Troppo buona per non essere imitata, taroccata, contraffatta. La mozzarella di bufala campana Dop, quella vera, la delizia perlacea di latte bufalino prodotta in un’area delimitata e tutelata da un consorzio, deve continuare a difendere la sua unicità contro i prodotti più improbabili prodotti e venduti in Italia e all’estero.

Ne abbiamo viste di tutti i colori, letteralmente, persino blu. Attraverso le maglie di una normativa da rivedere e approfittando di una terminologia di non immediata comprensione, chiunque può fare mozzarella, e anche di bufala, se c’è latte bufalino, e chissà in quale percentuale.

L’ultimo attacco a questa perla del nostro agroalimentare arriva dalla tv (Servizio Pubblico di Michele Santoro) e come sempre immediato è stato il contraccolpo sui consumi e sulle vendite, con un gravissimo danno per un comparto virtuoso che conta 15 mila addetti.

Altrettanto immediata è stata la reazione del Consorzio della mozzarella di bufala campana Dop che, con il suo presidente Domenico Raimondo (nella foto, a destra) e col direttore Antonio Lucisano (nella foto, a sinistra), carte alla mano ha smentito ogni accusa e dimostrato ancora una volta la trasparenza delle azioni dei loro 110 soci.

Lo ha fatto a Roma nella sede Aicig, l’Associazione italiana consorzi indicazioni geografiche, organismi nati 50 anni fa. L’associazione con una voce sola, tutela, promuove e valorizza le produzioni di eccellenza. «È un vizio tutto italiano - ha detto il suo segretario, Pier Maria Saccani - denigrare i propri prodotti e i consorzi che li tutelano, modelli che tutt’Europa ci invidia e ci copia. Sono organismi, legati a imprese che si impegnano a lavorare bene, nonostante normative spesso frammentarie, creando occupazione e un indotto a livello socioeconomico impressionante».

Ma i dirigenti del Consorzio della mozzarella di bufala campana Dop non sono venuti a Roma per difendersi da attacchi mediatici basati su accuse non dimostrate e non dimostrabili e su informazioni che basterebbe definire superficiali.

«Non sapremmo neppure cosa confutare - ha detto Antonio Lucisano - perché non abbiamo capito la tesi. Di certo è che questa trasmissione sta facendo un danno notevole alla filiera, e c’è anche chi approfitta di simili eventi. Probabilmente alcuni casi tirati in ballo si riferiscono a eventi di 5 anni fa, molto prima che il Consorzio si rinnovasse nello statuto e nelle persone».

Il nuovo statuto, infatti, è datato 2011. Il Consorzio conta oggi 110 soci, tutti all’unanimità favorevoli alla massima trasparenza e all’adozione volontaria di un codice etico a maglie sempre più fitte per evitare azioni e speculazioni appetibili a molti. Basti dire che finora sono stati fatti migliaia di controlli. Per i non virtuosi è prevista l’espulsione.

da sinistra: Antonio Lucisano e Domenico Raimondo

Ma ecco che si torna a chiedere anche il contributo delle istituzioni, se è vero che come ha detto ancora Lucisano «Il Consorzio può solo togliere la qualifica di socio a un produttore che di macchia di qualche accusa. Spetta al ministero delle Politiche agricole impedire che continui a produrre con il marchio Dop, noi non abbiamo poteri».

La tracciabilità assoluta, mission del Consorzio, è stata sottolineata dal presidente Domenico Raimondo. «Tra i risultati del nuovo corso è la nascita del Consorzio paritetico tra allevatori e trasformatori, che ha predisposto importanti modifiche al disciplinare di produzione che ora attendono, dopo 18 mesi, l’approvazione delle regioni interessate e del ministero delle Politiche agricole. Sarà un disciplinare moderno, su qualità e tracciabilità, e più attuale rispetto alle nuove esigenze della distribuzione per intercettare fasce più ampie di consumatori».

Anche Franco Valfrè del Dqa, l’organismo di controllo che segue il Consorzio, ha confermato l’assoluta aderenza alle regole, persino monitorando il latte bufalino che entra nei caseifici e comparandolo alla mozzarella che esce.

In definitiva, mentre è facile immaginare come la mozzarella di bufala campana Dop possa scatenare appetiti (di un altro tipo) grazie a normative incomplete e aggirabili, è fermamente da condannare un certo giornalismo d’assalto basato su testimonianze sospette di chi ha interesse a denigrare un settore modello e il suo prodotto, simbolo più di altri di purezza e di bontà.

E chi ha evocato nel servizio tv l’ombra troppo facile della camorra, con musiche sapienti, vada a rileggersi quello che ha scritto Roberto Saviano (che di camorra se ne intende) nel suo libro “Vieni via da me”: «La mozzarella di bufala - ha detto - è al primo posto delle dieci cose per cui vale la pena vivere».