TERZIGNO (NA) - Gli alberi vesuviani intorno alla discarica di Terzigno da i suoi primi frutti. Un frutto deforme, un aborto di limone raccolto nelle campagne vicino al sito della discarica Sani. E ora la foto dell'agrume sta facendo il giro del web. Il frutto, ora in mano di un biologo universitario, che lo sta analizzando per capire le ragioni per le quali si è trasformato in un mostro. «Se questo è un limone...», dice, sconsolata, una avvocatessa dei comitati antidiscarica di Terzigno, Maria Rosaria Esposito, pubblicando sul web le foto di un qualcosa che somiglia vagamente al frutto, colto a due passi di casa, dall'albero del giardino di sua madre.

Secondo i membri dei movimenti anti-discarica, il mostro non è altro che la prova inconfutabile e terribile della natura che si ribella, che non accetta compromessi, non si fa comprare dal vile denaro, cerca di sopravvivere al suo nemico. L'uomo.

Per il momento però si sa solo che questo strano esemplare deforme e bitorzoluto è finito al centro di un convegno organizzato a Terzigno alla presenza dell'Associazione Medici per l'Ambiente.

Scrive sul suo blog la rappresentante legale dei comitati di Terzigno, Esposito: «Viene spontaneo pensare al libro di Primo Levi, guardando un aborto di agrume che niente più ha della forma e del profumo di un limone. è nato a Terzigno, in una strada qualsiasi, al civico 29, io abito al 31. La prova inconfutabile e terribile della natura che si ribella, che non accetta compromessi, non si fa comprare dal vile denaro, cerca di sopravvivere al suo nemico. L'uomo». E con l'osservazione del povero limone è finito ieri notte un convegno organizzato nella sala consiliare del Comune vesuviano con l'Isde, l'associazione Medici per l'Ambiente, sulle malattie da inquinamento.

Infine, i cittadini vesuviani stanno raccogliendo firme su una maxi-denuncia contro tutte le istituzioni preposte alla tutela della salute per 'condotta omissiva” rispetto alle analisi delle falde acquifere a ridosso della discarica ex Sari, protocollate già nel luglio scorso - ma i pozzi sono stati vietati con ordinanza sindacale soltanto dieci giorni fa - che rivelano concentrazioni abnormi di metalli pesanti e Pcb diossino simili nonché di cadmio e zinco in misure anche maggiori dei riscontri per gli stessi minerali nel percolato della discarica. Il protocollo ad uso delle autorità è di luglio ma i campionamenti risalgono al periodo ottobre 2009-maggio 2010. Sotto la Sari dell'emergenza del 2007 c'era un'altra Sari che ha ospitato già senza alcuna impermeabilizzazione rifiuti tossici dal '96. E non è la sola discarica tossica in zona.


Fonte: www.affaritaliani.it