“Igp Roma”: questo il marchio di riconoscimento che identificherà sui mercati l'olio extravergine d'oliva prodotto nella Regione Lazio. «Da questo progetto nasce un modello che costruità reddito», ha dichiarato David Granieri, presidente della Coldiretti Lazio, sintetizzando gli orizzonti di questa nuova denominazione, «che abbiamo voluto chiamare così - ha aggiunto - perché il nome della nostra Capitale vale su internet 600 milioni di contatti».

Igp Roma, l'olio extravergine del Lazio in un progetto che unisce 316 Comuni

Un discorso, il suo, tenuto a Tivoli, dove Granieri ha incontrato gli olivicoltori per illustrare le prospettive di crescita del settore, in attesa che il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali insieme alla Commissione europea diano il via libera al marchio distintivo dell'olio laziale.

«Nel comprensorio tiburtino tra Tivoli e Palombara - ha ricordato il direttore Coldiretti Lazio, Aldo Mattia - si contano 4mila ettari di oliveti e 2mila aziende, piccole e medie, che fanno un prodotto di alta qualità, ma poco remunerato a causa della storica frammentazione del tessuto produttivo che finora ha sempre impedito la strutturazione di una adeguata rete commerciale».

La Igp si inserisce in questa prospettiva, con lo scopo di favorire il processo di aggregazione degli olivicoltori e la concentrazione del prodotto, «condizioni senza le quali - ha spiegato Granieri - la Op Latium, organizzazione che in tutto il Lazio associa 9mila produttori, non avrebbe mai potuto spuntare i vantaggiosi contratti con i grossisti di olio extravergine che gia' da un biennio stiamo firmando».

Il Lazio (con un patrimonio di 16 milioni di piante) vale il 10% del consumo interno di olio, mentre incide sulla produzione nazionale per il 18%. La produzione regionale di extravergine (media sulle ultime tre campagne) è di 20mila tonnellate annue a fronte di un consumo annuo di olio di 72mila tonnellate. Il 63% della produzione è destinata all'autoconsumo.

«È sul restante 30% di prodotto che inciderà la Igp Roma - ha concluso Granieri - quello è l'olio che potremo valorizzare col marchio di distintività che ci renderà identificabili nel mondo. A quel punto potremo vendere al giusto prezzo e garantire margini di reddito agli olivicoltori che oggi, spesso, coprono appena le spese». L'Indicazione geografica protetta, che potrebbe essere riconosciuta e autorizzata già dalla primavera del prossimo anno, coinvolgerà 316 comuni laziali (107 dei quali in provincia di Roma) e svilupperà una produzione stimata in 79mila quintali annui.