Fino alla metà dell'800 non si faceva molta differenza tra uva da tavola e quella per vinificare. Fu proprio dall'Italia nel 1887 che partirono le richieste al Governo per avere una legge utile a valorizzare la specificità dell'uva nostrana. Perché l'uva 'cibaria”, come la chiamavano i Romani, è una ricchezza del sud Italia con Puglia e Sicilia che contribuiscono rispettivamente con circa il 70 e il 20% al totale nazionale.

L'Italia con i suoi 13 milioni di quintali è il Paese leader europeo della produzione e dell'esportazione, mentre a livello mondiale occupa nell'ordine il 4° e il 2° posto. Le principali varietà dell'uva da tavola si dividono con semi (Italia, Cardinal) e senza semi (Red Flame, King's Ruby).

La varietà più diffusa è l'Italia, deriva dalla fecondazione incrociata del Moscato d'Amburgo con la varietà Bicane, a maturazione è di colore giallo dorato, con grappoli che possono pesare fino a un chilo, acini croccanti dal delizioso aroma di moscato. Segue per importanza la Regina e la varietà precoce Vittoria. Fra le varietà nere la Cardinal, la Regina nera e fra quelle rosate la Red Globe.

Le aree di maggiore coltivazione in Puglia sono situate nelle province di Taranto e Bari nell'area di Grottaglie e di Rutigliano, dove ogni anno nel mese di Ottobre il comune dedica una sagra, un congresso ed il premio internazionale 'Grappolo d'argento”. In Sicilia nella zona di Agrigento e Caltanissetta troviamo l'Uva Italia di Canicattì igp; in provincia di Catania l'uva da Tavola di Mazzarrone Igp.

Alta digeribilità e ottime proprietà terapeutiche con un buon apporto di acidi organici, vitamina B6 utile per combattere nervosismo, insonnia e stress fanno di questo frutto un ottimo alimento. L'uva è da conservare in frigo fino al momento del consumo, occorre però lavarla molto bene sotto l'acqua corrente prima di mangiarla. Fuori tavola viene impiegata in cosmesi, il suo succo ha potere di ammorbidire e schiarire la pelle.