ROMA - La stagione è propizia: arriva il profumo dell'olio novello appena uscito dai frantoi ma accanto all'orgoglio di una produzione d'eccellenza tornano d'attualità i problemi del comparto.

A Roma, all'Enoteca regionale Palatium, è stato dato il benvenuto all'olio nuovo del Lazio, una regione che vanta una piattaforma varietale particolarmente ricca che comprende anzitutto Canino e Itrana, poi Strana, Rosciola, Fosco, Raja Sabina e Carbonella, oltre alle più diffuse Moraiolo, Leccino e Frantoio. L'evento 'Sua eccellenza l'olio novello del Lazio” è stato presentato dalla Cooperativa agricola Marcellina che raccoglie un centinaio di soci tra cui l'Arsial (Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione in Agricoltura).



Le massime istituzioni regionali hanno assicurato il loro sostegno al settore olivicolo con nuove iniziative verso una più efficace strategia di mercato per valorizzare un prodotto che fa ancora fatica ad imporsi nelle scelte dei consumatori. Ne hanno parlato Angela Birindelli,assessore all'Agricoltura Regione Lazio, il commissario Erder Mazzocchi e Giulio Somma per l'Arsial, Massimo Gargano e David Granieri, rispettivamente presidenti della Coldiretti Lazio e Roma, Carlo Hausman dell'Azienda Romana Mercati, Loriana Abruzzetti di Pandolea e Giuseppe Valeriani, attivissimo presidente della Cooperativa Marcellina, che ha promosso anche tutte le passate della manifestazione.

Il giornalista Michele Bungaro dell'Unaprol - la più grande realtà dell'associazionismo olivicolo-ha coordinato i lavori e gli interventi dei produttori. La produzione laziale si attesterà quest'anno sulle 20.000 tonnellate, inferiore alla media per il perdurare della siccità, come dovunque, ma di qualità migliore per il minore effetto di agenti patogeni. è il 5% del dato nazionale con le sue 4 Dop: Canino e Tuscia, Sabina e Colline Pontine. La provincia di Roma è la più olivetata (28%) seguita da Viterbo (24%), Frosinone (20%) Latina (15%) e Rieti (14%). La coltivazione si estende su 89.000 ettari, con 350 strutture di frangitura.

Sono numeri consistenti nonostante la ridotta dimensione delle aziende, in genere piccole o medie, che incide su tutta la filiera produttiva. Ancora una volta è stata criticata la grande distribuzione per quei fuorvianti 2,90 euro a cui vengono venduti strani oli 'comunitari”, anche se questo accade più che altro nei supermercati nelle grandi città perché nei piccoli centri prevale l'acquisto diretto o comunque la consapevolezza di una scelta di qualità.

«Dobbiamo fare di più per far emergere questo componente fondamentale della nostra alimentazione - ha detto Mazzocchi - e definire un progetto di attività promozionale che impegni istituzioni, produttori, trasformatori e ristoratori e che stimoli la domanda. La cultura dell'olio inoltre si fonde con quella del paesaggio: quante aree senza la coltivazione dell'olivo sarebbero state abbandonate?».

Su un'azione decisa di marketing territoriale si è espressa anche Birindelli. «L'olio è l'unico prodotto a km zero - ha detto - perché si produce anche nei più piccoli centri e viene franto spesso nello stesso comune di raccolta. Diffonderne la cultura è in linea con la politica agricola della nostra regione che ne ha prescritto l'uso nelle mense scolastiche e negli ospedali. Purtroppo è uno dei prodotti più soggetti alla contraffazione ed è tra i più soggetti alla contraffazione. è un dovere delle istituzioni valorizzarlo ma anche dare garanzie ai produttori».

La frammentazione delle aziende è stato indicato come uno dei principali ostacoli all'affermazione della qualità sul mercato anche se - come ha detto Granieri di Confagricoltura Lazio - si sta sviluppando nella regione una maggiore sensibilità olearia con l'associazionismo e la nascita di cooperative. Efficace anche il programma Uniprol per commercializzare il prodotto al meglio abbattendo le divisioni tra produttori e spingendoli ad agire in maniera univoca. Carlo Hausman dell'Azienda Romana Mercati ha proposto interessanti e innovativi sbocchi per incrementare i consumi e sostenere la domanda. Il 65% dei grassi che ingeriamo sono contenuti nei più diversi prodotti, a cominciare da quelli da forno, ma non solo. Sono grassi 'impliciti” che mangiamo senza saperlo e l'etichetta non ci informa, limitandosi a dichiararli genericamente 'vegetali”.

«Dovremmo quindi fare una battaglia per riappropriarci di questo settore - ha detto - pretendere che il prodotto contenga extravergine, e - perché no - renderlo persino spalmabile, nelle creme o in altri prodotti graditi ai consumatori. Un altro sforzo che dovremmo fare è quello di diversificare con prodotti speciali, che possano essere venduti a prezzo alto.Senza dimenticare le olive da mensa,che non devono essere olive qualsiasi. Ci deve essere la nostra specificità, con etichetta chiara e tracciabile».

Il bersaglio finale è il consumatore distratto, abituato ad acquistare un olio non riconoscibile, non tracciabile, come ha sottolineato Giulio Somma. Forse a fare maggiore breccia potrebbe essere l'abbinamento alla cucina del territorio, sostenuto anche dai ristoratori. «Le leggi stanno aiutando a fare questo salto culturale ma ci vuole ancora molto impegno - ha detto - e poi perché non pensare all'olio novello come gradito regalo di Natale?». è stato anche annunciato per gennaio un grande evento a tema in collaborazione con il Gambero Rosso. Per Gargano questo buon prodotto può riaccendere l'economia dei territori, ricordando che il Lazio è stata la prima regione in Italia ad aver ottenuto dalla Ue nel 1996 la denominazione per la Dop Sabina. Una curiosità: a Canneto, un comune del Reatino, c'è il più antico olivo del mondo, a ricordare come l'olivicoltura era largamente praticata fin dal tempo dell'antica Roma con potenti corporazioni di oleari e frantoiani. L'incontro al Palatium non poteva che concludersi con una degustazione di extravergine della cooperativa Marcellina, dal significativo nome di Columella, proprio come lo scrittore del I secolo d.C. autore di «De re rustica», 12 testi fondamentali sulla scienza agraria romana.