Il Provolone del Monaco diventa Dop. Successo per la produzione campana
Nuovo successo per le Denominazioni italiane in un settore fondamentale come quello lattiero-caseario. Alla lista si è aggiunto il Provolone del Monaco Dop. Prodotto in alcuni comuni della provincia di Napoli, è un formaggio semiduro a pasta filata e stagionato per almeno centottanta giorni
NAPOLI - La denominazione Provolone del Monaco Dop è stata scritto nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea (Serie C 140 del 20.6.2009). Il Provolone del Monaco è prodotto in alcuni comuni della provincia di Napoli. Si tratta di un formaggio semiduro a pasta filata e stagionato per almeno centottanta giorni. La sua specificità è il risultato di un insieme di fattori tipici dell'area dei Monti Lattari, nella Penisola sorrentina, in particolare delle caratteristiche organolettiche del latte, prodotto esclusivamente da bovini allevati sul territorio, del processo di trasformazione che rispecchia ancora oggi le tradizioni artigiane, tramandatesi di generazione in generazione, e del particolare microclima che caratterizza gli ambienti di lavorazione e stagionatura.
Le aziende socie dell'associazione proponente sono 13, e producono 22mila chili all'anno. Lo stesso nome 'Provolone del Monaco” risale a tempi antichi ed è strettamente legato al modo in cui nel passato questo formaggio veniva trasportato per la vendita al mercato di Napoli.
Data l'impervietà dei collegamenti la via migliore per raggiungere Napoli era quella del mare: un viaggio lungo e faticoso che iniziava in piena notte. I provoloni venivano caricati su imbarcazioni a remi e i contadini per ripararsi dall'umidità del mare e della notte erano soliti coprirsi con un grande mantello simile al saio indossato dai monaci. Da allora la denominazione è sempre stata Provolone del Monaco.
«Questo riconoscimento - ha sottolineato il ministro Luca Zaia - premia un prodotto tradizionale legato inscindibilmente al territorio e conferma l'eccellenza di un settore di fondamentale importanza come quello lattiero-caseario, che ha segnato la storia del nostro agroalimentare».

