Carni bovine di nuovo a rischio. Stop Ue all'etichetta "volontaria"
Il Parlamento europeo approva per 8 voti la proposta della Commissione che modifica la norma per l'etichettatura volontaria delle carni e rinvia di almeno 5 anni l'obbligo del chip per i bovini. Un danno per consumatori e allevatori perché impedisce di avere informazioni precise, anche sull'Ogm
Non ci sarà l'etichettatura per le carni bovine. Il dietrofront arriva dal Parlamento europeo che ha rinviato di almeno altri 5 anni l'obbligatorietà del chip per i bovini, accogliendo dunque la proposta della Commissione che ha modificato lo schema attuale di etichettatura volontaria delle carni. L'Europarlamento ha bocciato per otto voti l'emendamento che prevedeva il mantenimento della misura.

Il nuovo Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio infatti, da un lato prevede l'introduzione dell'etichettatura elettronica per la tracciabilità dei bovini, ma contemporaneamente punta ad abolire la cosiddetta etichettatura facoltativa, introdotta una decina di anni fa, che ha permesso ai produttori di dare ai consumatori ulteriori informazioni sulla qualità oggettiva del prodotto e sui suoi valori di sicurezza alimentare e salutistica. Di fatto, la sola tracciatura elettronica permette di risalire lungo la filiera del bovino, ma impedirebbe di farne conoscere le caratteristiche.
Con il cambiamento delle norme sul sistema di etichettatura facoltativa della carne bovina viene di fatto impedito di indicare la dicitura no Ogm a causa degli elevati costi che saranno ora a carico del singolo allevatore che ha scelto di alimentare il proprio bestiame con mangimi non contaminati da biotech. è quanto afferma la Coldiretti nell'evidenziare uno degli effetti negativi del sostanziale via libera alla proposta della Commissione europea che ha modificato lo schema attuale di etichettatura volontaria delle carni e rinvia di almeno cinque anni l'obbligatorietà del chip per i bovini.
Per la Coldiretti, bisogna evitare che la modifica delle disposizioni sulle indicazioni facoltative in etichetta impedisca di valorizzare il lavoro di quanti si sono impegnati per la trasparenza e la qualità della carne. L'Italia è all'avanguardia nell'etichettatura facoltativa della carne in cui molti operatori hanno investito con successo, al fine di fornire informazioni utili quali la razza e il sesso dell'animale, l'alimentazione usata e l'età del bovino verso le quali i consumatori mostrano interesse ai fini di un acquisto consapevole e trasparente.
«Solo un consumatore correttamente e completamente informato – ha detto Franco Manzato, assessore all'agricoltura del Veneto - è davvero libero di scegliere e la bocciatura da parte del Parlamento europeo all'etichettatura facoltativa sulle carni bovine non va certo in questa direzione. Mi auguro che l'impegno degli allevatori italiani ed europei per aggiungere qualità e valore al proprio prodotto non venga annichilito dalle lobby multinazionali che preferiscono lucrare nascondendosi dietro i prodotti anonimi».
«Non è ancora detta l'ultima parola sulla questione – aggiunge l'assessore Veneto – perché la questione passa ora nelle mani del Consiglio dei Ministri europei. Spero che sia ancora possibile lasciare in vita l'utile etichettatura facoltativa, anche per non mettere ancora una volta all'ultimissimo posto gli interessi e le aspettative dei consumatori. Di sicuro quanto accaduto non è un bel precedente e dimostra i rischi che corrono gli interessi legittimi dei cittadini consumatori, cui ancora una volta viene negata un'informazione per nulla secondaria».
