Tartufo bianco, rispetto per l’ambiente per incrementare la produzione
Il profumatissimo tartufo bianco, Tuber Magnatum Pico, sentinella dell'ambiente, è un dono delle tartufaie naturali, ma solo se questa preziosa risorsa viene tutelata con una gestione corretta, frutto di un dialogo tra tutte le parti in causa: tartufai, agricoltori, ambientalisti e proprietari
Sembra ancora irrealizzabile la coltivazione del tartufo bianco, quel Tuber Magnatum Pico dal profumo struggente e caro come l'oro. Possibile che non si possa svelare il suo mistero, la sua origine incerta tra magia e superstizione? Pochi finora i risultati ottenuti dalle colture sperimentali, nonostante la coltivazione del suo confratello, il Nero Pregiato, ha dato negli ultimi anni buoni risultati, specialmente in Umbria, ma pochi il Bianchetto e ancor meno l'Estivo. Il profumatisismo Bianco, sentinella dell'ambiente, resta quindi un dono delle tartufaie naturali, ma solo se questa preziosa risorsa viene tutelata con una gestione corretta, frutto di un dialogo tra tutte le parti in causa: tartufai, agricoltori, ambientalisti e proprietari. è il tema affrontato a San Miniato (Pi) nel l'ambito della Settimana Unesco per l'educazione allo sviluppo sostenibile organizzato dall'amministrazione comunale e dall'Associazione nazionale delle Città del Tartufo. Al convegno 'Incremento della produzione naturale di Tartufo Bianco pregiato” esperti del settore, provenienti da diverse regioni del centro Italia, hanno portato le loro relazioni in merito ai lavori di ricerca svolti sul tubero.
In particolare è stato fatto il bilancio del progetto interregionale di ricerca Magnatum, finanziato da Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo e Molise e sostenuto dalle Città del Tartufo. Al di là del grande sogno di coltivare e raccogliere profumatissimi Magnatum Pico, è fondamentale una corretta gestione delle tartufaie naturali, a garanzia della rinnovabilità della risorsa, criterio alla base di uno sviluppo sostenibile del territorio. è stato proprio lo sfruttamento eccessivo da parte di molti cercatori, professionisti o dilettanti, a determinare il calo di raccolta degli ultimi anni e come conseguenza, un'impennata dei prezzi. Mentre sulla coltivazione del Bianco si attendono certezze dalla scienza, piantine micorizzate col puber Magnatum sono commercializzate a prezzi esorbitanti in Francia e sperimentazioni in larga scala sono in corso in Australia e Nuova Zelanda, in Cile e nel Nord America. Ma i modesti risultato mostrano come il traguardo sia ancora lontano. L'auspicio che emerge da San Miniato è che il nostro Paese possa rilanciare la ricerca per approfondire con la genomica comparata le conoscenze sulla sua fisiologia e biologia e definire una strategia efficace per la coltivazione.
Il convegno sanminiatese fa parte degli appuntamenti promossi dall'Associazione nazionale Città del Tartufo, a sostegno del percorso avviato per la richiesta all'Unesco di riconoscimento del tubero come Patrimonio immateriale dell'umanità. In particolare, è il nono dei dieci programmati, dopo Millesimo (Sv), Borgofranco sul Po (Mn), Perugia, Alba (Cn), Bagnoli Irpino (Av), San Pietro Avellana (Id), San Giovanni d'Asso (Si), e Valtopina (Pg), e prima dell'appuntamento finale, che sarà a Norcia (Pg) il 23 febbraio 2013. San Miniato ha presentato quest'anno un tubero di ottima qualità, per nulla compromessa dalla siccità della passata stagione estiva. Ne hanno riscontro i visitatori che hanno potuto gustarlo insieme alle tipicità della tradizione. Come di consueto oltre alle degustazioni di prodotti enogastronomici erano in cartellone per le strade del borgo spettacoli e animazioni. Presenti all'evento delegazioni di altre città della rete internazionale delle Città Slow e di quelle gemelle provenienti da Francia, Belgio e Germania.


