È il Lazio meridionale, quello al suo meridione costiero confinante con la Campania ed al suo meridione dell’entroterra confinante ad est con l’Abruzzo, territorio da millenni vocato alla coltivazione dell’ulivo, l’area emergente degli oli extravergine di oliva di qualità eccelsa. Certo, combinazione magica di terreni asciutti e rocciosi, altitudine tale da eliminare con ragionevole certezza il flagello della mosca olearia.



E poi c’è l’uomo. Qui coesistono homo faber ed homo sapiens, per come l’uno intesse con l’altro virtuose laboriosità con l’abbrivio di sapere atavico che fertilizza e catalizza i saperi nuovi. La confidenza con la nuova tecnologia, il ricorso a figure di spiccata professionalità, la consapevolezza che ogni fase del processo che dalla drupa sulla pianta porta all’olio in bottiglia, necessita di appropriate e meticolose attenzioni.

E l’uomo si organizza e genera piccole realtà di encomiabile valore atte, posta l’altrui volontà, a divenire benchmark sui propri specifici territori. E allora il nostro viaggio principia dal ponte sul Garigliano, nei pressi di Minturno, là dove la Campania della Terra di Lavoro, si ritrae per far posto al Lazio. Minturno, Scauri, Formia, Gaeta e poi la strada interna, intreccio tra il vecchio tracciato dell’Appia e la Via Francigena. Si attraversa Itri, magari con sosta per approvvigionamento di ottime carni da Scherzerino e finalmente si giunge a Lenola, paesino collinare retrostante Fondi, famosa per il suo Mercato Ortofrutticolo.

Il mare di Terracina, con il mito di Ulisse ammaliato dalla maga Circe, è poco distante. Qui, sebbene Lazio, è ancora territorio atto alla produzione della Mozzarella di Bufala Campana Dop. Un caseificio su tutti svetta per qualità: Casabianca, nella piana di Fondi. Tra questi carezzevoli colli lenonesi ha dimora La Tenuta dei Ricordi. E qui le rimembranze sono quelle della dura fatica contadina. Mauro, il giovane ed appassionato olivicoltore, da sorella e genitori coadiuvato, conduce gagliardamente l’azienda che ha come prevalente mercato di sbocco l’estero.

La piccola parte domestica è destinata all’alta ristorazione ed ai negozi specializzati. In pochi anni di attività, già copiosi e soprattutto prestigiosi, i premi conseguiti da La Tenuta dei Ricordi. Frammentati gli uliveti, per un totale di circa 1.500 piante, tutte di varietà itrana. Si raccoglie (manualmente) ad ottobre, ad inizio invaiatura, e si ha cura di ultimare la raccolta entro la prima metà di novembre. Tra raccolta e frangitura (a ciclo continuo) non passano neanche 24 ore.

Il prodotto principale de La Tenuta dei Ricordi è La Cesa ottenuto dalla frangitura di olive della varietà itrana. Ha fruttato intenso con note di erba appena falciata. Deciso quanto piacevolmente gradevole in bocca il sentore di pomodoro verde. Note finali di mandorla amara. A scaffale, la bottiglia da mezzo litro è in vendita a 9 euro circa. Oltre all’olio, Mauro produce anche olive bianche ed olive di Gaeta in salamoia naturale. Ottimi, molto gustosi, i tre paté di olive di Gaeta, di olive e arance, di cicoria.

A breve La Tenuta dei Ricordi avrà nuova sede atta ad ospitare clienti e visitatori, consentendo degustazioni guidate ed acquisti in loco. Si lascia Lenola e si punta su Sonnino, il che equivale a percorrere per breve tratto la Flacca e poi, provvidenziale grazie al lungo tunnel il bypass di Terracina, arrampicarsi fino a giungere all’incontro con Impero Maggiarra. Impero Maggiarra è un vispo giovanotto ultrasettantenne. Nacque in olio, verrebbe da dire; di certo ha confidenza assoluta, competenza sedimentata e sapere sommo di quanto è olivo e di quanto è olio che ne sortisce.

