Il Figomoro sorprende in cucina. Gusto dolce per abbinamenti inediti
Il Figomoro di Caneva (Pn) è decantato nel friulano da secoli. La sua buccia scura nasconde dei sapori celestiali, il suo contenuto zuccherino è elevato, e ben si sposa con alimenti come lardo o battuta di trota
Il Figomoro non è un aitante ragazzotto particolarmente abbronzato. No no. Il Figomoro è una pregiata varietà di fico. Anche lui è aitante, scattante, magrolino ma muscoloso, molto dolce ma non stucchevole, con una buccia finissima e molto “abbronzata”. Invitata dal Consorzio per la tutela e valorizzazione del Figomoro di Caneva e dalla Camera di Commercio di Pordenone sono andata a scoprirlo. In realtà a riscoprirlo. L’avevo già più volte assaggiato nelle sue varie espressioni, meglio declinazioni: in confettura, caramellato, fresco, nel gelato, essicato ecc.

Ma partiamo dall’inizio. Le prime testimonianze scritte relative al Figomoro da Caneva risalgono al XIV secolo, ma soprattutto ai tempi della Serenissima Repubblica Veneta, quando viene citato come “frutto speciale che i porta da Caneva”, scoprendo così che era già noto nell’antichità (1460-1500) come prodotto specifico, tipico della zona, il cui gusto e sapore erano talmente decantati, da renderlo ricercato già in un periodo storico nel quale la domanda era sostenuta, e si confrontava quindi con prodotti provenienti da tutto il Mediterraneo.

Da allora è sempre stato presente in questo territorio a due passi dalle montagne e a quattro dal mare. La pianta di fico non ha bisogno di nulla, né di concimazioni né di acqua né di antiparassitari, si arrangia tutto da sola. Ha solo bisogno di una potatura destinata a favorire la raccolta. Ho visitato tre delle 53 aziende facenti parte del consorzio. In una erano presenti esemplari ultracentenari. Alberi bellissimi con un cappello amplissimo, potati bassi per permettere a tutti di poter godere, senza fatica, dei loro frutti.
Mi è stato spiegato il metodo di raccolta. Per individuare il frutto maturo bisogna controllare il colore che deve essere di un viola scurissimo tendente al marrone e che abbia le particolari e tipiche rotture che su di essa si verificano e che si autosanano per l’elevato tenore zuccherino posseduto. Il “Figomoro” da Caneva va mangiato con la buccia, perché sede di sapori celestiali. Per staccarlo dal ramo si deve afferrare il lungo picciolo e tirarlo verso l’alto. Se maturo si stacca agevolmente.

Una serie di show cooking, presso la scintillante dimora di Villa Frova e condotte con eleganza e maestria da Gianna Buongiorno, mi hanno fatto scoprire le innumerevoli possibilità di abbinamento del Figomoro. Cristian Fraresso, del catering Le Troi Chef, mi ha deliziato con preparazioni di grande interesse. Tra tutte quella che mi ha particolarmente emozionato è stata una Battuta al coltello di trota affumicata (dell’azienda Trota Blu sempre di Caneva di proprietà di Alberto Corona), lardo alle erbe, scalogno confit, figomoro fresco e in confettura.

Mai avrei pensato che la trota affumicata si sposasse così armoniosamente con la dolce aromaticità del fico e che la freschezza dello scalogno unita alla grassezza del lardo creassero un insieme così particolarmente intonato. Dimenticavo che prima di godere delle delizie di questo frutto incantatore abbiamo visitato il sito palafitticolo a Palù di Livenza, a due passi da Caneva, uno tra i più interessanti siti palafitticoli neolitici d’Italia settentrionale e per questo entrato a far parte dal 2011 nel Patrimonio mondiale dell’Unesco. Una visita che vi consiglio vivamente.

Ma partiamo dall’inizio. Le prime testimonianze scritte relative al Figomoro da Caneva risalgono al XIV secolo, ma soprattutto ai tempi della Serenissima Repubblica Veneta, quando viene citato come “frutto speciale che i porta da Caneva”, scoprendo così che era già noto nell’antichità (1460-1500) come prodotto specifico, tipico della zona, il cui gusto e sapore erano talmente decantati, da renderlo ricercato già in un periodo storico nel quale la domanda era sostenuta, e si confrontava quindi con prodotti provenienti da tutto il Mediterraneo.

Da allora è sempre stato presente in questo territorio a due passi dalle montagne e a quattro dal mare. La pianta di fico non ha bisogno di nulla, né di concimazioni né di acqua né di antiparassitari, si arrangia tutto da sola. Ha solo bisogno di una potatura destinata a favorire la raccolta. Ho visitato tre delle 53 aziende facenti parte del consorzio. In una erano presenti esemplari ultracentenari. Alberi bellissimi con un cappello amplissimo, potati bassi per permettere a tutti di poter godere, senza fatica, dei loro frutti.
Mi è stato spiegato il metodo di raccolta. Per individuare il frutto maturo bisogna controllare il colore che deve essere di un viola scurissimo tendente al marrone e che abbia le particolari e tipiche rotture che su di essa si verificano e che si autosanano per l’elevato tenore zuccherino posseduto. Il “Figomoro” da Caneva va mangiato con la buccia, perché sede di sapori celestiali. Per staccarlo dal ramo si deve afferrare il lungo picciolo e tirarlo verso l’alto. Se maturo si stacca agevolmente.

Battuta al coltello di trota affumicata, lardo alle erbe, scalogno confit, figoMoro fresco e in confettura
Una serie di show cooking, presso la scintillante dimora di Villa Frova e condotte con eleganza e maestria da Gianna Buongiorno, mi hanno fatto scoprire le innumerevoli possibilità di abbinamento del Figomoro. Cristian Fraresso, del catering Le Troi Chef, mi ha deliziato con preparazioni di grande interesse. Tra tutte quella che mi ha particolarmente emozionato è stata una Battuta al coltello di trota affumicata (dell’azienda Trota Blu sempre di Caneva di proprietà di Alberto Corona), lardo alle erbe, scalogno confit, figomoro fresco e in confettura.

Mai avrei pensato che la trota affumicata si sposasse così armoniosamente con la dolce aromaticità del fico e che la freschezza dello scalogno unita alla grassezza del lardo creassero un insieme così particolarmente intonato. Dimenticavo che prima di godere delle delizie di questo frutto incantatore abbiamo visitato il sito palafitticolo a Palù di Livenza, a due passi da Caneva, uno tra i più interessanti siti palafitticoli neolitici d’Italia settentrionale e per questo entrato a far parte dal 2011 nel Patrimonio mondiale dell’Unesco. Una visita che vi consiglio vivamente.


