Aprile, il momento migliore per gustare fresche ostriche e un bicchiere di vino
Si gustano crude al naturale con una sola goccia di limone e una spruzzata di pepe macinato, oppure alla francese con un sentore di aceto allo scalogno accompagnate da tartine di pane di segale spalmate di burro salato. Le ostriche si servono come antipasto con del vino bianco, Champagne o spumante
L'Ostrea edulis, volgarmente chiamata ostrica, appartiene a un genere di molluschi dalla conchiglia esterna di forma variabile, vive in tutti i mari, anche d'Europa, a bassa profondità. Conosciute fino dalla preistoria, ne troviamo traccia al tempo dei Faraoni, Greci e Romani ne erano grandi consumatori tanto che quest'ultimi al tempo di Cesare istallarono le vasche di coltura a fianco delle loro ville a mare. Dal XVII secolo la patria delle ostriche è la Francia dove si potevano scegliere tra 365 qualità e circa 30 modi di cucinarle. La varietà è molto ampia, ma si classificano principalmente secondo la forma che può essere piatta, lunga e concava, e i luoghi di coltivazione. L'ostrica piatta è considerata dal punto di vista gastronomico la migliore, viene coltivata dal Mediterraneo al mare del Nord, quella più conosciuta è la Belon di Bretagna dalla carne bianca; le concave (creuses in francese) più robuste, sono conosciute come ostrica portoghese e giapponese tra cui la Fine de Claires; ne esistono poi di selvagge di grossa taglia e pesanti, chiamate pied-de-cheval.
Le più diffuse nei ristoranti italiani sono le portoghesi dall'aroma meno accentuato e salmastro. Si gustano crude al naturale con una sola goccia di limone e una spruzzata di pepe appena macinato oppure alla francese con un sentore di aceto allo scalogno accompagnate da tartine di pane di segale spalmate di burro leggermente salato. Vanno servite come antipasto accompagnate da vino bianco fresco e aromatico oppure, come vuole la tradizione, con una flûte di Champagne brut o spumante brut metodo classico.
Dal punto di vista nutrizionale, l'ostrica contiene pochi grassi, ma elevati contenuti di sali minerali di cui una alta percentuale di zinco e alcune vitamine. In passato le ostriche si consumavano da settembre ad aprile, ossia nei mesi con la 'r” in francese, in quanto i mutamenti ormonali durante il periodo della riproduzione ne rallentano la crescita rendendole lattiginose e smagrite. Oggi grazie ai numerosi allevamenti si possono gustare tutto l'anno.


