A Valtopina sulle tracce del tartufo. In scena le golosità umbre
La 31ª Mostra mercato del tartufo di Valtopina in provincia di Perugia ha anche rappresentato l’avveduta apertura ai flussi turistici emergenti e la concezione di un bouquet di prodotti enogastronomici di cui il tartufo costituisce, almeno nel periodo spiccatamente stagionale, il vettore trainante
A fronte di un format ben collaudato e a fronte di successo crescente, come e perché la 31ª Mostra mercato del tartufo, in quel di Valtopina (Pg) può differire dalla precedente che, tra l'altro, si fregiava anche della soddisfacente celebrazione del trentennale?Evidentemente hanno avuto il loro peso due concomitanti fattori: l'accresciuta consapevolezza dell'appealing nel mondo dell'unicità del territorio umbro, il suo mostrarsi compatto al primo insieme per poi virtuosamente sfaccettarsi solo in seconda battuta.
E ciò, nell'espletamento della 31ª Mostra mercato del tartufo di Valtopina ha voluto prevalentemente significare l'avveduta apertura ai flussi turistici emergenti e la concezione di un bouquet di prodotti enogastronomici di cui il tartufo costituisce, almeno nel periodo spiccatamente stagionale, il vettore trainante.
E difatti per nulla tedioso, bensì sospinto da aneliti alla speranza che la competenza e la serietà della nuova squadra di governo centrale fanno germogliare, si è svolto workshop atto a dibattere proprio l'individuazione della ruralità umbra, da sentieri pedonali resa gioiosamente fruibile, quale tessuto virtuoso per la conoscenza degli scrigni di eccellenze agroalimentari.
La commutazione paradigmatica volta a guardare l'Umbria con gli occhi del forestiero riconduce alla non faceta immagine di una viabilità che definimmo 'Vra”, ovvero Verde raccordo anulare, sorta di percorso circolare tra i due capoluoghi Terni e Perugia.
Andrebbe solo segnalato che per alcune mete (il Trasimeno, Gubbio, Orvieto, Cascia e Norcia) la diramazione dal Vra è di ragguardevole distanza pur comunque valutabile nell'ordine delle decine di km.
Ogni percorso pedonale quindi, è a sua volta reso facilmente fruibile dall'opportuna comunicazione, dalla precisa segnaletica e dalla considerazione della sua comoda collocazione nell'ambito del suddetto Vra. Il forestiero, in altri termini, può agevolmente visitare l'Umbria, di essa sentendosi cittadino temporaneo e non turista, decidendo di porre base in una sola località.E in questa accezione, il diamante dei sottoboschi, ovvero il tartufo sia il bianco che il nero, con le sue spiccate presenze di pregio a Valtopina, a Norcia ed a Sigillo, cessa di essere lo splendido solista e diviene aggregatore e nobilitatore di altri tesori umbri: l'olio extravergine di oliva, con Trevi che di esso si erge a capitale, il vino, con Montefalco così fiera del suo prezioso Sagrantino Docg, Castelluccio di Norcia con la sua lenticchia Igp, Cannara con la sua cipolla, Colfiorito con la sua patata rossa, Cascia con il suo zafferano, e stiamo qui tacendo di formaggi e di salumi.
A Valtopina, lo ricordiamo, ha sede l'Associazione Nazionale Città del Tartufo, presieduta da Giancarlo Picchiarelli e diretta da Antonella Brancadoro. L'Associazione svolge ruolo determinante nel catalizzare i processi di valorizzazione del tartufo da parte delle singole realtà a ciò vocate.
L'Umbria che risvegliò l'Italia dopo l'anno Mille può adesso nuovamente risvegliarla, da sogni piuttosto che da sonni ridestandola, almeno per quanto attiene la salda vision di cosa debba veramente intendersi per 'turismo” in questo secondo decennio del XXI secolo.

