
Aumenta il succo nelle aranciate. Dal 12 al 20% dopo 60 anni di stop
Il provvedimento nazionale prevede un rialzo dal 12 al 20% del contenuto di succo d'arancia nelle bevande analcoliche prodotte in Italia che richiamino all'agrume in questione. Il provvedimento modifica una norma del 1958 con lo scopo di tutelare la salute dei consumatori adeguandosi al contesto europeo
06 marzo 2018 alle ore 11:00
La tendenza è infatti quella di promuovere un'alimentazione più sana e diffondere di conseguenza corretti stili alimentari. In questo ambito di studio, alcune ricerche hanno dimostrato che una bevanda con il 20% di succo di arancia aiuta a soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina C.

Questo "aiuto" dato dal 20% di succo d'arancia veicolerebbe un variegato mix di sostanze fitochimiche capaci di incidere positivamente sulla difesa del sistema immunitario. Inoltre questa norma offre il giusto riconoscimento alle bevande di maggior qualità riducendo l'utilizzo di aromi artificiali e soprattutto di zucchero, la cui elevata concentrazione potrebbe essere stata più volte utilizzata per sopperire alla minore qualità dei prodotti.
Infine, chi ancora può gioire di questa norma sono le imprese agricole, poiché l'aumento di percentuale di frutta nelle bibite andrà a valorizzare la produzione di oltre 10mila ettari di agrumeti italiani, situati soprattutto in regioni come Sicilia e Calabria. L'aumento della percentuale del contenuto minimo di frutta corrisponde all'utilizzo di 200 milioni di chili in più di arance all'anno.

La Coldiretti in particolare ritiene questa normativa un successo visto che prima di questa modifica, per ogni aranciata venduta sugli scaffali a 1,3 euro al litro, agli agricoltori vengono riconosciuti solo 3 centesimi per le arance contenute, un valore riportato da Coldiretti del tutto insufficiente a coprire i costi di produzione e di raccolta.

«L’innalzamento della percentuale di succo di frutta nelle bibite va a migliorare concretamente la qualità dell’alimentazione e a ridurre le spese sanitarie dovute alle malattie connesse all’obesità in forte aumento”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, nel sottolineare che «il prossimo passo verso la trasparenza è quello di rendere obbligatoria l’indicazione di origine in etichetta della frutta utilizzata nelle bevande per impedire di spacciare succhi concentrati importati da Paesi lontani come Made in Italy».

Questo "aiuto" dato dal 20% di succo d'arancia veicolerebbe un variegato mix di sostanze fitochimiche capaci di incidere positivamente sulla difesa del sistema immunitario. Inoltre questa norma offre il giusto riconoscimento alle bevande di maggior qualità riducendo l'utilizzo di aromi artificiali e soprattutto di zucchero, la cui elevata concentrazione potrebbe essere stata più volte utilizzata per sopperire alla minore qualità dei prodotti.
Infine, chi ancora può gioire di questa norma sono le imprese agricole, poiché l'aumento di percentuale di frutta nelle bibite andrà a valorizzare la produzione di oltre 10mila ettari di agrumeti italiani, situati soprattutto in regioni come Sicilia e Calabria. L'aumento della percentuale del contenuto minimo di frutta corrisponde all'utilizzo di 200 milioni di chili in più di arance all'anno.

La Coldiretti in particolare ritiene questa normativa un successo visto che prima di questa modifica, per ogni aranciata venduta sugli scaffali a 1,3 euro al litro, agli agricoltori vengono riconosciuti solo 3 centesimi per le arance contenute, un valore riportato da Coldiretti del tutto insufficiente a coprire i costi di produzione e di raccolta.

Roberto Moncalvo
«L’innalzamento della percentuale di succo di frutta nelle bibite va a migliorare concretamente la qualità dell’alimentazione e a ridurre le spese sanitarie dovute alle malattie connesse all’obesità in forte aumento”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, nel sottolineare che «il prossimo passo verso la trasparenza è quello di rendere obbligatoria l’indicazione di origine in etichetta della frutta utilizzata nelle bevande per impedire di spacciare succhi concentrati importati da Paesi lontani come Made in Italy».

