Ente risi, modifiche allo statuto Si aspetta il nuovo presidente Avanza
Già da ottobre Marco Mario Avanza era stato designato dal ministro delle Politiche agricole a guidare l’Ente nazionale risi per i prossimi 4 anni. È stato intanto ridotto il numero dei componenti del Cda da 9 a 5, secondo il programma di riorganizzazione dell’Ente, per adeguarlo a moderne esigenze
Mentre si attende che si concluda l'iter per il cambio al vertice dell'Ente nazionale risi (l'imprenditore vicino alla Lega Marco Mario Avanza (nella foto), 38 anni, in attività a Casalino, in provincia di Novara, è stato designato presidente dal ministro delle Politiche agricole fin dall'ottobre scorso), l'Ente ha avviato le procedure per modificare lo statuto. Il nuovo presidente succederà a Piero Garrione, titolare della cascina Darola di Trino Vercellese (Vc), che ha guidato l'Ente risi dal 1994 ad oggi.
Al momento di certo ci sono solo le modifiche allo Statuto, approvate con Decreto interministeriale del 19/3/2010, che vertono sull'articolo 5 ovvero la nomina del presidente. Secondo il vecchio regolamento «il presidente dura in carica 4 anni e può essere rinnovato per una sola volta»; oggi viene aggiunto: «...e la conferma non può essere effettuata per più di due volte».
Le sostanziali modifiche si riferiscono all'articolo 6 sul Consiglio di amministrazione. Il precedente statuto nel comma 1 diceva: «Il Consiglio di amministrazione nominato con decreto del ministro delle Politiche agricole e forestali è composto, oltre che dal presidente, da 8 membri di cui: a) 4 risicoltori scelti tra una rosa di nominativi indicati dalle organizzazioni agricole maggiormente rappresentative; b) 2 rappresentanti della trasformazione e 1 rappresentante della commercializzazione del riso designati dal ministro delle Attività produttive; c) 1 rappresentante delle regioni interessate alla risicoltura designato dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano».
Nel nuovo statuto: «Il Consiglio di amministrazione, nominato con decreto del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali è composto, oltre che dal presidente, da: a) 1 membro in rappresentanza delle regioni interessate alla risicoltura designato dalla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome; b) 3 membri scelti tra una rosa di nominativi indicati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative della filiera risicola. La scelta dei membri di cui alla lettera b) è effettuata in maniera da assicurare una calibrata rappresentanza delle due componenti della filiera».
La riduzione dei componenti del Consiglio di amministrazione da 9 ai 5 attuali fa parte del programma di riorganizzazione dell'Ente, sollecitata da molte parti per adeguarlo alle moderne esigenze, nella speranza di avere una vera rappresentatività della filiera. Ad oggi manca un esponente delle riserie artigiane, ovvero tutte quelle imprese che non aderiscono all'Airi (Associazione industrie risiere italiane) e che rappresentano il 30% del mercato e contribuiscono a finanziare l'Ente pagando il diritto di contratto, ovvero quella prestazione patrimoniale imposta dalla legge a carico dei soggetti compratori di risone. Sicuramente questo rappresentante non ci sarà perché il suo ingresso è ostacolato da troppe parti. Nulla di invariato quindi, all'interno dell'Ente nazionale risi ci saranno solo agricoltori e industriali, quindi una filiera non rappresentativa.
I problemi del settore risicolo non sono finiti con le vicende della rappresentatività nell'Ente risi, in questi giorni si sta denunciando l'andamento negativo del prezzo del riso (Coldiretti denuncia un valore negativo del -29,7%; altri riportano un crollo dei tondi, ma i tondi non rappresentano le varietà per il consumo interno). Una situazione grave, il mercato e di conseguenza i consumatori ne fanno le spese, perché sembra non ci sia nessun interesse a difendere la nostra risicoltura di eccellenza. In Italia continua ad entrare il prodotto comunitario che viene venduto allo stesso prezzo del nostro, intanto non si fa niente per controllare e tutelare la tracciabilità; e poi la protezione e promozione delle nostre varietà tipiche, sollecitata da molti, sembra sia un vezzo di qualcuno e non la presa di coscienza della mancanza di strategia e la consapevolezza di quello che stiamo perdendo.

