è la prima Dop assegnata ad un agrume. E sì, che ne abbiamo di agrumi a denominazione di origine, ma sono tutti Igp; e la differenza tra Dop ed Igp se comunque sempre ben precisa e importante, lo è ancora di più allorquando, come in questo caso, trattasi di frutta e quindi di un prodotto della natura sul quale, parrebbe ma così non è, non dirimente è la locale cultura del saper fare, del saperlo lavorare, ma qui vorremmo dire accudire e trattare, sino a far diventare quel prodotto unico al mondo.

E l'Arancia di Ribera Dop ha in sé tutte le caratteristiche per essere riconosciuta quale prodotto di assoluta eccellenza. Storia breve quella dell'Arancia di Ribera. Addirittura cronaca degli ultimi mesi, febbraio 2011, il riconoscimento Dop.

Storia breve se comparata alla storia del territorio nel quale siamo.
Siamo nel lembo sud occidentale della Sicilia, su quella costa che guarda l'Africa e che da sempre è terra di accoglienza. Accoglienze divenute nei millenni passi primi di percorsi di integrazione e di mescolanza che hanno reso la Sicilia la terra madre della civiltà mediterranea. Civiltà fatta d'incontri, di scambi di conoscenze e di speculari volontà di crescite ulteriori rese possibili dalle integrazione e giammai dai rigetti e dalle chiusure.

Siamo nella Sicilia dei Sicani, popolo tra i primi abitanti di quest'isola magica. Qui la storia emerge anche da leggende. Dedalo visse da queste parti. E le colture prima di quelle agrumicole erano colture di riso (lo avreste mai immaginato, dalla Cina, il riso arrivò in Sicilia!) e di cotone.

Da appena due secoli, che nella storia ultramillenaria della Sicilia, potrebbe voler dire… ieri mattina (!), ci sono le arance. E gli agrumeti connotano questo paesaggio rendendolo di struggente bellezza: le distese verdi degli agrumeti e in essi, vederli e cercarli, i punti arancioni dotati di propria luminescenza.

E difatti l'agrumicoltura nasce nelle valli intorno a Ribera agli inizi dell'Ottocento. Ma è nel 1930, con la coltivazione della varietà Brasiliano, che si innescano le condizioni per una produzione di eccellente livello qualitativo.
L'Arancia di Ribera ha gusto gradevolissimo, è a polpa bionda e senza semi. Basta una sola di queste arance per soddisfare il fabbisogno quotidiano di vitamina C.

Il Consorzio di tutela Arancia di Ribera Dop è Consorzio che funziona molto bene e, duole dirlo, ciò purtroppo non è il più aduso dei comportamenti allorquando si constata la pigrizia di altri Consorzi isolani.

Il presidente del Consorzio, Giuseppe Pasciuta, ha le idee ben chiare e lungimiranti circa la duplice esigenza di tutelare il prodotto Dop appena nato, garantendo perciò il mantenimento (ma perché no, anche il miglioramento ulteriore) dello standing qualitativo dell'Arancia di Ribera Dop, e di valorizzarlo sul mercato domestico e su quello europeo.

L'intuizione vincente è l'inscindibilità del prodotto Arancia di Ribera Dop dal suo territorio. Se abusata (sovente storpiata) la locuzione non fosse, denomineremmo ciò 'marketing territoriale”. Ed allora è ancora una volta la Sicilia magica che, se le persone volessero, a tutto ha già pensato.

Qui siamo a breve distanza da Sciacca, con le sue terme, il suo carnevale ed i suoi pescherecci, che consentono cucina di mare. Di questa terra si è innamorato uno dei nostri migliori chef, Fulvio Pierangelini, che proprio per amore di Ribera e della sua arancia ha composto un menù pregevole ed intrigante. Citiamo un'insalata di finocchio, olive, arancia di Ribera Dop con gambero rosso di Mazara del Vallo ed un pesce spada con arancia di Ribera Dop ed erbe selvatiche. A compimento, una sontuosa crepe all'arancia di Ribera Dop.

E siamo quindi al punto di snodo della percorribilità del successo dell'Arancia di Ribera Dop. Successo che poggia su tre pilastri. Il primo pilastro: una visibilità incrementale che sia anche spiccata istintività del prodotto. E su questo si sta egregiamente lavorando ed il primo festival dell'Arancia di Ribera Dop, appena conclusosi, sta a testimoniarlo.



Il secondo pilastro: la peculiarità degli usi in cucina dell'Arancia di Ribera Dop e Fulvio Pierangelini ha saputo magistralmente dimostrare ciò.

Il terzo pilastro: l'inscindibilità dell'Arancia di Ribera Dop da altri prodotti di eccellenza del territorio, si pensi alla fragola di Ribera, da altre Dop siciliane (l'olio ed i formaggi) e last but not least, dallo struggente fascino che la Sicilia tutta e questo suo lembo in particolare suadentemente ed irresistibilmente emanano.

Attenzione, però. Non si può mai essere forti fuori se si è deboli dentro. Se l'offering della prima colazione di un importante albergo di Sciacca include il più anonimo e sciatto dei succhi di arancia e brilla per assenza un sontuoso cesto di arance di Ribera Dop, qualcosa, ahinoi molto più di qualcosa, ancora non quadra e tanto ancora c'è da lavorare per sensibilizzare chi il territorio lo vive.

Di certo la prima edizione del Festival dell'Arancia di Ribera Dop è servito anche a ciò. Le edizioni successive, posto che vi sia continuità di direzione tecnica nella persona del dottor Martino Ragusa, non potranno che essere ancora migliori e contribuire al perseguimento del condiviso obiettivo: valorizzare un tesoro che non deve essere più tenuto nascosto: l'Arancia di Ribera Dop.