Le modifiche al disciplinare rilanciano il Pomodoro San Marzano Dop
Le modifiche riguardanti la descrizione hanno introdotto 2 raggruppamenti, in relazione alle caratteristiche morfologiche e qualitative delle bacche. Si prevede anche l’estensione della protezione ai pomodoro a filetti. Altre modifiche servono a migliorare la qualità e le tecniche di produzione
Le modifiche al disciplinare di produzione della Dop Pomodoro San Marzano dell'agro sarnese-nocerino sono state pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Da questo momento in poi bisogna attendere sei mesi, come da procedura comunitaria, periodo entro il quale gli altri Stati membri possono presentare eventuali opposizioni, prima di vedere definitivamente riconosciute le modifiche richieste.Le modifiche riguardanti la descrizione del prodotto hanno introdotto due raggruppamenti, in relazione alle caratteristiche morfologiche e qualitative delle bacche. Si prevede anche l'estensione della protezione ai pomodoro a filetti.
Per la tipologia "a filetti" sono state indicate le principali operazioni tecnologiche, come già previsto per i pomodori pelati interi. è stato inserito l'acido citrico tra i coadiuvanti tecnologici, per un suo eventuale uso. è stato rafforzato infine il legame con il territorio, inserendo il vincolo che le eventuali attività di miglioramento genetico del tipo San Marzano avvengano esclusivamente nell'area delimitata.
è consentita la coltivazione in ambiente protetto, al fine di proteggere le coltivazioni dall'attacco di parassiti e insetti nocivi. Viene previsto, inoltre, d'indicare in etichetta "pomodori pelati a filetti", per il relativo prodotto. Le altre modifiche introdotte servono a migliorare la qualità del prodotto e le tecniche di produzione.
«Il Pomodoro San Marzano - ha sottolineato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia - è un prodotto di eccellenza della dieta mediterranea. L'Unione europea ha dimostrato di capire che gli sforzi del nostro Paese sono costantemente rivolti a garantire la qualità e la sicurezza del nostro patrimonio agroalimentare».

