Croccante, dolcissima e profumata, la Carota Novella Igp di Ispica, stimolando la fantasia degli chef, si è imposta come protagonista di tanti menu stellati e non solo, dall’antipasto al dolce. È al sole di Sicilia e a un terreno particolarmente vocato che ruba il gusto che la rende unica. Può essere coltivata solo in un’area ben delimitata tra le province di Ragusa, Siracusa, Catania e Caltanissetta, nell’estrema punta sudorientale della Sicilia, un territorio che storicamente ha fondato il proprio sistema produttivo e la propria economia sull’orticoltura.



Questa carota viene coltivata “in controstagione”, cioè seminata in autunno e raccolta in primavera, mai oltre giugno. Dal colore aranciato intenso, era apprezzata per la sua qualità fin dagli anni Cinquanta, come è documentato da un articolo del 1955 dell’agronomo Giuseppe Di Pietro, pubblicato sulla rivista di storia e cultura ispicese “Hyspicae Fundus”. La sua particolarità è che non si tratta di una cultivar autoctona - è la Rossa semilunga Nantese - ma come accade per alcuni vitigni è solo qui che dà il risultato migliore, per un magico mix ambientale.

È certo comunque che il suo territorio è quello della Sicilia che riceve più luce in inverno, il suo periodo di vegetazione. Dagli anni Cinquanta la coltivazione di questa carota, cominciata ad Ispica, si è progressivamente allargata fino a comprendere tutti gli attuali territori, i cui punti di forza restano le caratteristiche del terreno ed il clima. Fin da allora il prodotto era molto apprezzato ed esportato nel Nord Europa.

Si dice che i doganieri non controllassero il contenuto delle casse perché a rivelarne il contenuto bastava il profumo. Nel 2010 con la nascita del Consorzio e nello stesso anno con il riconoscimento dell’Igp, è stata segnata la riscossa di questo umile ortaggio, sotto tono in cucina e poco protagonista pur essenziale a mille e mille preparazioni, magari nel classico abbinamento con sedano e cipolla.

Ma “novella” è solo lei: nessun’altra può essere né coltivata né commercializzata al di fuori del periodo stabilito dal Consorzio e per essere tale non può essere coltivata per più di due anni nello stesso terreno. Insomma, è davvero di stagione, e non potrebbe essere altrimenti. È questo il segreto che le consente di essere gustata al massimo del suo gusto e di un valore nutrizionale d’eccezione. Un imballaggio sigillato con il logo del Consorzio ne garantisce l’identità.



La scienza ci dice che la carota per le sue qualità salutari può essere considerata una pianta medicinale, che contiene il miracoloso carotene che si trasforma in vitamina A, e anche tante altre del gruppo B, PP, D ed E oltre a vari principi utili. Ha proprietà antiossidanti, combatte il colesterolo, fa bene praticamente a tutto facendoci diventare più sani e più belli. Ma è soprattutto buona.

«Fin dalla nascita del Consorzio di tutela - dice il presidente Carmelo Calabrese - abbiamo investito molto sulle azioni di promozione e comunicazione che hanno portato le singole aziende ad innescare un maggiore attività commerciale. Siamo riusciti a differenziare il nostro prodotto e a renderlo visibile nei suoi elementi caratterizzanti: naturalità, stagionalità, freschezza, integrità del valore organolettico, territorio di produzione, tipicità. Un valore aggiunto che ci fa ben sperare per il futuro e un percorso decisamente in crescita».

Molta attenzione, da parte degli attuali 13 soci più rappresentativi, al rispetto le risorse ambientale e all’utilizzazione della preziosa acqua, proveniente da pozzi artesiani. Si fa agricoltura integrata rispettando il disciplinare, con impiego ridotto di agrofarmaci, monitoraggi continui e assoluta tracciabilità. Ma la Carota Novella di Ispica è diventata anche un’occasione in più per celebrare l’orgoglio dell’enogastronomia siciliana.

Basti pensare all’entusiasmo con cui viene è accolta l’iniziativa "Appuntamento col Gusto", con il coinvolgimento di 200 ristoranti della regione e a cui hanno aderito anche i le associazioni di rappresentanza della migliore ristorazione e dell'ospitalità. Del resto che la carote potessero essere protagoniste lo avevano ben compreso gli chef stellati come Carlo Cracco, con la sua Crema di carote e curcuma, o Niko Romito con lo Sformatino di pane carote e olive nere, fino a Pietro Leeman, lo chef guru dei vegetariani, che ripropone una sontuosa torta di svizzera di carote.

Altro che le limitatissime ricette dei testi sacri, come le Carote fritte dell’Artusi o quelle ripiene di Ada Boni. Sono soprattutto li chef siciliani che hanno dato alla carota il posto d’onore, abbinandola alle tipicità dell'isola in un'armonia di sapori e di colori accesi. Giorgio Antoci, patron del ristorante Il Baglio di Ragusa l’ha declinata dall’antipasto al dolce, con le patate in forma hamburger nel Panino “alla stimpirata” con sfilacci di coniglio, trasformandola in Tagliatelle con crema di pane, alici e bottarga, in Purè con filetti di sgombro e infine in Flan al Grand Marnier con arancia e finocchietto e nel classico Cannolo, ma destrutturato.



Altrettanto hanno fatto gli chef del resort ragusano Poggio del Sole, inserendo la carota in un sontuoso bollito, in focacce e in dolci tipici. Anche la vicina Modica, dove da poco è stato inaugurato il primo museo storico del Cioccolato, ha dedicato al nobile ortaggio una tavoletta. L'autore è Giuseppe Rizza, giovane e super premiato maestro che fa il cioccolato modicano abbinandolo ad ogni eccellenza siciliana. Alla quarta generazione di mastri cioccolatieri, ha creato finora 34 tipologie.

Scoprire i luoghi della Carota novella Igp di Ispica significa anche conoscere un territorio che custodisce alcuni tra i più importati esempi del barocco siciliano, diventati patrimonio dell’Unesco, come le città di Ragusa, Modica e Scicli , il liberty di alcuni palazzi, il castello di Donnafugata, i siti archeologici come le Cave di Ispica.

Bellissimi, l’Antico convento dei cappuccini di Ragusa Ibla diventato scuola mediterranea di enogastronomia e residenza, e il feudo dell’ottocentesca Villa Fegotto con annessi agricoli straordinariamente conservati, cantine, abbeveratoi, stalle, frantoi e anche con la scuola per i figli dei contadini. E poi, come non citare la casa del commissario Montalbano a Puntasecca, la più fotografata di tutta la Sicilia? Una preziosa occasione di sviluppo turistico da non perdere è la recentissima apertura dell’Aeroporto di Comiso.