Un nuovo metodo di analisi molecolare basato sull'impiego di marcatori Dna permetterà senza margine di errore di identificare l'origine genetica e geografica degli oli di oliva: un traguardo che permetterà di prevenire contraffazioni e adulterazione sia sulla qualità che sulla provenienza del prodotto e aiutare il consumatore a fare scelte consapevoli. Il progetto è stato messo a punto dall'Università e dal Cnr di Perugia, commissionato da Unaprol e cofinanziato dal ministero delle Politiche agricole. Ora in tanti tra produttori e consumatori vogliono che questo progetto si trasformi in fretta in realtà perché un patrimonio importantissimo come quello dell'olio italiano necessità di una protezione efficace. Riportiamo, in proposito, il commento che Domenico Giordano, responsabile vendite, Olearia San Giorgio F.lli Fazari, ha scritto a Italia a Tavola.

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Ci auguriamo che il progetto promosso dal Cnr e dall'università di Perugia vada in porto e si argini quanto più possibile il dilagante fenomeno dell'adulterazione nel campo dell'olio. Questo non basterà, se non si prenderà atto che gli interessi dell'industria olearia e della Gdo sono totalmente opposti di quelli della produzione olearia di alta qualità e di eccellenza.

Quanto questi ultimi siano tutelati a livello comunitario e governativo è ancora tutto da scoprire. Davide contro Golia, anche se Golia non molla! Bisogna dire, inoltre, che c'è una larga fascia del mondo della ristorazione che non è ancora propensa a prendere atto di una cosa: per una bottiglia da 75 cl di un olio extravergine eccellente si spendono mediamente 3 euro in più rispetto ad una di olio commerciale, di origine dubbia e che non conferisce ai piatti proposti alcun valore aggiunto dal punto di vista del gusto finale. Mi domando se il risparmio sull'acquisto dell'olio in ristorazione, non vada a scapito della qualità finale della proposta culinaria. Vale la pena non ricercare tenacemente il successo della cucina fra i clienti, attraverso le materie prime di eccellenza, magari sacrificando la scenografia? è vero che l'occhio (soprattutto quello del cliente che a questo ancora ci crede), vuole la sua parte, ma questi tempi richiedono l'essenzialità e reclamano la qualità, la genuinità e i fattori identitari, anche nel campo agroalimentare, altro che mise en place! Non ho capito poi perché il dottor Servilli, responsabile del progetto in questione, abbia ridotto il patrimonio varietale olivicolo dell'Italia a sole 90 cultivar. Mi hanno sempre insegnato che sono molte di più; solo in Calabria ne abbiamo 33.

Domenico Giordano
responsabile vendite
Olearia San Giorgio F.lli Fazari

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