaggi di qualità. Talvolta, duole dirlo, siamo ancora in situazioni in cui il formaggio è quasi una commodity. Sta Afidop progettando azioni che abilitino il superamento di questa situazione?
Stiamo già andando verso il superamento, grazie al contributo di grandi chef ed alla crescente consapevolezza del mondo della ristorazione. Scoprire un formaggio Dop o Igp vuol dire andare alla scoperta di un territorio ed è questo viaggio che noi intendiamo promuovere sempre più.

Chiudiamo con domanda difficile. Lei va a cena con i suoi amici colleghi della nuova Giunta Esecutiva Afidop (Renato Invernizzi - Gorgonzola, Nicola Cesare Baldrighi - Grana Padano, Nicola Bertinelli, Parmigiano-Reggiano, Carlo Santarelli - Pecorino Toscano). Arriva il carrello dei formaggi e sono presenti Gorgonzola, Grana Padano, Parmigiano-Reggiano, Pecorino Toscano. Lei, dura lex sed lex, può sceglierne solo uno. Quale sceglie?
Ma se arriva un carrello con tutti quei formaggi, sarei uno sciocco a sceglierne solo uno. Vanno degustati tutti.

A conclusione dell’intervista, sorta di breve happy hour antemeridiano, un piccolo vassoio con perle di porcellana bianca: i bocconcini di Mozzarella di Bufala Campana Dop. Graditissimi.

Ci si accomiata dal presidente Raimondo e lo si ringrazia affettuosamente per la suppletiva dose di ottimismo che ci ha trasmesso. Le eccellenze dell’agroalimentare Dop, formaggi innanzi a tutto, sono il vettore trainante il nuovo modello di sviluppo del nostro Belpaese.