Olio biologico, obiettivo qualità. Oltre il 70% viene dal Meridione
Il comparto dell’olio extravergine d’oliva biologico è un settore in costante affermazione che punta sull’alta qualità. La superficie olivicola biologica risulta concentrata per oltre il 70% nelle aree meridionali: in Calabria (31%), in Puglia (30%) e nelle isole, in particolare in Sicilia (12,5%)
Negli ultimi anni l'olivicoltura biologica, in particolare quella da olio, ha avuto un notevole sviluppo sia per numero di operatori e aziende sia per l'incremento delle superfici investite sia per ciò che concerne l'affermazione dei prodotti biologici sul mercato. Questo porta ad affermare che, per l'olio extravergine di oliva biologico, così come per altri prodotti, si può iniziare a parlare di prodotto con una propria personalità e con le peculiarità idonee a posizionarsi sul mercato oltre la nicchia.L'affermazione di tali prodotti, secondo un'analisi dell'osservatorio economico di Unaprol, consorzio olivicolo italiano, passa attraverso adeguate politiche. Tra l'altro, la coltura dell'olivo è facilmente convertibile alla coltivazione biologica in quanto è caratterizzata da un agro-ecosistema estremamente adattato ai diversi ambienti italiani e che non richiede, contrariamente ad altre produzioni, profonde innovazioni. Secondo gli ultimi dati elaborati dal Sinab (Sistema d'informazione nazionale sull'agricoltura biologica) relativi al 2010, il 13% delle superfici investite a biologico sono appannaggio dell'olivicoltura con 140.748 ha, di cui 44.171 in conversione.
Riportando l'analisi ad un ambito territoriale, emerge che la distribuzione della superficie olivicola biologica riflette quella riportata per la Sau (superficie agricola utilizzata) biologica nazionale complessiva. Anche in questo caso, infatti, la superficie olivicola biologica risulta concentrata per oltre il 70% nelle aree meridionali, in particolare in Calabria (31%), in Puglia (30%) e nelle isole dove risalta, per importanza, il dato della Sicilia (12,5%).
Ad esaltare un'offerta così tipica, che per le imprese potrebbe rappresentare un utile e interessante sbocco commerciale, è l'alta qualità degli oli extravergini di oliva italiani offerti al consumatore mondiale. Al momento di andare in stampa non vi sono previsioni attendibili sul piano quantitativo ma possiamo, con l'aiuto del prof. Maurizio Servili dell'Università di Perugia, coordinatore di un gruppo di esperti di eccellenza del settore che fa capo ad Unaprol, dare una spiegazione del concetto di alta qualità degli oli extravergini di oliva, compresi quelli biologici.

«Dal punto di vista qualitativo la mancanza di piogge anche occasionali nei mesi compresi tra luglio e settembre - afferma Servili - non comporterà variazioni significative sui parametri merceologici di base quali acidità libera o numero di perossidi, mentre avrà un notevole impatto sulla composizione in sostanze fenoliche ed in composti volatili. Si ricorda che le sostanze fenoliche sono alla base delle note gustative di 'piccante” e 'amaro” dell'olio, oltre ad essere tra i principali componenti responsabili delle proprietà salutistiche degli oli extravergini di oliva di alta qualità».
«I composti volatili invece - prosegue Servili - sono responsabili dell'aroma dell'olio e quindi delle sue note sensoriali. I periodi siccitosi comportano, in genere, una modificazione della fisiologia della pianta che si traduce in un aumento nel frutto e nell'olio dei composti fenolici ma, al tempo stesso, provocano una parziale inibizione degli enzimi responsabili della formazione degli aromi. Di conseguenza gli oli ottenuti in annate caratterizzate da prolungati periodi di siccità saranno caratterizzati da una elevata concentrazione fenolica e da una relativamente ridotta composizione in sostanze volatili. Tali variazioni legate al clima - conclude il prof. Maurizio Servili - sono ovviamente mitigate dall'uso dell'irrigazione negli oliveti che si avvalgono di questa pratica agronomica, ma sono fortemente impattanti in tutti quelli coltivati in asciutto».

