Nella Penisola italica il farro ha iniziato a circolare intorno al VII sec. e probabilmente è stato il primo cereale a essere coltivato nel Lazio, diventando il cibo preferito di Etruschi e Romani. Ridotto a farina e mescolato al latte o acqua, era cucinato come una polenta. Nel mondo classico romano con questo grano si celebrava il rito matrimoniale (confarreatio): agli sposi veniva data da mangiare una focaccia di farro (farrum). Durante il Novecento è iniziato lentamente il suo declino, poiché sostituito dal frumento più semplice e meno costoso da coltivare.

(Le donne del farro biologico Lia e Leila Luzi anticipano le tendenze)

«Negli anni Novanta ci avevano richiesto di selezionare un seme - racconta Lia Luzi, titolare della Monterosso - poi l’accordo commerciale non andò a buon fine, così abbiamo deciso di riportarlo in purezza, affidando il lavoro a un Istituto cerealicolo. Nell’82 ci voleva una buona dose di coraggio perché, allora nessuno voleva il farro. Sono occorsi dieci anni, poi i risultati sono arrivati, tanto che il ministero delle Politiche agricole nel 2009 ci ha concesso il brevetto vegetale del seme “Monterosso Select”. Così, perché avevamo a disposizione la terra, abbiamo iniziato a coltivarlo e a fare prove con la pasta, in seguito abbiamo comprato un mulino a pietra, macchinari per poi commercializzare diversi tipi di pasta».

Va rilevato che il farro puro (triticum dicoccum) è adatto alla produzione della pasta, a differenza della spelta dal sapore amarognolo e poco gradevole. Produrre farro significa affrontare una coltivazione più complessa del riso e frumento, ma Monterosso ha scelto la strada della qualità: produce in circa 500 ettari a San Lorenzo in Campo (Pu), seguendo giorno dopo giorno la crescita e la maturazione nel rispetto dell’ambiente.

(Le donne del farro biologico Lia e Leila Luzi anticipano le tendenze)

La produzione è notevolmente inferiore ai moderni cereali, ma la riscoperta del mangiare sano, ha rivalutato il farro e, grazie al coraggio di Lia e di sua figlia Leila, Monterosso, ha conquistato un posto sugli scaffali di molti supermercati e negozi specializzati, grazie anche alla sua tracciabilità. «Importante è anticipare il mercato e noi abbiamo indovinato. Entro l’anno sarà in commercio anche una linea biologica certificata, con un packaging bianco dal particolare impatto visivo. Va tenuto conto che non usiamo concimi; ma anche l’altra linea non ha nulla da invidiare a quella biologica», termina Lia Luzi.

Inserire il farro nella dieta giornaliera significa prevenire malattie cardio vascolari e il diabete, non solo è ideale anche a chi pratica sport e agonismo, perché digeribile. Monterosso vanta premi e riconoscimenti, ma Lia e Leila non si accontentano mai: il farro non significa solo coltura, ma anche cultura, per divulgare e comunicare il suo prodotto ha creato nel 2001 la prima e unica “Farroteca”, un agriturismo interamente dedicato al farro. Si tratta di un caratteristico luogo d’incontro, dove si assapora un menu a base di questo cereale, ideale nelle diete, grazie al suo alto contenuto proteico e fibre, sali minerali e antiossidanti.

Per informazioni: www.farromonterosso.it