Il Grana Padano supera la crisi. Balzo delle quotazioni rispetto al 2009
Lo stagionato fino 12 mesi ha guadagnato il 12,43%, quello fra 12 e 15 mesi è salito del 11,44% a 6,82 euro al chilo e la produzione a 24 mesi ha sfondato il tetto del 12% rispetto al maggio 2009 arrivando a 7,05 euro al chilo. I risultati migliori sono stati registrati sulla piazza di Cremona
Il grana padano rialza la testa. Secondo l'ultima rilevazione Ismea, uno dei formaggi italiani più famosi al mondo, prodotto in circa 4 milioni di forme all'anno principalmente in Lombardia, dal maggio 2009 a oggi ha registrato un aumento delle quotazioni all'origine fra l'11 e il 12%. In particolare: quello stagionato fino 12 mesi ha guadagnato il 12,43%, quello fra 12 e 15 mesi è salito del 11,44% a 6.82 euro al chilo e infine la produzione a 24 mesi ha sfondato il tetto del 12% di aumento rispetto al maggio dell'anno scorso arrivando a 7,05 euro al chilo. I risultati migliori sono stati registrati sulla piazza di Cremona con un balzo di oltre il 13% per ciascuna delle tre tipologie di stagionatura.
Stesso trend per il parmigiano reggiano, che dal 2009 ha fatto un balzo del 20% per la stagionatura a un anno e del 21,58 % per quella a 2 anni, con un picco del 27,57% rispetto all'anno scorso, sulla piazza di Reggio Emilia. Anche il prezzo all'origine del burro sulla piazza di Milano è aumentato del 92% rispetto al 2009 e di quasi il 95% su quella di Cremona. Una notizia positiva per gli allevamenti, visto che per fare un chilo di grana servono circa 15 litri di latte italiano di alta qualità.
«Siamo di fronte a situazione diversa dal 2009 – commenta Ettore Prandini, vice presidente regionale di Coldiretti - e possiamo avere legittime aspettative anche sul prezzo del latte. Se nel 2009 i valori del grana non ci aiutavano molto, adesso le quotazioni ci danno ragione. E così anche per la polvere, il burro e la panna: se nel 2009 erano al minimo storico degli ultimi 10-15 anni, quest'anno abbiamo rivalutazione simile al 2007. Ci sono le condizioni per garantire un prezzo del latte dignitoso alle nostre imprese».Ogni anno 6.200 aziende agricole conferiscono a 160 caseifici oltre 22 milioni di quintali di latte, il 21% del totale munto in Italia. Per quanto riguarda le tipologie di vendita: il 48,7% riguarda le forme, il 31,7 i pezzi preconfezionati, il 3,2% i bocconcini e il 16,4% è il grana già grattugiato.
Su 4 milioni di forme, più di un quarto finisce all'estero e in particolare in Germania, Stati Uniti e Svizzera. Ma anche i francesi, nostri grandi rivali sul fronte dei formaggi, lo apprezzano visto che ne importano oltre 90mila forme, come fa il Regno Unito. Altre 120mila finiscono sulle tavole di Canada, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Anche i giapponesi si stanno appassionando al grana padano, visto che ne fanno arrivare dall'Italia più di 20mila forme.

