La patata è il 4° ortaggio più coltivato In gioco gli interessi delle multinazionali
Non si placa la polemica sulla patata Ogm. Contrari, sono scesi in campo il ministro Luca Zaia e il presidente di Coldiretti Sergio Marini, per salvaguardare l'ortaggio più coltivato in Italia dopo il pomodoro. Dall'India l'attivista Vandana Shiva: «L'Europa era la grande speranza, ora si è arresa»
Continua la polemica intorno alla patata Ogm. Molti i contrari, soprattutto in Italia, a partire dal ministro Luca Zaia e Sergio Marini, presidente della Coldiretti. E dall'India arriva anche l'opinione di Vandana Shiva, 58 anni, attivista indiana (nel 1993 ha vinto il Right Livelihood Award, una sorta di Nobel assegnato a chi si batte per un'economia più giusta), una vita a combattere contro gli Ogm: «L'Europa era la grande speranza di chi difende la biodiversità. Per 12 anni aveva resistito a pressioni di ogni sorta. Il sì alla patata Amflora, invece, è una resa». Opposta la posizione, invece, di Confagricoltura, che chiede più informazione perché gli italiani non hanno ancora capito cosa siano realmente gli Ogm.Le patate sono la produzione orticola più importante in Italia, sia per superficie coltivata che per quantità prodotte, dopo il pomodoro. è quanto emerge da una analisi della Coldiretti dopo la fine della moratoria Ue con il via libera alla prima patata transgenica e l'annuncio della Commissione Europea di presentare entro l'estate una proposta per far decidere liberamente ai singoli Stati membri se coltivare o meno ogm sul proprio territorio, invertendo l'attuale quadro normativo.
In Italia sono 105.640 le aziende agricole che coltivano patate, su una superficie coltivata che nel 2009 è stata di circa 69mila ettari per una produzione media di 1,7 miliardi di chili, di cui 1,2 miliardi di patate comuni e 4 miliardi di chili di patate novelle. Alla lavorazione industriale vengono destinati circa 2 milioni di quintali ogni anno. Secondo i dati Istat, i maggiori investimenti si registrano in Campania (oltre 12mila ha), che fa registrare anche la maggiore produzione di patate (3,5 miliardi di chili tra comuni e novelle); a breve distanza segue la Sicilia (2,2 miliardi di chili) e dall'Emilia Romagna (1,7 miliardi di chili di patate comuni) e via via tutte le altre 17 regioni italiane. Infatti, la coltivazione è presente al nord, centro e sud, che hanno condizioni pedoclimatiche diverse e che conferiscono una caratteristica positiva all'Italia, che è quella di avere un periodo di raccolta differenziato tra le diverse aree, nell'arco di 10 mesi, consentendo di avere una offerta di prodotto fresco quasi tutto l'anno.
è evidente che per la conformazione morfologica dei terreni e le dimensioni ridotte delle aziende che coltivano patate, non sarebbe possibile evitare in Italia le contaminazioni e sarebbe violata la sacrosanta libertà della stragrande maggioranza degli agricoltori e cittadini di avere i propri territori liberi da ogm. Va ricordato che la patata geneticamente modificata Amflora è prodotta dalla multinazionale Basf ed è stata modificata in modo da avere un maggior contenuto di amido, è stata a lungo al centro di una controversia fra l'Efsa (autorità Ue di sicurezza alimentare), con sede a Parma, che ha dato il suo via libera 'tecnico”, e le due autorità sanitarie, europea e mondiale, l'Emea (agenzia Ue del farmaco) e l'Oms. La controversia riguardava la presenza, nell'Ogm, di un gene 'marker” che conferisce resistenza a un antibiotico importante per la salute umana. La Commissione europea ha dato il suo via libera nonostante il fatto che la direttiva Ue 2001/18, relativa al rilascio deliberato di Ogm nell'ambiente, proibisca espressamente l'autorizzazione per gli Ogm contenenti geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana.
L'interesse delle multinazionali verso la patata deriva dal fatto che, con circa 322 miliardi di chili prodotti all'anno, la patata si colloca al quarto posto a livello mondiale tra gli alimenti agricoli maggiormente coltivati nel mondo dopo mais, riso e frumento.
Con la pericolosa fine della moratoria, in pieno contrasto con la volontà dei cittadini, la Commissione Europea ha però anche annunciato la storica intenzione di presentare entro l'estate una proposta per far decidere liberamente ai singoli Stati membri se coltivare o meno ogm sul proprio territorio, invertendo l'attuale quadro normativo. «Sosteniamo e condividiamo quindi la posizione del ministro delle Politiche agricole Luca Zaia - ha detto il presidente della Coldiretti Sergio Marini - di avviare la procedura per richiedere alla Commissione europea la clausola di salvaguardia con cui bloccare la commercializzazione e la coltivazione della patata biotech nei nostri territori, cosi come ci impegneremo ad attuare qualsiasi iniziativa di carattere legislativo o referendario per continuare a mantenere il nostro paese libero da coltivazioni geneticamente modificate».
Diversa la posizione di Confagricoltura: «Secondo un'indagine commissionata all'Ispo di Renato Mannehimer, oltre il 40% degli italiani non conosce il significato della parola Ogm. Tra i giovani (18-24 anni) la quota sale addirittura al 70%, mentre la larga maggioranza dei cittadini del nostro Paese ignora che da decenni gli animali degli allevamenti possano essere nutriti con farine Ogm importate. Non si tratta quindi di indire referendum, poiché non c'è nessuna legge da abrogare ma di spiegare seriamente agli italiani cosa sono gli Ogm. Va superato definitivamente l'approccio ideologico che sino ad oggi in Italia ha demonizzato le biotecnologie, rendendole un argomento tabù».L'organizzazione degli imprenditori agricoli sottolinea ancora come l'atteggiamento dei maiscoltori della Pianura Padana (da cui proviene oltre il 90% della produzione nazionale) sia totalmente diverso da quello dei cittadini non economicamente coinvolti nelle scelte sul transgenico. Infatti un'indagine Demoskopea svolta nei mesi scorsi per Futuragra rileva che gli agricoltori di quest'area in 2 casi su 3 si sono dichiarati favorevoli all'utilizzo di sementi geneticamente modificate.
«Anche Eurobarometro, il sondaggio periodico della Commissione europea, ha rilevato che l'84% degli italiani non ha particolari avversioni alle biotecnologie e manifesta un atteggiamento più disinteressato che contrario - ricorda Confagricoltura - proprio in base ai dati di Eurobarometro, un rapporto del Dipartimento Usa per l'Agricoltura (Fas-Usda) suggerisce l'avvio nel nostro Paese di una campagna per informare correttamente i cittadini sulle caratteristiche dei prodotti Ogm».
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