Orizzonti positivi per l’olio italiano. Il 2018, anno della risalita
Dopo un 2017 definito dagli esperti “di scarica” per l’olio italiano e mediterraneo, l’Organizzazione nazionale assaggiatori olio di oliva ha previsto per il 2018 una risalita. Al top ci sarà l’olio tunisino
Il 2018 potrebbe essere l’anno della risalita per l’olio d’oliva italiano con livelli che, se non altro, saranno migliori rispetto a quelli barcollanti del 2017. A dirlo sono le previsioni del mercato oleario elaborate, su dati Ismea, dall'Onaoo, l'Organizzazione nazionale assaggiatori olio di oliva alla vigilia della tre giorni del terzo meeting internazionale promosso dalla Scuola di Assaggio, la più antica al mondo, a Roma dal 7 a sabato 9. La situazione italiana sarà favorita dal mercato spagnolo in leggero calo ma dovrà fare i conti con quello tunisino al top del suo potenziale e in termini assoluti.

Il 2017, ricordano gli Assaggiatori Onaoo, è stato un anno di campagna che si definisce tecnicamente “di scarica”, situazione che del resto si è verificata in tutta l’area mediterranea. Per il 2018, continua l'analisi Onaoo, si prevede una riduzione della produzione in Spagna, con circa 100mila tonnellate in meno, a causa delle temperature molto elevate e della siccità. Opposto il quadro per l'Italia: 80mila tonnellate in più d'olive raccolte lungo la penisola con la Puglia in testa, (rappresenta il 40/50% della produzione totale del paese).
Andranno meglio anche la Sicilia e la Calabria, con risultati discreti. Nell'area centrale: Toscana, Marche, Umbria e Lazio troveremo meno volumi, per siccità e calore. La qualità, a detta della scuola di assaggio, sarà interessante nel 2018 per Puglia, Calabria e Sicilia. Nelle zone più colpite dalla siccità la produzione di olio oltre che avere una riduzione in termini numerici, presenterà anche difetti organolettici tipici come legno e secco. Saranno comunque oli poco fragranti.
In Italia si contano 5mila frantoi attivi, per lo più in Puglia, Calabria e Sicilia, regioni per le quali si prevede un aumento dei volumi che andranno a fare la differenza in positivo sulla previsione totale italiana da 200mila tonnellate del 2017 a 280mila del 2018. Per la Tunisia si prevede il triplo dell'olio avuto nel 2017. Dalla sua parte il favore di piogge arrivate al momento giusto insieme a generali condizioni favorevoli.

Il 2017, ricordano gli Assaggiatori Onaoo, è stato un anno di campagna che si definisce tecnicamente “di scarica”, situazione che del resto si è verificata in tutta l’area mediterranea. Per il 2018, continua l'analisi Onaoo, si prevede una riduzione della produzione in Spagna, con circa 100mila tonnellate in meno, a causa delle temperature molto elevate e della siccità. Opposto il quadro per l'Italia: 80mila tonnellate in più d'olive raccolte lungo la penisola con la Puglia in testa, (rappresenta il 40/50% della produzione totale del paese).
Andranno meglio anche la Sicilia e la Calabria, con risultati discreti. Nell'area centrale: Toscana, Marche, Umbria e Lazio troveremo meno volumi, per siccità e calore. La qualità, a detta della scuola di assaggio, sarà interessante nel 2018 per Puglia, Calabria e Sicilia. Nelle zone più colpite dalla siccità la produzione di olio oltre che avere una riduzione in termini numerici, presenterà anche difetti organolettici tipici come legno e secco. Saranno comunque oli poco fragranti.
In Italia si contano 5mila frantoi attivi, per lo più in Puglia, Calabria e Sicilia, regioni per le quali si prevede un aumento dei volumi che andranno a fare la differenza in positivo sulla previsione totale italiana da 200mila tonnellate del 2017 a 280mila del 2018. Per la Tunisia si prevede il triplo dell'olio avuto nel 2017. Dalla sua parte il favore di piogge arrivate al momento giusto insieme a generali condizioni favorevoli.

