Caro Alberto, non ci sto, in questa guerra di religione contro McDonald's.

Questo è l'ennesimo caso di un popolo un po' inetto che rifiuta la verità, abbagliato dai luoghi comuni e dalle mode. Viva McDonald's che non è affatto in crisi di identità e di mercato. Entrambi facilmente verificabili ogni giorno in tutta Italia nei volti sorridenti dei ragazzi, e più su, che lo frequentano. Esistono cultori della buona tavola, attenti ai piaceri più raffinati e alla salute del corpo e intelletto. C'è chi usa le bacchette di legno perché disdegna il sapore metallico delle posate e così assapora lentamente; e chi ha abolito da anni zucchero e sale non su consiglio del medico ma di artigiani ai vertici della genuinità. Ecco, tutto ciò è coerente con McDonald's, cioè civiltà, libertà, innovazione, buon gusto, sincerità. Unisco due articolini che lo dovrebbero dimostrare. Entrambi sono legati a due guide della ristorazione e furono oggetto di drastica censura dell'editore, si censura, negli anni 2000, per un panino. Ma forse è inutile stare a parlarne perché la cosiddetta opinione comune impedisce persino d'iniziare il discorso. Questa è una guerra di religione, ci si straccia il tovagliolo, s'infilzano le forchette (magari fossero i coltelli del cuoco tzigano di Soul Kitchen). Dall'altra parte ci sono farisei, imbiancati di farina bilanciata, che hanno il coraggio di affermare che una fiera milanese di snob culinari fuori dal mondo possa davvero rappresentare il Lusso della semplicità. Ma stiamo scherzando?

Volevo scriverti quando si parlò della giornata dedicata alle tagliatelle; mi sembrava perlomeno strano che si insegnasse agli stranieri la ricetta senza consigliare le marche migliori; o forse mi è sfuggito. Giuseppe Prezzolini, grande scrittore noto per la coerenza (interventista, lasciò l'Italia per dissenso con il fascismo) , quando scrisse un libro stupendo che consiglio a tutti, Maccheroni & C ,non si vergognò di dedicare un capitolo ai produttori industriali; tra l'altro, riconosceva proprio agli americani il merito nella produzione di buonr farine.

Ben ha fatto il ministro Zaia ad avere il coraggio di prendere posizione. In un'Italia che accetta pubblicità celata in ogni dove, con presentatori che interrompono lo spettacolo per promuovere materassi e ognicché, dove la voce suadente di una cantante famosa afferma che la serenità della famiglia dipende da un piatto di pasta, ecco finalmente un ministro che la pubblicità la fa in chiaro, senza paura e vende carne, formaggio, prosciutto della nostra Italia. E smettetela di chiamarlo Made in Italy, che è davvero sciocco, provinciale e inefficiente.

Vi basta? Con questo per ora termino. Come il romanziere ceco Bohumil Hrabal terminava ogni capitolo del suo intrigante Ho servito il re d'Inghilterra.

claudioriolo@yahoo.it
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