Giù dell'8% la produzione di olio. Male il sud, in Calabria fino a -20%
In calo la produttività dell’ultima campagna olivicola. Tra le cause: clima avverso e forte aumento della produzione spagnola. Male il sud, meglio centro e nord: Puglia -5%, Calabria -20%, Molise +15%, Liguria +20%
Quest'anno l'Italia produrrà meno olio. Le stime formulate da Ismea, in collaborazione con Aifo, Cno e Unaprol, relative alla campagna olivicola 2013-2014, attestano la produzione di oli di oliva di pressione attorno a 480mila tonnellate, l’8% in meno rispetto al dato Istat 2012. La causa principale sono anzitutto le situazioni climatiche che hanno caratterizzato i mesi di settembre e ottobre e, prima ancora, il caldo umido che ha favorito in molte zone olivicole lo sviluppo di patogeni, soprattutto della mosca olearia, e quindi richiesto trattamenti supplementari. A questo si aggiunge il ritardo di vegetazione rispetto ai normali calendari.
In alcune zone inoltre potrebbe prevalere la tendenza a non raccogliere, per la bassa resa al frantoio e in condizioni di mercato ritenute non soddisfacenti. Anche se è ancora incerto l'esito finale di resa si può infatti prevedere una tendenza al ribasso del prezzo perché questa situazione sfavorevole nazionale si somma all'effetto sui mercati del forte aumento della produzione spagnola, in un contesto caratterizzato da un'accresciuta pressione competitiva.
Anche la Puglia, maggior produttrice d'Italia, segna un taglio produttivo del 5% con circa 180 tonnellate. Desta inoltre preoccupazione nella regione l'attacco del batterio della Xylella che minaccia gli uliveti del Salento e che è necessario fronteggiare perché non si estenda ad altre aree olivetate.
Nel dettaglio territoriale il quadro previsionale dà un’immagine dell’Italia divisa in due, con il nord e parte delle regioni centrali contrassegnati da un aumento della produzione, anche piuttosto evidente, dopo le pesanti perdite dello scorso anno, e il resto del Paese in condizioni opposte.
Dopo la Puglia, in calo con una previsione di 181mila tonnellate, ecco la situazione nelle altre regioni del sud: Calabria (-20%, con poco più di 106mila) e Sicilia (-10%, con circa 44mila tonnellate), regioni che insieme rappresentano il 70% della produzione oleicola nazionale. Ancora più deludente l’esito produttivo in Sardegna, dove i volumi di quest’anno (5.500 tonnellate) potrebbero più che dimezzarsi rispetto ai livelli molto elevati del 2012, mentre la Campania (terza, dietro Puglia e Calabria) conferma il livello produttivo dell’anno scorso con oltre 44mila tonnellate.
Nel Mezzogiorno le uniche regioni in controtendenza sono Molise (+15%) e Basilicata (+10%) con previsioni per entrambe poco al di sotto delle 7mila tonnellate. Disomogeneo il quadro produttivo nel centro Italia. Crescono Umbria e Toscana, rispettivamente del 30 e del 20%, mentre scendono del 10% le Marche e del 5% il Lazio, primo polo produttivo dell’area, con poco meno di 25 mila tonnellate.Negli oliveti toscani si valuta una produzione di oli di oliva di pressione di oltre 18mila tonnellate, in forte crescita anche se inferiore alle attese inziali. A 6.700 tonnellate il dato produttivo dell’Umbria, che resta però sotto la media storica, mentre le Marche scendono a meno di 3.800. Positivo il dato di produzione dell’Abruzzo, con più di 19mila tonnellate di olio, pari a una crescita del 5% su base annua.
Da rilevare, nella fascia nord del Paese, gli incrementi a due cifre della Liguria (+20%) e dell’area lombardo-veneta, a fronte di una produzione invariata negli oliveti dell’Emilia Romagna. Sull’evoluzione dei prezzi, le ultime rilevazioni dell’Ismea attestano le quotazioni dell’extra vergine a poco più di 2,80 euro al chilogrammo, franco produttore, un valore in calo del 3,6% rispetto allo scorso anno.
Risulta ancora più marcato il divario negativo per gli oli di oliva vergini lampanti, con i prezzi (1,80 euro al chilo nella media nazionale) in calo di oltre il 12% rispetto al 2012. Alla presentazione del rapporto Ismea al Mipaaf erano presenti il presidente Arturo Semerari, Gennaro Sicolo (nella foto in alto) del Cno, il Consorzio nazionale degli olivicoltori Piero Gonnelli (nella foto qui sotto) dell'Aifo, l'Associazione dei frantoi d'Italia, Massimo Gargano dell'Unaprol, che rappresenta 500mila produttori, e il sottosegretario di Stato Giuseppe Castiglione (nell'ultima foto in basso).
Nel 2012 l'Italia ha importato da Spagna, Grecia e Tunisia 600mila tonnellate di prodotto a fronte di una produzione nazionale di 500mila. Sulla qualità della nostra produzione rispetto a questa spagnola e non solo è intervenuto Gennaro Sicolo. «Diamo forza a questo settore - ha commentato Sicolo - con l'attuazione piena della legge Mongiello e chiedendo con forza che vengano inserite nella normativa comunitaria leggi più restrittive. Dobbiamo difendere la nostra produzione di eccellenza tra equilibri come la politica agraria, la concorrenza internazionale e le variabili del mercato».Importanti le azioni di controllo e di anticontraffazione delle forze dell'ordine, ma conta molto la consapevolezza del consumatore su ciò che sta acquistando. Un progetto per la costituzione di un consorzio che riunisca i frantoi italiani è stato messo a punto da Piero Gonnelli. «Se i consumatori si fidano del frantoio - ha detto Gonnelli - un marchio sulla bottiglia potrebbe garantirli maggiormente».
Massimo Gargano dell'Unaprol va oltre auspicando una generale maggiore presa di coscienza collettiva che coinvolga produttori, istituzioni e soprattutto i media, che devono essere cassa di risonanza per promuovere il valore di un grande prodotto prezioso anche per la salute. Per il sottosegretario Giuseppe Castiglione l’olio rientra tra le grandi eccellenze del made in Italy e sulla qualità non si deve abbassare la guardia. «Nell’ambito della nuova programmazione europea - ha detto Castiglione - avremo diversi strumenti a nostra disposizione, che in passato hanno funzionato, per favorire la crescita del settore oleicolo. Dovremo essere in grado di sfruttarli e di utilizzare adeguatamente le risorse. Così come dovremo portare avanti un programma di educazione per i giovani, portando l’olio nelle scuole e facendo conoscere questo straordinario prodotto. La lotta alla contraffazione, inoltre, è un altro fronte sul quale continueremo con tenacia a batterci».