Per la Cia-Confederazione italiana agricoltori, la cancellazione dell'etichettatura facoltativa delle carni bovine «è una sconfitta per i consumatori europei che vogliono sapere cosa mettono nel piatto e per gli allevatori, prima di tutto italiani, che lavorano sulla qualità e l'eccellenza. Creata negli anni Duemila in corrispondenza con lo scoppio dell'epidemia di "mucca pazza" il sistema dell'etichettatura facoltativa, fondato e gestito dai produttori, è diventato essenziale in questi anni per garantire al 100% le scelte dei consumatori, informandoli correttamente non solo sull'origine della carne, ma fornendo loro altre informazioni utili per un acquisto consapevole e trasparente: la razza e l'età del bovino, il mangime utilizzato, tutte le fasi della filiera dall'allevamento al macello al punto vendita. Anche per i nostri allevatori è sempre stato uno strumento in più per qualificare la produzione bovina "made in Italy" mentre adesso la Ue compie un grave passo indietro, premiando chi preferisce poche e anonime informazioni. Non è bastato il pressing degli europarlamentari italiani, primo fra tutti il presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro. Ora il governo si impegni perché venga ripristinata una normativa che è indispensabile per tutelare non solo i cittadini, ma anche i nostri allevamenti "doc"».
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Con il cambiamento delle norme sul sistema di etichettatura facoltativa della carne bovina viene di fatto impedito di indicare la dicitura no Ogm a causa degli elevati costi che saranno ora a carico del singolo allevatore che ha scelto di alimentare il proprio bestiame con mangimi non contaminati da biotech. è quanto afferma la Coldiretti nell'evidenziare uno degli effetti negativi del sostanziale via libera alla proposta della Commissione europea che ha modificato lo schema attuale di etichettatura volontaria delle carni e rinvia di almeno cinque anni l'obbligatorietà del chip per i bovini. Per la Coldiretti, bisogna evitare che la modifica delle disposizioni sulle indicazioni facoltative in etichetta impedisca di valorizzare il lavoro di quanti si sono impegnati per la trasparenza e la qualità della carne. L'Italia è all'avanguardia nell'etichettatura facoltativa della carne in cui molti operatori hanno investito con successo, al fine di fornire informazioni utili quali la razza e il sesso dell'animale, l'alimentazione usata e l'età del bovino verso le quali i consumatori mostrano interesse ai fini di un acquisto consapevole e trasparente.
«Solo un consumatore correttamente e completamente informato – ha detto Franco Manzato, assessore all'agricoltura del Veneto - è davvero libero di scegliere e la bocciatura da parte del Parlamento europeo all'etichettatura facoltativa sulle carni bovine non va certo in questa direzione. Mi auguro che l'impegno degli allevatori italiani ed europei per aggiungere qualità e valore al proprio prodotto non venga annichilito dalle lobby multinazionali che preferiscono lucrare nascondendosi dietro i prodotti anonimi».
«Non è ancora detta l'ultima parola sulla questione – aggiunge l'assessore Veneto – perché la questione passa ora nelle mani del Consiglio dei Ministri europei. Spero che sia ancora possibile lasciare in vita l'utile etichettatura facoltativa, anche per non mettere ancora una volta all'ultimissimo posto gli interessi e le aspettative dei consumatori. Di sicuro quanto accaduto non è un bel precedente e dimostra i rischi che corrono gli interessi legittimi dei cittadini consumatori, cui ancora una volta viene negata un'informazione per nulla secondaria».Per la Cia-Confederazione italiana agricoltori, la cancellazione dell'etichettatura facoltativa delle carni bovine «è una sconfitta per i consumatori europei che vogliono sapere cosa mettono nel piatto e per gli allevatori, prima di tutto italiani, che lavorano sulla qualità e l'eccellenza. Creata negli anni Duemila in corrispondenza con lo scoppio dell'epidemia di "mucca pazza" il sistema dell'etichettatura facoltativa, fondato e gestito dai produttori, è diventato essenziale in questi anni per garantire al 100% le scelte dei consumatori, informandoli correttamente non solo sull'origine della carne, ma fornendo loro altre informazioni utili per un acquisto consapevole e trasparente: la razza e l'età del bovino, il mangime utilizzato, tutte le fasi della filiera dall'allevamento al macello al punto vendita. Anche per i nostri allevatori è sempre stato uno strumento in più per qualificare la produzione bovina "made in Italy" mentre adesso la Ue compie un grave passo indietro, premiando chi preferisce poche e anonime informazioni. Non è bastato il pressing degli europarlamentari italiani, primo fra tutti il presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro. Ora il governo si impegni perché venga ripristinata una normativa che è indispensabile per tutelare non solo i cittadini, ma anche i nostri allevamenti "doc"».
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