Annata nera per l'olio italiano. Previsto un -37% di produzione dal 2015
Annata in calo per l’olio italiano che si stima raggiungerà 298 migliaia di tonnellate (-37% dal 2015). A soffrire è stata soprattutto la produzione delle regioni del sud Italia, vittime della mosca olearia
Per la campagna di raccolta delle olive appena iniziata si prevede una resa di 298 migliaia di tonnellate, in calo del 37% rispetto allo scorso anno e con prezzi attesi in forte rialzo. La stima è di Unaprol-Consorzio olivicolo italiano, che sottolinea come sia fisiologica un'annata in calo dopo il raccolto abbondante della scorsa campagna e come l'Italia rimanga comunque il secondo produttore mondiale dietro la Spagna e davanti la Grecia.

«Il bilancio inoltre potrebbe essere un po’ raddrizzato - osserva David Granieri, presidente Unaprol - dalle molteplici piccole aziende che sono sotto la soglia del parametro minimo produttivo assunto dai rilevamenti ufficiali».
A soffrire è stata soprattutto la produzione delle regioni del sud Italia che hanno dovuto fare anche i conti con la mosca olearia, parassita che attacca gli olivi. Per la Puglia, primo produttore in Italia di olio, si stima una produzione in calo del 40%, a 242.169 tonnellate. Perdite ancora maggiori per la Sicilia (-42% a 52.409 tonnellate) e la Campania che crolla del 49% a 19.332.
Sulla Puglia incombe ancora l'emergenza xylella, ma l'incidenza sulle perdite «finora si attesta al 5%», osserva il vicepresidente di Unaprol Pantaleo Piccinno. «Quello della Xylella è un danno progressivo dovuto al graduale essiccamento della pianta che via via si fa più pesante. E purtroppo non si riscontrano progressi nei tentativi di contrasto».
Ci sono comunque al nord regioni che sorridono. Per il Veneto in particolare si stima un incremento della produzione del 30%, a 1.761 tonnellate. «E anche in Friuli e Trentino si prevede il segno più» osserva Albino Pezzini, presidente di Aipo-Associazione italiana produttori olivicoli dell'area nord est (Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia).

«Il bilancio inoltre potrebbe essere un po’ raddrizzato - osserva David Granieri, presidente Unaprol - dalle molteplici piccole aziende che sono sotto la soglia del parametro minimo produttivo assunto dai rilevamenti ufficiali».
A soffrire è stata soprattutto la produzione delle regioni del sud Italia che hanno dovuto fare anche i conti con la mosca olearia, parassita che attacca gli olivi. Per la Puglia, primo produttore in Italia di olio, si stima una produzione in calo del 40%, a 242.169 tonnellate. Perdite ancora maggiori per la Sicilia (-42% a 52.409 tonnellate) e la Campania che crolla del 49% a 19.332.
Sulla Puglia incombe ancora l'emergenza xylella, ma l'incidenza sulle perdite «finora si attesta al 5%», osserva il vicepresidente di Unaprol Pantaleo Piccinno. «Quello della Xylella è un danno progressivo dovuto al graduale essiccamento della pianta che via via si fa più pesante. E purtroppo non si riscontrano progressi nei tentativi di contrasto».
Ci sono comunque al nord regioni che sorridono. Per il Veneto in particolare si stima un incremento della produzione del 30%, a 1.761 tonnellate. «E anche in Friuli e Trentino si prevede il segno più» osserva Albino Pezzini, presidente di Aipo-Associazione italiana produttori olivicoli dell'area nord est (Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia).

