Al via in Italia l'acquacoltura biologica. Nuova opportunità per gli allevatori
Per aiutare gli allevatori nel passaggio da un sistema convenzionale a uno biologico, l’Inran, l’ente pubblico italiano per la ricerca in materia di alimenti e nutrizione, ha avviato un progetto finanziato dal ministero delle Politiche agricole e in collaborazione con sei università italiane
Con l'approvazione del regolamento Ce n.710 del 5 agosto 2009, è ufficialmente partito, anche in Italia, il settore dell'acquacoltura biologica, per garantire a un consumatore sempre più attento alla scelta della qualità, alla tutela dell'ambiente e al benessere animale un prodotto certificato che risponda alle sue esigenze. Per gli allevatori si tratta però di una sfida tutta nuova, che necessita di solide basi scientifiche. E proprio per fornire indicazioni in tal senso, facilitando il passaggio da un sistema convenzionale a uno biologico, l'Inran, l'ente pubblico italiano per la ricerca in materia di alimenti e nutrizione, coordina il progetto 'Azione concertata per l'identificazione di contributi scientifici per lo sviluppo dell'acquacoltura biologica in Italia” finanziato dal ministero delle Politiche agricole alimentari e Forestali (Mipaaf).
Nel Progetto sono coinvolti 6 istituti universitari (Udine, Perugia, Roma Tor Vergata, Insubria, Palermo, Firenze), il Coispa, l'Ispa-Cnr di Torino, l'Ispra, l'Unimar, l'Associazione piscicoltori italiani. E di questa ricerca - prossima ormai alla conclusione, prevista per luglio - si parlerà venerdì 7 maggio in un convegno alla Camera di commercio di Bari. L'acquacoltura biologica, intesa come innovazione, dovrà affiancare e integrare le produzioni convenzionali di acquacoltura e non essere considerata un'alternativa.
«Sono tanti gli interrogativi aperti sull'acquacoltura bio, cui stiamo cercando di dare una risposta con un apposito gruppo di lavoro competente e multidisciplinare - afferma Elena Orban, dirigente di ricerca Inran e coordinatore dell'intero progetto -. Si va dalla formulazione di mangimi naturali, privi cioè di ingredienti di sintesi, all'individuazione di sostanze naturali che possano sostituire i farmaci tradizionali; dal numero massimo di pesci consentiti per metro cubo d'acqua, a maggior tutela del benessere animale e dell'ambiente. Tutto ciò per dare al consumatori ulteriori garanzie nei confronti del prodotto da acquacoltura, che viene ancora guardato con qualche perplessità».

