Dopo mille anni torna il farro Doc in Brianza. Sulle orme della tradizione, i coltivatori brianzoli hanno riportato sulle tavole del territorio questo antico cereale coltivato prima dai Celti, poi dai Romani fino ad arrivare ai Longobardi. Sant'Agostino, ritiratosi a Cassago Brianza in preparazione alla conversione al Cristianesimo, nel dialogo 'De Vita Beata” cita un dolce a base di farina di farro, miele e mandorle che entra nella storia del territorio con il nome di 'dolce di Sant'Agostino”. Del resto, anche le focacce a base di farro chiamate 'offe” nei secoli diventano un classico della tradizione ambrosiana, tanto che il pasticcere a Milano viene chiamato 'offelée”. Da qui il celebre detto meneghino 'offelée fa il tò mesté”.

Sono stati il vice presidente delle Camera di commercio di Monza Giuseppe Meregalli, Carlo Franciosi della locale Coldiretti e Carlo Latini, titolare dell'omonimo pastificio di Osimo (An), azienda leader del mercato pastaio mondiale, a presentare la prima pasta di farro 'made in Brianza”, coltivata cioè nei campi brianzoli da una ventina di coltivatori su 72 ettari di terreno e lavorato dal pastificio marchigiano. Il risultato di un anno di coltivazione sono stati duemila quintali di pasta.

Se la crisi colpisce anche l'agricoltura (con una diminuzione in un anno del 2,1% delle imprese agricole e del 1,5% di quelle lombarde), aumenta l'attenzione al prodotto agricolo 'tracciato” dalla filiera corta e garantita. In due anni gli agricoltori che hanno venduto direttamente negli spacci o nei mercatini accanto ai campi sono passati da 5.500 del 2008 ai 6.600 del 2010, con un aumento del 20%. In crescita anche gli esercizi commerciali che propongono prodotti macrobiotici e dietetici (+ 122,7% in un anno).

All'interessante dibattito ha partecipato anche lo chef e presidente del Consorzio cuochi di Lombardia Matteo Scibilia il quale, al termine, ha proposto, come specialità di farro, i 'mezzi rigatoni con fagioli zolfini e gamberi saltati”, le 'tagliatelle con luganega” e la 'verza brasata con castagne e grana padano”. Il tutto accompagnato da un vino Galfion rosso di San Michele e da un Parco Monte Netto di Brescia.