ROMA - Roseo, profumato, gentile al palato: il Prosciutto di San Daniele Dop è unico e inimitabile. Eppure soprattutto oltreoceano è oggetto di continue disfide da parte di concorrenti a volte rispettabili, molto più spesso di basso profilo, che dell’originale eccellenza friulana non hanno nulla. Né le cosce di suini italiani selezionati, alimentati come si deve, né la lavorazione artigianale dei maestri prosciuttai né tantomeno quel gioco di correnti d'aria tra la verde pianura, le montagne della Carnia e le brezze che arrivano del Mare Adriatico.



E soprattutto non hanno neppure il marchio del Consorzio che garantisce l’originalità di quel prosciutto con lo zampino attaccato alla coscia, tanto simile a un violino. «È il confronto che convince», come recitava uno spot d’antan, e allora l’Aicig, l’Associazione italiana consorzi indicazioni geografiche, ha organizzato nella sua sede romana “Dop e Doppioni”, una degustazione comparata tra l’autentica Dop friulana e un improbabile “San Daniele Ham” prodotto da un’azienda di Brampton (Ontario, Canada) e in vendita con tanto di etichetta evocativa sugli scaffali dei supermarket locali. È stato quasi un gioco mettere a confronto i due prodotti e invitare i presenti a indovinare il vero e il falso: un gioco però durato poco perché già all’esame visivo le fette grigiastre dell’ham tarocco non mostravano alcun appeal. Condannate poi senza appello alla degustazione: niente profumo né aroma e come unico gusto il sapido del sale. Inutile poi precisare il livello di gradimento dell’autentico,originale, squisito San Daniele.

«Eppure se i consumatori canadesi potessero conoscere l’autentico prodotto friulano - ha detto il presidente dell’Aicig, Giuseppe Liberatore - diffiderebbero delle imitazioni. Ogni anno le contraffazioni delle nostre eccellenze certificate causano un danno per milioni di euro all’export del nostro agroalimentare, soprattutto nei Paesi extraeuropei dove, ai confini della legalità, si danno a prodotti taroccati nomi di fantasia che ricordano i marchi originali e persino si usano immagini evocative di città e panorami italiani. Nel caso di questo nostro prosciutto si arriva al paradosso: l’azienda canadese di Brampton agisce in piena regola poiché dagli anni Settanta ha registrato il marchio San Daniele, applicandolo anche su mortadelle e pancette prodotte localmente. Casi simili riguardano nel mondo tutte le nostre Dop e diventa difficile combattere l’Italian sounding, come viene continuamente denunciato anche dalle nostre istituzioni».



Mente in Europa riusciamo ad avere protezione sulle denominazioni perché ogni Paese comunitario ha un’istituzione che vigila sulle sofisticazioni e sull’uso indebito dei marchi, il problema più grande è nei Paesi terzi in mancanza di accordi bilateri con l’Ue. «Inoltre - ha detto ancora Liberatore - in Paesi come il Canada e gli Stati Uniti non riusciamo a imporre il concetto di denominazione, perché spesso sono proprio i nostri connazionali emigrati tanti anni fa ad aver registrato marchi ottenendo una sorta di diritto di primogenitura».

Dunque solo la promozione e la conoscenza del prodotto e della sua unicità sembra essere per il consumatore estero l’unica spinta alla scelta giusta. «Un prodotto come il nostro significa cultura, tradizione e artigianalità degli uomini che lo fanno - ha detto il presidente del Consorzio del Prosciutto di San Daniele, Emilio Cichetti - ed è questo che fa la differenza con altri prodotti concorrenti. Dentro c’è tutta la cultura della terra contro la tecnologia della civiltà della plastica».

Questo incontro comparativo tra prodotti di incommensurabile distanza qualitativa è stato il primo di una serie di simili iniziative che impegnerà l’Aicig per tutelare quello che più identifica nel mondo il nostro migliore agroalimentare, e che è per questo il più contraffatto. Il gioco semiserio Dop-Doppioni è stato organizzato a Roma mentre a San Daniele del Friuli fervono i preparativi per la 29ª edizione di Aria di Festa, l’annuale kermesse gastronomica-culturale e musicale prevista dal 28 giugno al 1 luglio. Madrina della manifestazione l’attrice napoletana Luisa Ranieri. Decanter, con i conduttori Fede e Tinto in diretta dal borgo, seguirà l’articolato programma, anche con il contributo del gastronauta Davide Paolini. Previsti anche incontri formativi per il pubblico come le “Istruzioni per l’uso del San Daniele”, per scoprire come si taglia, come si conserva e come degustarlo al meglio, magari con un calice di vino friulano Doc. La produzione del San Daniele è limitata ad un'area di soli 38 kmq e a fregiarsi del marchio sono soltanto 31 aziende, tra grandi e piccole.



Il controllo severo comincia dalla materia prima:le cosce di suino possono provenire solo da 10 regioni italiane: Friuli Venezia Giulia anzitutto, poi Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Marche, Umbria, Toscana, Lazio e Abruzzo. Il Consorzio, costituito nel 1961, promuove questa eccellenza con varie iniziative. La sua felicissima unione con il gusto del pane è il tema di un’iniziativa itinerante che tocca 20 regioni italiane e che prevede il suo abbinamento con i pani tipici.