Donne in... campo. Il 47% delle imprese agricole è "rosa"
Secondo i dati di Unioncamere, se fino all'anno scorso le imprenditrici italiane possedevano e gestivano complessivamente circa un quarto delle imprese totali, tra settembre 2010 e settembre 2011, su 18.794 nuove imprese, ben 8.814 sono gestite da donne. Sono il 47% del totale, quasi la metà
Il ruolo delle donne è sempre più importante anche in settori tradizionalmente 'maschili” come la zootecnia. Secondo i dati recentemente diffusi da Unioncamere, infatti, la metà delle nuove imprese nel Paese è 'rosa”. «Questo dato - commenta con Labitalia Mara Longhin, veneta che siede nel Cda di Granlatte, Società cooperativa agricola, aderente a Legacoop e a Confcooperative, holding del Gruppo Granarolo - rivela una verità troppo spesso taciuta: le donne italiane sono la spina dorsale di questo paese! Non solo hanno in carico quasi totalmente il lavoro di cura, ormai considerato un loro 'affare privato”, ma esprimono un'energia, una vitalità e una flessibilità sorprendente anche all'interno del tessuto economico italiano, nell'impresa».La forza delle donne, sottolinea Longhin che è anche presidente di Donne in Campo della Cia, si vede anche nella crisi. «Oggi - sottolinea la presidente - siamo di fronte a un dato diverso e realmente inedito: se fino all'anno scorso le imprenditrici italiane possedevano e gestivano complessivamente circa un quarto delle imprese totali, tra settembre 2010 e settembre 2011, su 18.794 nuove imprese, ben 8.814 sono gestite da donne. Siamo il 47% del totale, quasi la metà».
«Credo che chiunque debba affrontare il compito gravoso di far uscire il paese dalla crisi -aggiunge Longhin - non possa ignorare questo dato. Ora è arrivato il momento di pensare seriamente in che termini sostenere e aiutare questa fetta importante di paese completamente trascurata e ignorata, dando un seguito agli interventi che la legge 215 sull'imprenditoria femminile ha meritoriamente posto in atto. è necessario, oggi, voltare pagina e riprendere il dialogo istituzionale su questo tema».
Longhin ricorda il percorso che l'ha portata a fare l'imprenditrice nella zootecnia, settore tradizionalmente maschile. «Con mia sorella – aggiunge - abbiamo iniziato coinvolgendo i nostri mariti in questa 'avventura”. Inizialmente pensavamo di abbattere i costi di produzione puntando tutto sulla quantità, ma non rientravamo mai di tutte le spese. Il settore implica grossissimi investimenti in capitali (strutture, animali, quote di produzione) e i margini di guadagno venivano pian piano sempre più rosicchiati dal 'peso” dei costi produttivi».
«La necessità di mantenere l'azienda 'sana” – ricorda - ci ha portato a scegliere la multifunzionalità, a investire non solo nella produzione classica ma anche nelle attività connesse: oggi trasformiamo il 20% del latte che produciamo in formaggi che vendiamo direttamente al consumatore (spaccio aziendale e mercati contadini); portiamo avanti i progetti di fattoria didattica (1.200 bambini l'anno) e di fattoria sociale (reinserimento soggetti con disagio sociale e borsa lavoro)».
Longhin è infatti titolare di un'azienda agricola che è anche una fattoria didattica: 'Alla Vaccheria” a Campagna Lupia (Venezia), 30 ettari di superficie, interamente coltivati a cereali ed erba medica.Prodotti che vengono reimpiegati all'interno dell'azienda per l'alimentazione delle vacche, allevate per la produzione del latte di alta qualità. Il progetto di fattoria didattica è rivolto alle scolaresche, per trasmettere i valori della cultura contadina e le conoscenze acquisite nel tempo.
«Con difficoltà enormi - aggiunge Longhin, che è anche presidente di Donne in Campo della Cia - riusciamo a conciliare i tempi di vita e di lavoro, avendo però l'opportunità di portare i figli con noi e condividere quella che è una vera scelta di vita. Se parliamo invece di difficoltà legate al genere, proprio per aver scelto la vacca da latte, che è un ramo prettamente maschile, le difficoltà sono state enormi. Vedere riconosciute le proprie capacità nel settore non è affatto facile: bisogna sapere 'due volte di più” di un uomo, lavorare e continuare ad acquisire competenze nuove senza fermarsi un attimo. Cercando sempre, però, di far conciliare i tempi dell'azienda con quelli della famiglia».
«Ma l'essere donna - avverte - mi ha anche aiutato molto: il dinamismo, la flessibilità, la creatività, l'ottimismo che ci caratterizzano sono qualità che mi hanno permesso di portare avanti la mia idea d'impresa e di 'aggiustarla” negli anni. Tanto da poter dire anche oggi, nonostante la crisi, che io contribuisco alla crescita del Pil nazionale».

