Brasile come riserva mondiale d'acqua Potrebbe dissetare 100 mondi
Lo studio effettuato dai ricercatori dell'Università del Parà stima che la falda scoperta di recente in Amazzonia, è un immenso deposito di 440mila chilometri quadrati per uno spessore medio di 545 metri e che contenga 86mila chilometri cubi di acqua dolce, una quantità superiore al Mediterraneo
SAN PAOLO - La gigantesca falda acquifera scoperta di recente nel sottosuolo dell'Amazzonia, la più grande del mondo, come riporta il Messaggero, potrebbe rifornire di acqua potabile cento volte la popolazione mondiale.

Lo studio effettuato dai ricercatori dell'Università del Parà stima che l'immenso deposito di 440mila chilometri quadrati per uno spessore medio di 545 metri contenga 86mila chilometri cubi di acqua dolce, una quantità superiore al Mediterraneo. La falda, la cui scoperta è stata annunciata dopo trent'anni di trivellazioni, scavi e test, spesso in luoghi di difficilissimo accesso, si trova sotto gli stati amazzonici di Parà, Amazonas e Amapà, lungo quindi il corso del Rio delle Amazzoni e alcuni suoi affluenti.
Nei pressi di Manaus (che dal deposito estrae il 40% del suo fabbisogno di acqua potabile), la falda affiora quasi in superficie, con forti rischi di inquinamento. Il deposito, che probabilmente sarà battezzato 'Grande Amazonia”, è ancora più grande di quelli nel sottosuolo della Russia e dell'Australia finora considerati i più vasti al mondo. Nel sottosuolo del Brasile si trova già gran parte del cosiddetto 'Acquifero Guaranì”, terza riserva mondiale di acqua dolce con 45mila chilometri cubi di acqua (già però gravemente inquinata dalle colture intensive in superficie).
La falda nel sottosuolo degli Stati Uniti, che si estende dall'Arizona al Texas su un'estensione pari a quella del Mar Mediterraneo, è ormai ridotta ad un quinto della sua portata iniziale, per eccesso di sfruttamento, e potrebbe esaurirsi già nel giro di alcuni decenni, come hanno denunciato numerose organizzazioni ambientali come Conservation Intenational, con gravi conseguenze per il fabbisogno idrico americano.
Adesso l'equipe di ricercatori guidata dal geologo Milton Matta cercherà di stabilire il ritmo di afflusso dell'acqua alla falda e la sua capacità di ricambio, per stimare quanto se ne può prelevare senza correre lo stesso rischio del deposito americano. Il Brasile diventa così 'l'Arabia Saudita dell'acqua” per il futuro del pianeta.

Lo studio effettuato dai ricercatori dell'Università del Parà stima che l'immenso deposito di 440mila chilometri quadrati per uno spessore medio di 545 metri contenga 86mila chilometri cubi di acqua dolce, una quantità superiore al Mediterraneo. La falda, la cui scoperta è stata annunciata dopo trent'anni di trivellazioni, scavi e test, spesso in luoghi di difficilissimo accesso, si trova sotto gli stati amazzonici di Parà, Amazonas e Amapà, lungo quindi il corso del Rio delle Amazzoni e alcuni suoi affluenti.
Nei pressi di Manaus (che dal deposito estrae il 40% del suo fabbisogno di acqua potabile), la falda affiora quasi in superficie, con forti rischi di inquinamento. Il deposito, che probabilmente sarà battezzato 'Grande Amazonia”, è ancora più grande di quelli nel sottosuolo della Russia e dell'Australia finora considerati i più vasti al mondo. Nel sottosuolo del Brasile si trova già gran parte del cosiddetto 'Acquifero Guaranì”, terza riserva mondiale di acqua dolce con 45mila chilometri cubi di acqua (già però gravemente inquinata dalle colture intensive in superficie).
La falda nel sottosuolo degli Stati Uniti, che si estende dall'Arizona al Texas su un'estensione pari a quella del Mar Mediterraneo, è ormai ridotta ad un quinto della sua portata iniziale, per eccesso di sfruttamento, e potrebbe esaurirsi già nel giro di alcuni decenni, come hanno denunciato numerose organizzazioni ambientali come Conservation Intenational, con gravi conseguenze per il fabbisogno idrico americano.
Adesso l'equipe di ricercatori guidata dal geologo Milton Matta cercherà di stabilire il ritmo di afflusso dell'acqua alla falda e la sua capacità di ricambio, per stimare quanto se ne può prelevare senza correre lo stesso rischio del deposito americano. Il Brasile diventa così 'l'Arabia Saudita dell'acqua” per il futuro del pianeta.

