La pesca siciliana risulta un settore in crisi, senza alcun segnale evolutivo favorevole per il futuro. è quanto emerge dal rapporto sulla pesca, redatto dal Comitato scientifico dell'Osservatorio mediterraneo della pesca e presentato dal presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo.

Il documento, che costituisce una radiografia approfondita sulle luci ed ombre del sistema ittico siciliano, fornisce dati sulle risorse ittiche nei mari siciliani, sullo stato della flotta siciliana e sulle conseguenze economiche e sociali dell'attuazione delle direttive comunitarie relative alla riduzione dello sforzo di pesca.

A dicembre 2010 in Sicilia risultavano attivi 3.116 pescherecci, il cui tonnellaggio medio è di poco superiore alle 20 tonnellate. C'è stata una costante riduzione del numero dei battelli da pesca. Più del 75% degli oltre 1.500 pescherecci che si sono ritirati dall'attività negli ultimi 10 anni, sono usciti nel periodo tra il 2000 e il 2005. Sono stati 4.500 i posti di lavoro persi nella filiera nell'ultimo triennio.

La riduzione del pescato siciliano dal 2009 ad oggi è stata di circa il 30%; a ciò bisogna aggiungere una paradossale diminuzione dei prezzi alla banchina di molte specie, insieme all'aumento costante e vertiginoso dei costi di produzione. Gli effetti della crescita del prezzo del gasolio da autotrazione hanno aumentato considerevolmente l'incidenza del costo del carburante sui costi totali di gestione. Per pescare un chilogrammo di pesce si consuma il triplo del gasolio rispetto ai Paesi europei. I costi energetici in pratica incidono oltre il 50% rispetto alla media europea. Nel corso del 2010, inoltre, è diventato pienamente operativo il Reg. (CE) n. 1697/2006, recante misure tecniche di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca del mare Mediterraneo (in deroga transitoria sino al 1° giugno 2010), che ha prodotto un impatto diretto sulla struttura produttiva (adeguamento dimensione delle maglie per le reti trainate e le reti a circuizione, divieto di svolgimento delle pesche speciali, ecc.), facendo diminuire, a parità di giornate lavorate, la quantità di prodotto pescato.

Alla luce di questi risultati, diventa più che mai urgente per dare risposte efficaci alla crisi in atto, l'attuazione di una nuova governance per la pesca siciliana, con precise priorità, che faccia tesoro dell'esperienza maturata dal Distretto Produttivo della Pesca di Mazara del Vallo. Va inserita la necessità di un rilancio della pesca artigianale da attuare anche attraverso una riconversione della pesca industriale, consapevoli del maggiore impatto sia in termini occupazionali che di ricadute economiche di questa attività, e di uno sviluppo delle attività di acquacoltura e maricoltura. Alla base di questa nuova governance, deve esserci la consapevolezza che il comparto della pesca deve essere esaminato con un approccio sistemico di 'filiera”.