Nel salutare Mauro a Lenola, gli si comunica che si prosegue per Sonnino per andare da Impero Maggiarra. Virtualmente, Mauro si scappella al cospetto di colui il quale viene considerato, a ragione, il riscopritore e perciò valorizzatore della varietà itrana. È molto bello tutto ciò. Il primo impatto nel visitare l’azienda di Impero è sconvolgente per dovizia di premi conseguiti. Solo per gli Ercole Olivario vinti, vi è apposita bacheca. Sono in numero di 13. E qui si tace degli altri numerosi premi vinti dagli oli di Impero, non solo in Italia ma anche all’estero.

Anche Impero, così come Mauro, esporta gran parte del suo olio. La produzione di Impero è rigorosamente biologica. Visitare gli uliveti di Impero è sorta di visita ad un museo del paesaggio. Terra di Volsci (pericolosi nemici di Roma), sul versante settentrionale dei Colli Ausoni, tracce della Via Francigena, il Circeo in lontananza ed altro mare verde, quello dei frondosi ulivi. Tremila circa le piante di Impero. Le olive non vengono mai a contatto con il terreno grazie ad un sistema di telonatura che ricopre l’intero appezzamento di terreno.

Le olive vengono raccolte a mano nel periodo che va da novembre a gennaio. L’operazione delicata dell’estrazione dell’olio viene fatta a freddo lo stesso giorno di raccolta presso un frantoio locale certificato biologico. L’olio ottenuto viene conservato nei contenitori in acciaio inox. L’olio viene imbottigliato all’occorrenza. Si degusta, guida Impero, il suo olio eponimo, da sole drupe itrana. Ha evidenti le note balsamiche dell’eucalipto. In bocca si avverte il carciofo. La bottiglia da mezzo litro, un’anfora ad essere precisi, è a scaffale nei negozi specializzati a circa 11 euro. Impero produce anche olive da mensa.

Si lascia Sonnino e, dando le spalle al mare, ovvero puntando ad oriente e virando a mezzogiorno, si va nel versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo. A San Donato Val di Comino. L’oro verde in quota rosa! A riceverci, insieme al consorte, è Valentina Franco, anima della cooperativa Produttori Valle di Comino.

Qui non siamo più in area itrana, bensì qui è coltivata una varietà pressochè sconosciuta: marina, qui trapiantata nel XVI secolo. Sebbene non ancora certificata e pertanto da non potersi ufficialmente denominare tale, quindi un de facto ancorchè non ancora de iure, siamo al cospetto di olivicoltura biologica con uliveti posti a 700 metri di altitudine. La raccolta delle drupe, effettuata a mano, avviene tra novembre e dicembre. Le olive raccolte sono molite entro le 24 successive.

Impero MaggiarraL’olio ha buona bocca di pomodoro con sentori di carciofo. Quanto gradevole è il permanere del piccante! Produzione praticamente quasi tutta all’estero, in Giappone particolarmente per quanto i giapponesi abbiano ravvisato nella drupa marina delle proprietà medicamentose. A scaffale in Italia, nei negozi specializzati, la bottiglia da mezzo litro la si trova (se la si trova) ad un prezzo di 6 euro circa.

Valentina, da suo marito e da altro socio coadiuvata, sta provvedendo ad erigere la nuova sede dell’azienda. Essa, pronta nel prossimo anno, consentirà visite guidate e vendita dei prodotti in house. Un triangolo scaleno, praticamente, con vertici a Lenola, Sonnino, San Donato Val di Comino. Due cultivar: itrana e marina. Tre persone (molto più di tre perchè ci sono le squadre; si canta in coro, qui il solista non ha successo) accomunate da competenza ricevuta, accumulata e sempre crescente. Ancora, accomunate da una passione per la loro terra, per i loro ulivi, per i loro oli.

Gli estimatori dei loro oli sono nel mondo. Oli conosciuti in Italia ed ancor più ed ancor meglio conosciuti ed apprezzati all’estero. Persone accomunate dal talento che gli ha saputo indicare il giusto punto di partenza, a chi tanto tempo addietro (è il caso di Impero Maggiarra) ed a chi di recente (Mauro e Valentina),e gli sa suggerire il punto di arrivo.

Punto di arrivo che assume il profilo di un traguardo asintotico, perchè tendere all’eccellenza è anche questo: essere talentuosamente dotati di quella tensione all’eccellenza che evita impigrimenti e che fa vivere il proprio lavoro come la più gioiosa e la più bella delle sfide. Complimenti, cari Mauro, Impero e Valentina (complimenti alle vostre squadre).