Sotto la neve delle Alpi sempre più olivi. In Valtellina gli oliveti più a nord d'Italia
Confinata sino a non molti anni fa sul Garda e, in tono minore, sul Sebino, il Lario e alcune nicchie del triveneto, l'olivicoltura prealpina e alpina sta interessando diverse nuove aree in tutte le regioni. Alla Valtellina il primato degli oliveti più nordici in Italia, al Galles in Europa
L'espansione dell'olivicoltura (sia a livello amatoriale che imprenditoriale) interessa ormai tutte o quasi le province dell'arco alpino. Un movimento sostenuto dal prestigio che un olio extravergine di alta qualità conferisce ad aziende e ai panieri territoriali ma che, al di là di qualche snobismo, è contraddistinto dalla voglia di recuperare terreni già intensamente coltivati e lasciati ai rovi, di creare piccole filiere di qualità e di socializzazione rurale. Un movimento ruralpino insomma.La gara all'oliveto più a nord, che ha visto contendersi la palma tra Trentino e Lombardia, è ormai superata. L'oliveto più settentrionale al mondo non è nemmeno in Germania (dove sono in atto alcuni impianti) ma si trova nel Galles settentrionale, sulle coste a nord dell'isola di Anglesey dove, grazie a un progetto Leader sul cambiamento climatico, qualche anno fa è stato impiantato nel 2007 il primo oliveto destinato alla produzione commerciale del Regno Unito. Una scommessa sul cambiamento climatico in atto messa in atto dopo un'accurato studio del microclima. Prima che si possa parlare di regolare e continuativa maturazione delle olive e di produzione di olio però ce ne corre...
In ogni caso, se facciamo fatica ad adattarci all'idea dell'olio extravergine gallese (siamo alla latitudine di Liverpool per intenderci) o germanico non è stato neppure stato facile accogliere l'idea dell'espansione dell'olivicoltura alpina in Valtellina, in Valle d'Aosta, in alcune plaghe del Piemonte. Molti sono ancora scettici e considerano l'interesse intorno all'olivo una moda. Non aiuta ll vezzo dei nouveau riche che piantumano nei giardino della villa vetusti alberi secolari trafugati dalla Puglia (c'è un racket) per farli intristire in un clima non acconcio. Una moda botanica che si innesta su quel filone deleterio che un secolo fa vedeva furoreggiare i palmizi brianzoli. Però sui laghi, in alcune plaghe collinari, persino sulle sponde solatie delle valli alpine le condizioni per far crescere l'olivo ci sono. Terreni sciolti, riparo da venti freddi, buona luminosità, "volano" termico delle masse d'acqua lacustri. Non sono pochi i microclimi adatti a Sud delle Alpi.
La produttività nelle nuove zone di reintroduzione dell'olivo è comunque molto bassa (5-10 kg per pianta), un fattore legato alla forte presenza di piante di giovane età (ci vogliono almeno 10 anni se non di più per raggiungere una buona produzione) ma anche ai fattori climatici limitanti. Basse sono anche le rese in olio (12-13%), un fattore legato, però, anche alla ricerca di una elevata qualità ottenuta applicando regole molto severe nella raccolta.
La diffusione dell'olivicoltura in nuovi ambiti territoriali è testimoniata dalla apertura di nuovi frantoi. Nel 2008 è stato inaugurato il frantoio di Vialfrè in provincia di Torino che opera la molitura di olive piemontesi e valdostane. Anche queste regioni (le uniche ce mancavano all'appello) sono diventate regioni oleicole. Il panorama è in movimento anche in Veneto e Friuli Venezia Giulia (dove la zona triestina rappresenta un territorio molto vocato con la Dop Tergeste che affianca quella Garda e Laghi Lombardi - Sebino e Lario). In Lombardia da qualche anno è entrato in funzione a Bellano (Lc) un frantoio professionale realizzato per volontà della Comunità montana della Valsassina presso l'azienda agricola Poppo che si è aggiunto allo storico frantoio Vanini di Lenno (sulla sponda comasca). Possono conferire tutti i produttiori delle provincie di Lecco, Como e Sondrio. Le regole di conferimento sono severe: niente sacchi, solo cassette finestrate. Il frantoio offre il servizio di imbottigliamento. Il costo della molitura nel 2009 è stato fissato in € 20/quintale. L'olio viene venduto a 28 € al litro in bottiglie da 1/4 e da 3/4. Dal frantoio l'olio esce solo in bottiglia.
A Bellano - sul lago, sponda orientale lecchese - vengono molite olive per poco più di mille quintali ma è una quantità in aumento. Questo frantoio ha contribuito a stimolare la crescita dell'olivicoltura sulla sponda lecchese del Lario (dove troviamo, non a caso, il comune di Oliveto Lario) che può contare su circa 25mila piante. A Perledo, paese a monte di Bellano, e cuore dell'olivicoltura lariana orientale, dal 1998 è attiva l'associazione Oliper, che oggi comprende produttori di tutto il bacino lariano
Ma è verso nord che ci sono le novità più interessanti con la confluenza verso il frantoio di Bellano di parecchi piccoli produttori valtellinesi. Alcuni non sono poi così piccoli avendo già - i più grossi - 400 piante in produzione. In totale le piante valtellinesi sono già 5.000 distribuite sul versante retico (esposto a sud) dalla Costiera dei Cek - di fonte a Morbegno (So) - e poi verso est sino a Teglio (So).

