Qualità nonostante la crisi Le famiglie italiane sono “Dop”
A tracciare l'identikit della famiglia Dop è uno studio di Ismea. Si tratta di nuclei familiari generalmente numerosi, residenti nei piccoli centri del nord-ovest. Nonostante il rigore imposto dalla crisi, questi consumatori acquistano circa il triplo della media italiana e spendono più del doppio
Latte, formaggi, yogurt e tutti i prodotti caseari. In Italia si sceglie la qualità nonostante la crisi. Il consumo, infatti, è guidato dalla famiglia 'Dop” che preferisce prodotti selezionati, anche se più cari.
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A tracciare l'identikit della famiglia Dop uno studio condotto da Ismea, attraverso Gfk Eurisko. Si tratta di nuclei familiari generalmente numerosi, residenti più di frequente nei piccoli centri del nord-ovest, con responsabile d'acquisto over 45 e profilo socioeconomico non elevato. Nonostante il rigore imposto dalla crisi, questi consumatori acquistano circa il triplo della media italiana (29,9 kg rispetto a 11,5 kg) e spendono più del doppio (circa 767 euro all'anno contro i 360 di media).
Per avere a tavola un formaggio di qualità garantita acquistano prodotti Dop 146 volte l'anno rispetto a una media nazionale di 89 volte, con una frequenza di acquisto di 2,5 giorni a fronte di una media nazionale di circa 4 giorni.
Una scelta di qualità, insomma. Ma anche di salute? Eugenio Del Toma, docente Nutrizione clinica presso l'università Campus Biomedico di Roma, invita a dare il giusto ruolo al consumo di latte e latticini. «Bisogna ridimensionare - dice - l'esagerato timore dell'uomo moderno e sedentario per la componente grassa dei cibi: una vera e propria 'lipofobia”. Il consumo eccessivo di grassi saturi può tramutarsi in un fattore di rischio cardiovascolare, ma non va dimenticato che la carenza di particolari grassi (detti appunto 'essenziali”) si riflette negativamente sulla formazione di derivati biologicamente attivi e protettivi. Non c'è alcun problema per chi utilizza tutti i giorni del latte parzialmente scremato e un paio di volte a settimana una normale porzione di formaggio o di prosciutto».
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A tracciare l'identikit della famiglia Dop uno studio condotto da Ismea, attraverso Gfk Eurisko. Si tratta di nuclei familiari generalmente numerosi, residenti più di frequente nei piccoli centri del nord-ovest, con responsabile d'acquisto over 45 e profilo socioeconomico non elevato. Nonostante il rigore imposto dalla crisi, questi consumatori acquistano circa il triplo della media italiana (29,9 kg rispetto a 11,5 kg) e spendono più del doppio (circa 767 euro all'anno contro i 360 di media).
Per avere a tavola un formaggio di qualità garantita acquistano prodotti Dop 146 volte l'anno rispetto a una media nazionale di 89 volte, con una frequenza di acquisto di 2,5 giorni a fronte di una media nazionale di circa 4 giorni.
Una scelta di qualità, insomma. Ma anche di salute? Eugenio Del Toma, docente Nutrizione clinica presso l'università Campus Biomedico di Roma, invita a dare il giusto ruolo al consumo di latte e latticini. «Bisogna ridimensionare - dice - l'esagerato timore dell'uomo moderno e sedentario per la componente grassa dei cibi: una vera e propria 'lipofobia”. Il consumo eccessivo di grassi saturi può tramutarsi in un fattore di rischio cardiovascolare, ma non va dimenticato che la carenza di particolari grassi (detti appunto 'essenziali”) si riflette negativamente sulla formazione di derivati biologicamente attivi e protettivi. Non c'è alcun problema per chi utilizza tutti i giorni del latte parzialmente scremato e un paio di volte a settimana una normale porzione di formaggio o di prosciutto».

