La lotta contro il pesce taroccato è ad una svolta: l'Ue voterà domani un documento che invoca un sistema di “tracciabilità rigorosa contro l'etichettatura errata del pesce”. Secondo l'Unione europea devono essere effettuate verifiche su tutti i pesci che arrivano ai ristorante e devono al contempo essere introdotte misure che permettano di ricostruire tutti i passaggi dal momento in cui ogni singolo esemplare è pescato da mari e oceani.



Un'etichetta insomma che riporti tutte le informazioni rilevanti, così da fornire una valida garanzia al consumatore e premiare chi fa il proprio lavoro in modo onesto. Una vera rivoluzione, se vogliamo, sulla produzione e sul commercio di prodotti ittici. Se apparentemente molto minuziosa, tale intenzione è motivata da dati statistici molto preoccupanti: secondo uno studio universitario commissionato dalla Ong Oceania, nei ristoranti di Bruxelles quasi un piatto di mare su tre non è quello promesso dal menu.

Questo è solo un esempio, i pesci “taroccati” sono davvero tanti: in prima posizione il tonno, soprattutto se servito crudo, seguito da merluzzi e branzini. E la “truffa” non riguarda solo i ristoranti, ma anche le famiglie che comprano a mercati e supermarket. Ecco da qui il voto e la richiesta ai governi perché provvedano al controllo dei prodotti che provengono da mare e simili. Ma da dove si genera essenzialmente questo “danno informativo” nei confronti del consumatore? Forse da un errore nella traduzione dell'etichetta originale, forse invece da una modifica volontaria: fatto sta che, come per magia, il pangasio del Mekong, pescato in acque tra le più inquinate al mondo, diventa cernia o baccalà; o l'halibut si trasforma in sogliola.

L'ultima analisi a campione (ridotto) compiuta dall'Ue nel 2015 sostiene che il pesce frode è servito nel 6% dei casi, con punte del 27% a Malta. «Ho la sensazione - rivela Renata Briano, eurodeputata Pd - che il dato medio sia ragionevole anche per l'Italia». È necessario dunque un intervento: la palla in mano adesso all'Unione, nella speranza di un cambiamento che dia maggior sicurezza al consumatore.