Un ferragosto lucano con il provolone “impiccato”
Un problema all’automobile ha consentito al nostro corrispondente per la Puglia di trascorrere un bel ferragosto in allegria insieme alle genti lucane, tra musica, danze, salsicce alla griglia, vino e il tradizionale “provolone impiccato”, in una bellissima zona alle falde del monte Volturino
A circa 40 km a sud di Potenza si trova il caratteristico paese di Calvello, dominato dall'imponente struttura del monte Volturino, cima dell'Appennino lucano che raggiunge la ragguardevole quota di 1835 metri. In questa bella località gli abitanti sono semplici e ospitali come sa essere la gente del Sud, al punto che un problema alla frizione della mia Alfa 147 ha trasformato una semplice gita turistica in un'esperienza assai piacevole, gratificante e, persino, istruttiva.è Ferragosto, come già detto la frizione della mia auto fa i capricci e allora decido di entrare nel paese alla ricerca di un meccanico che possa rimetterla a posto o, quanto meno, dargli un occhiata; ma la giornata particolare certo non aiuta, perché è tutto chiuso e il paese sembra essere vuoto. Incontro un signore con un grosso scooter provo a chiedergli qualche dritta; è così che conosco Rocco, il falegname del paese, il quale con gentilezza mi spiega che l'impresa è assai ardua, perché abbiamo, forse, qualche speranza di trovare un meccanico con poca voglia di aprire l'officina, ma nessuna possibilità di poter acquistare il pezzo di ricambio necessario.
Poche chiacchiere per diventare amici e Rocco mi propone l'unica soluzione possibile, cioè alloggiare una notte a Calvello, per poter riparare l'auto l'indomani. Che fare? Una giornata nel paese a Ferragosto mi sembra poco allettante, non si vede un gran movimento. «Venite nel bosco con noi – mi propone Rocco – passiamo la giornata insieme».
Non ho il tempo di pensarci su che Rocco mi ha già affidato la guida del suo furgone da lavoro, il cassone del quale scoprirò, successivamente, essere carico di ogni ben di Dio; lui inforca lo scooterone insieme a sua moglie Caterina e raggiungiamo i suoi amici Rocchina e Arcangelo (che, più tardi, mi rivelerà di essere un meccanico), oltre a Mariella, simpaticissima signora barese innamorata di questi luoghi e che, insieme alle sue due figliole, ha individuato in Calvello il luogo in cui staccare la spina dallo stress della vita di città. Con me, nel furgone, Antonella è incredula di quanto sta accadendo, noi cittadini non siamo abituati a queste cose ma, tra il pensieroso e il divertito, continuo a seguire lo scooter di Rocco e la Renault 4 del 1982 guidata da Arcangelo, finché non arriviamo nel bosco che tappezza i lati della montagna.
E qui capisco perché il paese è vuoto, sono tutti qui! Rocco mi spiega che a Ferragosto, per loro, è tradizione organizzare questa scampagnata, usanza che si estende anche a tutte le domeniche in cui il bel tempo lo consente. Parcheggio il furgone e, finalmente, apriamo il cassone, dal quale escono, nell'ordine: 10 sedie, un tavolaccio di tre metri da montare, due grandi bacinelle, due angurie, due meloni, frutta varia, un boccione di vino, cassetta attrezzi completa di trapano avvitatore (per montare il tavolo), griglia girevole per barbecue, posate, bicchieri, tovaglioli e alcuni pacchi, contenenti le vivande che andrò ad elencare, in seguito, in ordine di utilizzo.
Mentre organizziamo l'accampamento nelle vicinanze di una delle numerose sorgenti di acqua potabile e freschissima, le donne mettono mano al primo pacco, da cui tirano fuori una teglia di pasta al forno alla lucana, fatta con un ragù di 'pezzente”, la tipica salsiccia lucana fatta con le parti meno pregiate del maiale, una leccornia. Non riesco a mangiarne meno di due porzioni, è squisita e io sono uno ben allenato.
Intanto Rocco e Arcangelo hanno grigliato una notevole quantità di 'lucaniche”, le salsicce tagliate 'a punta di coltello”, nella versione dolce e in quella piccante, distinguibili solo dal cordino bianco per le prime e rosso per le seconde, in quanto la carne, colorata dal tipico peperone dolce di queste zone o dal peperoncino piccante appunto, si presenta di un colore rossiccio che non consente un riconoscimento ad occhio.
Ottimo pane casereccio e vino Aglianico sono il degno accompagnamento di questi deliziosi 'siluri” di carne e della successiva grigliata di pancetta e ali di pollo. Intanto, intorno a noi si diffondono le note delle fisarmoniche, dei tamburelli e dei canti popolari delle varie tavolate, con alcuni commensali che improvvisano divertenti tarantelle, mentre i fuochi e i fornelli non hanno tregua. Qualcuno gioca alla 'morra” il tipico gioco che consiste nell'indovinare, urlandola, la somma ottenuta dal numero espresso dalle dita delle mani dei due giocatori. Chi lo indovina può bere!
A questo punto i miei due nuovi amici urlano: 'Impicchiamo il provolone!”. Per un attimo penso a qualche goliardico scherzo da fare a un loro amico così soprannominato, invece li vedo armeggiare con dei rami con i quali formano uno stabile treppiede, dove appenderanno, ben legato sulle braci ardenti, una bella forma di provolone dolce. Il provolone, così 'impiccato”, incomincia a sciogliersi sulle nostre fette di pane, una vera golosità. Così, ognuno prende la sua fetta e la offre agli altri, insieme all'immancabile bicchiere di vino.Un momento di vero 'slow food”, perché la corazza esterna del provolone lo protegge da uno scioglimento troppo rapido, permettendo ai grassi della pasta filata di liberare la loro naturale morbidezza e gli aromi derivanti dalla stagionatura del latte.
Intanto si prosegue con i canti e i balli fino a sera, momento in cui da queste parti, oltre alle numerose e tipiche vacche podoliche che pascolano libere, non è raro incontrare gli animali selvatici che popolano questo bellissimo bosco. Si rientra dopo una divertente giornata in cui abbiamo condiviso ottimo e genuino cibo, ma, soprattutto, ho avuto modo di imparare come, in questi paesi, l'amicizia è ancora il valore che detta le regole della vita quotidiana e in cui aiutare il prossimo in difficoltà rappresenta qualcosa di naturale.
Infatti, Arcangelo, nel frattempo rivelatosi valente meccanico, dà un occhiata alla frizione della mia auto, rabbocca l'olio e mi rassicura sul fatto che posso tornare a casa senza grossi problemi. «La frizione regge fino a casa ma è da rifare – mi dice – però se non si fosse rotta non saresti stato qui con noi e non ci saremmo mai conosciuti». «Vero, Arcangelo – gli rispondo - come si dice dalle mie parti, dal guasto viene l'aggiusto. è stata una bellissima giornata, grazie di tutto».


