Suino nato e allevato in Sardegna. Il Consorzio ne tutela la qualità
Il consorzio è promosso dalla Regione e composto da cinque aziende che rappresentano il 60% del mercato della trasformazione e il 30% di quello della produzione. L'intesa è aperta anche agli altri imprenditori del settore in grado di garantire la qualità richiesta dal protocollo di tutela
CAGLIARI - è nata la "Fieliera del suino sardo nato e allevato in Sardegna", un consorzio promosso dalla Regione e composto da cinque aziende che rappresentano il 60% del mercato della trasformazione e il 30% di quello della produzione. L'intesa, aperta anche agli altri imprenditori del settore in grado di garantire la qualità richiesta dal protocollo, ha lo scopo di valorizzare le produzioni sarde e di vendere salumi di qualità a prezzi competitivi. «Il progetto - ha spiegato l'assessore regionale dell'Agricoltura Andrea Prato - è stato portato avanto, non senza difficoltà, da cinque aziende che rappresentano il cuore del sistema suinicolo sardo. Abbiamo tentato di rovesciare una situazione che vedeva i trasformatori locali acquistare una grande quantità di carni non sarde perché chiedevano un prodotto finito con determinate caratterisiche. Oggi anche gli allevatori sardi che hanno aderito all'intesa sono in grado di garantire un prodotto standard per cui i salumifici si impegnano ad acquistare la carne prodotta in Sardegna, anche se al momento non è sufficiente a soddisfare la domanda. Con l'ingresso di un trasformatore di Iglesias abbiamo anche risolto il problema di piazzare i tagli di carne che non potevano essere acquistati dagli altri salumifici».
Con la "filiera" si mira a proporre un prodotto di qualità soprattutto nel mercato italiano e estero (basato sul suino magro di 90-115 chili di peso vivo) a prezzi competitivi con quelli dei produttori italiani ed esteri. «Non solo - ha spiegato il presidente del Consorzio Alessandro Mamusa - garantiamo un sistema immune dalla peste suina e quindi ci proponiamo di eradicare la malattia dalla Sardegna».
Al consorzio pertecipa con il 30% delle quote la finanziaria regionale Sfirs che avrà soprattutto un ruolo di "camera di compensazione" per quanto riguarda i tempi di pagamento delle fatture.
Le società che partecipano alla filiera, aperta a tutti gli operatori sardi del settore nel rispetto dei requisiti igienico-sanitari, rintracciabilità e di qualità, nel 2009 hanno fatturato complessivamente circa 30 milioni di euro ed hanno oggi un totale di 147 dipendenti tra assunti a tempo indeterminato e stagionali.
«Il comparto suinicolo sardo - ha spiegato il direttore dell'Agenzia Laore Antonello Usai - conta circa 220mila capi e interessa circa 15mila aziende, anche se sono 700 con oltre 20 capi. In pratica il 5% degli allevatori garantisce quasi il 70% della produzione. Il valore della produzione della carne suina si attesta su 80 milioni di euro pari all'11% del totale delle produzioni zootecniche alimentari e incide per il 24% sulla produzione di carne regionale».
L'orientamento produttivo delle aziende suinicole riguarda prevalentemente la produzione del suinetto da latte, con un peso di 5-8 kg, lattonzoli (8-12 kg) e in minor misura magroni (90-110 kg). L'allevamento di suini pesanti (140 -160 kg) per la produzione di insaccati è poco significativa. In Sardegna, ogni anno, vengono consumati 300mila quintali di carne suina, il 35% dei quali sotto forma di prodotti trasformati. Le produzioni sarde coprono appena il 40% del fabbisogno regionale. In Sardegna sono presenti oltre 60 salumifici (i tre che hanno aderito alla filiera producono il 60% del fatturato regionale) che utilizzano, per il confezionamento dei propri salumi, soprattutto carne proveniente dalla penisola italiana (88%) o dall'estero (2%) cui si aggiunge una parte più esigua di approvvigionamenti extra-comunitari. La Sardegna anche a causa delle norme restrittive imposte nel passato per la peste suina, importa 320mila capi all'anno.

