Dall'Unasco, la carta di identità degli oli. Un viaggio dalla bottiglia all'albero
L'Unasco, organizzazione che unisce i produttori di olio, ha presentato il progetto che prevede per ciascuna bottiglia di olio la creazione di una carta d'identità, con tutte le informazioni relative alla sua produzione

L’extravergine dei produttori aderenti all’Unasco dovrà essere sicuro, rispettoso dell’ambiente e legato al territorio dove nasce. A garantirlo, per tutelare il lavoro del produttore e la scelta del consumatore, sarà una carta d’identità allegata a ciascuna bottiglia.
Inserendo il codice presente in etichetta sul sito www.olitaliano.eu sarà infatti possibile ottenere tutte le informazioni relative a quell’olio: luogo di provenienza, mappa dell’oliveto, modalità di raccolta, se meccanica o brucatura, l’ubicazione del frantoio, il luogo di stoccaggio e il materiale che lo contiene (di rigore acciao inox per preservarlo dall'ossidazione) fino all’imbottigliamento e alla distribuzione.
È un viaggio all’indietro dalla bottiglia all’albero, un racconto non a parole ma con un impianto documentale certificato. All’Unasco, l’associazione delle organizzazioni di produttori olivicoli, aderiscono 200mila aziende olivicole di tutt’Italia e con questo progetto cofinanziato dall’Unione europea e da ministero delle Politiche agricole viene realizzata la piena tracciabilità degli extravergine provenienti da dieci regioni italiane, dei quali è certificata l’origine e garantita la qualità.
A presentare l’iniziativa a Roma ad Eataly, il mega store del gusto in cui comincerà la commercializzazione delle etichette, c’era il presidente Unasco Luigi Canino (nella foto accanto), il coordinatore del progetto, Valerio Cappio, Marco Oreggia curatore della guida Flos Olei e il direttore di Eataly Alberto Mosca. Il giornalista Fabrizio Russo ha coordinato il dibattito a cui hanno partecipato alcuni rappresentato alcuni rappresentanti del mondo agricolo. La presentazione del progetto avviene in un momento in cui il nostro olio è stato particolarmente oggetto di interesse, e anche di qualche sospetto sulla sua qualità. Un dibattito che ha preso il via dai ben noti fumetti pubblicati dal New York Times e che ha provocato non poche reazione indignate delle associazioni di categoria e perplessità nei consumatori. Successive rettifiche hanno calmato le acque, ma resta il problema di una più efficace garanzia dal rischio di sofisticazioni che solo una migliore normativa nazionale e comunitaria può garantire.
«Abbiamo realizzato - ha detto Luigi Canino - un sistema integrato di rintracciabilità e qualità certificato da un ente terzo (sistema Unasco) il quale consente di controllare tutto il processo produttivo, dal campo alla bottiglia, tramite tecnici qualificati che verificano il rispetto da parte dei produttori. di rigidi disciplinari di qualità lungo tutta la filiera».
La qualità, a cui mirano gli associati, è assicurata dall’osservanza dei disciplinari, sia per il biologico che per l’integrato, e il prodotto finale garantisce la sicurezza alimentare perché le sofisticazioni oltre che un danno ai produttori onesti può provocare anche danni alla salute di chi consuma un prodotto che entra in tutte le case. Per Marco Oreggia un sistema di tracciabilità e rintracciabilità e la proposta di un carrello e quindi di una carta degli oli può dare agli operatori uno strumento in più.
«In Italia abbiamo un parco varietale incredibile - ha detto - ed è importante che il consumatore sappia quello c’è nella bottiglia che ha acquistato e come possa armonizzarsi ad un piatto, che un olio può esaltare o rovinare. Basterebbe soltanto che per conoscere le qualità aromatiche e gustative degli oli e i giusti abbinamenti si affidasse ai tre classici: il fruttato leggero, il medio o l’intenso».
Il nostro Paese vanta il maggior numero di cultivar: 538, contro le 272 della Spagna, 52 della Grecia, 24 del Portogallo e 5 della Francia. Per Franco Verrascina della Copagri «La carta d’identità degli oli è un’iniziativa importante che si inserisce nei progetti che mirano a difendere il marchio delle nostre produzioni. Riteniamo infatti che il mondo agricolo deve riappropriarsi dei propri segmenti di filiera anche per risolvere il problema di una giusta redditività». Questa iniziativa consente anche di conoscere attraverso il web i tanti territori vocati in cui proprio una olivicoltura responsabile contribuisce alla tutela dell’ambiente.
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